Nel periodo della gravidanza e dell’allattamento il fabbisogno di vitamina D aumenta. Alcuni studi hanno evidenziato che le donne con carenze di vitamina D hanno maggiori probabilità di avere bambini con ritardi nella crescita.È dunque necessario assumerla innanzitutto mediante l’alimentazione, consumando cibi che la contengano (salmone, aringa, fegato, uovo ecc.). In secondo luogo si può valutare il ricorso a integratori di vitamina D, per soddisfare al meglio le accresciute esigenze del corpo materno.In caso di dubbi, prima di assumere il prodotto, è sempre meglio sentire il parere del ginecologo di fiducia.
Alcune malattie, come la celiachia, il morbo di Chron e altre, possono ridurre l’assorbimento di vitamina D a livello intestinale. Inoltre, alcune patologie al fegato o ai reni possono ridurre la produzione (sintesi) di vitamina D all’interno del corpo. Anche in questi casi potrebbe essere utile un integratore di vitamina D, dopo aver eventualmente valutato la situazione con il medico fiducia. Limitata sintesi a livello cutaneo. I soggetti con pelle scura sono più esposti a carenze di vitamina D, poiché la melanina ne riduce la sintesi (produzione) a livello cutaneo. Soggetti esposti a carenze sono anche coloro che stanno poco all’aria aperta e non si espongono alla luce dei raggi solari: persone anziane, soggetti non autosufficienti, o anche chi abita in Paesi con una ridotta esposizione. Con l’avanzare dell’età, poi, in generale, si riduce la capacità della pelle di produrre questa vitamina. Obesita' in alcuni casi, anche se nel nostro corpo ci sono quantità sufficienti di vitamina D questa non è in grado di svolgere le sue funzioni. Per esempio, nelle persone obese, la vitamina D viene per così dire sequestrata dai tessuti adiposi. In presenza di obesità la vitamina D che si accumula nel grasso corporeo non può essere quindi sfruttata dal corpo. Ecco perché anche in questo caso, potrebbe essere necessario ricorrere a un integratore di vitamina D.
La vitamina D è molto carente negli alimenti e l’esposizione solare alle nostre latitudini e con i nostri stili di vita è sempre più insufficiente. I bambini, oltre agli anziani, sono una delle categorie più a rischio di carenza di Vitamina D. L’alimento più ricco è l’olio di fegato di merluzzo, che un tempo si somministrava regolarmente ai bambini. Ormai però questa abitudine è andata in disuso.Tra le fonti alimentari più ricche di vitamina D sono inclusi i pesci grassi (sgombro, salmone e tonno), i tuorli delle uova, il burro e alcuni formaggi grassi. Quantità inferiori possono esser presenti in alcuni funghi. Occorre ricordare che le carenze di questa vitamina raramente hanno a che fare con la sola alimentazione. Il nostro corpo, infatti, è in grado si sintetizzarla (ovvero produrla) anche in seguito all’esposizione ai raggi UVB. Non a caso, la vitamina D è anche detta “vitamina del sole”. Tra le persone più soggette a carenze ci sono, dunque, gli anziani che non si espongono al sole a sufficienza. Oltre all’età avanzata, esistono però alti fattori che possono favorire carenze di questo importante nutritivo e rendono consigliabile il ricorso a un integratore di vitamina D.