Il sapere non è élite contro popolo. Il sapere è identità nazionale. È l'"Infinito" di Leopardi che ci tramandiamo da madre in figlio, è il Colosseo, sono le formule di Enrico Fermi scritte sull'"Amaldi". Sono i corridoi degli Atenei, gli studenti e la loro curiosità volenterosa. Siamo tutti uniti intorno a una bandiera italiana cucita con le voci della nostra cultura: Manzoni, Dante, Cesare, Caravaggio, Raffaello, Sciascia. È con quelle voci che abbiamo conquistato il mondo, superando confini o frontiere. La nostra identità è la Cultura. Un Paese libero e forte perché colto, accogliente, aperto, con un Dna geniale e creativo. I valori europei nascono dalla nostra cultura. Mi sembra suicida, incoerente, contraddittoria, la pretesa del sovranismo, tanto mediocre quanto debolissima, di far coincidere la rabbia contro chi ha usato i più deboli, con il rifiuto della cultura. La nostra sovranità più forte è la cultura. Lo capisco, a volte è brandita con presunzione e ricatto, a volte la si usa per far passare cose che cozzano con la virtù, col bene comune, ma quella non è cultura, è distorsione del potere, che porta a eterogenesi dei fini, a confondere significati e significanti. Quello è potere senza virtute, conoscenza senza virtute, non è conoscenza e viceversa, la virtù senza la conoscenza è vana; lo sappiamo tutti cosa significa, perché è il nostro lessico nazionale. Torniamo in noi. E allora, chi la pensa come me, per una diffusione massima e democratica del "Sapere come Riscatto", si attivi con me, per proporlo come proposta per l'Europa. Un'Europa che promuova per tutti gli europei sapere e cultura democratica, da fornire a tutti e tutte con lo stesso rigore e qualità e che combatta i divari di offerta, prima che di risposta. Un'Europa che faccia guidare a virtute e conoscenza il progressismo, senza furbizie e senza scorciatoie di nessun genere. E allora lo ridico forte e chiaro: siamo contro l'ignoranza, assolutamente sì, come siamo contro una cultura come ricatto di chi la usa come mezzo di potere, di presunzione o di oppressione. Siamo convinti che bisogna riaffermare una cultura come riscatto, individuale e collettivo, necessaria a tutti e tutte. Prima in Italia. Dentro i nostri confini, nelle nostre riflessioni, nei nostri confronti, nel nostro modo di proporci, prima di poter pensare di costruire progetti europei. L'Italia deve riaffermare il suo ruolo di guida culturale in Europa con le scuole, col suo patrimonio, con la sua produzione artistica, con la sua cultura, con la sua ricerca. Essendo poi conseguenti: mettendoci per davvero teste e risorse, dandole il valore che le spetta, non rinnegando mai, mai, il percorso di riscatto e di libertà del singolo fondato sul sapere, con convinzione e senza ipocrisie o cooptazioni intollerabili o deroghe ingiustificabili. Se non lo facciamo siamo come coloro che combattiamo. Se non lo facciamo coloro che abbiamo meglio accompagnato in quel percorso, se non vi trovano riscatto e realizzazione personale, semplicemente, se ne vanno altrove e se rimangono vanno a ingrossare le rabbie legittime. L'Italia non si annulla nell'Europa, semmai l'Italia dà vita all'Europa, una nuova Europa, purché diventi motore culturale rigenerativo di sapere, saperi e di etica comune. Ecco qual è il gravissimo danno che stanno facendo alla nazione italiana i sovranisti: deprezzando il sapere stanno rinnegando la sua identità, umiliando la sua storia. Non sono nazionalisti, sono degli invasori, sono degli stranieri a noi stessi; umiliando sapere, scuola, università, istruzione, competenze, stanno usurpando passato, presente e futuro alla nostra identità più vera. La nostra vera identità basata sul sapere come riscatto è il terreno su cui costruire l'alternativa, dentro il Paese innanzitutto e fuori, in Europa, subito dopo. ALTRO:

Il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino sulle note dello Stabat Mater di Antonio Vivaldi Il Cristo velato è una scultura marmorea di Giuseppe Sanmartino, conservata nella cappella Sansevero di Napoli. L’opera, realizzata nel 1753, è considerata uno dei maggiori capolavori scultorei mondiali, ed ebbe tra i suoi estimatori Antonio Canova che, avendo tentato – senza successo – di acquistare l’opera, si dichiarò disposto a dare dieci anni della propria vita pur di essere l’autore di un simile capolavoro.

Camminare è una di quelle attività che viene consigliata per qualsiasi problema, quasi come se fosse la panacea di tutti i mali. Se sei depresso, sovrappeso o preoccupato, ti sarà sicuramente consigliato di fare delle belle passeggiate. Ma oltre la saggezza popolare, sono numerosi gli studi che hanno dimostrato che una passeggiata può fare meraviglie per lo stato d’animo e la salute. Le persone che camminano in luoghi pieni di natura e senza compagnia, musica o qualsiasi altra distrazione vivono meglio e godono di un migliore stato di salute psicologico e sono più felici rispetto a chi cammina in contesti urbani, pieni d’auto, smog e distrazioni. Camminare nella natura, che sia un parco cittadino o un bosco, ci permette di ridurre il flusso sanguigno nella corteccia prefrontale subgenuale, la parte del cervello che gestisce i pensieri ripetitivi e le emozioni negative. Le persone che camminano vicino a strade trafficate mantengono inalterati i livelli di flusso sanguigno verso quest’area. Per ottenere questi benefici non è necessario organizzare un viaggio in montagna o al mare, basta fare una passeggiata di 15 minuti in un parco cittadino ricco di alberi, ma da soli e senza musica, cercando di concentrarsi nella natura che ci circonda. Camminando in un luogo adeguato e circondato da natura migliora la salute mentale, facendoci raggiungere uno stato di relax e tranquillità. Camminare è quasi un rimedio miracoloso per risollevare l’animo e sgomberare la mente dai pensieri negativi. Ma i benefici non finiscono qui: camminare è un esercizio semplice, non esigente, che ci aiuterà a mantenere un peso adeguato, migliorare la coordinazione, regolare la pressione e rinforzare le ossa e dare energia.

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