Stefano Rossi

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MUSICA - DANIELE SILVESTRI COMPIE 50 ANNI, " SALIRO' ".

2018-08-18 19:37:30

"Salirò" è un brano musicale scritto ed interpretato da Daniele Silvestri, contenuto nel suo quinto album Unò-dué. Ha partecipato con tale canzone al Festival di Sanremo 2002, classificandosi quattordicesimo nella categoria Big. L'arrangiamento è opera di Demo Morselli. Nella serata finale del Festival l'autore è stato accompagnato sul palco dall'attore ed amico Fabio Ferri, che ha animato la canzone con un ironico balletto. Il brano vince il premio della Critica "Mia Martini" del Festival, ed in seguito si aggiudica tre premi all'Italian Music Awards per il miglior singolo, il miglior arrangiamento e la miglior composizione musicale; il videoclip del brano viene inoltre inserito, pur senza risultare vincente, tra i sei migliori italiani dell'anno. Partito da album di forte impegno sociale, ha ripiegato negli anni su canzoni più malinconiche e intimiste, ma senza disdegnare l'allegria contagiosa di "Salirò", il brano presentato a Sanremo, che gli è valso il successo presso il grande pubblico. Il suo album del 2002, Unò Duè, conferma le qualità di autore di Silvestri, a cominciare proprio dalla fine: la struggente "Di padre in figlio" dedicata a un figlio nascituro e a un padre da poco scomparso. I temi sociali tornano in brani come "Il mio nemico" ("Il mio nemico non ha divisa, ama le armi ma non le usa, nella fondina tiene le carte Visa e quando uccide non chiede scusa") o "Manifesto". In altri momenti, a prendere il sopravvento è la forma ballata, come in "Sabbia e sandali", o il rock energico ("Mi interessa"). Ma la voglia di evasione prende corpo nella radiosa "Salirò" (accompagnata a Sanremo dal curioso e fortunato balletto di Fabio Ferri). "Unò, Dué" è un collage di stili e influenze, filtrati attraverso una visione del mondo ironica e contemporaneamente incantata.

MUSICA - 18/8/1969 QUARTO ED ULTIMO GIORNO DEL FESTIVAL DI WOODSTOCK, ARRIVA JIMY HENDRIX E LA SUA VERSIONE DELL' INNO AMERICANO

2018-08-18 14:02:37

Dopo tre giorni di musica ininterrotta, che era andata avanti ogni giorno fino a mattina inoltrata, Hendrix si esibì per ultimo, nel quarto giorno, davanti ad un pubblico di circa 30mila spettatori, meno di un decimo di quello che aveva assistito alla lunga maratona di tre giorni. Giacca bianca ornata di pelline, blue jeans, catenine d’oro al collo, e una fascia rossa in testa: è così che Hendrix si presenta al pubblico di Woodstock. Sono le nove del mattino del 18 agosto 1969. Insieme a lui la Gypsy Sun and Rainbows che, fatta eccezione per il batterista Mitch Mitchell, comprendevano nuovi musicisti e segnavano la rottura di Hendrix con il bassista degli Experience Noel Redding. Al basso troviamo Billy Cox, alla chitarra ritmica Larry Lee, e alle percussioni Juma Sultan e Jerry Velez. Per arrivare sul posto non fu facile. Ricorda Mitchell che non c’erano né camerini, né qualcosa di simile e che dovettero camminare un chilometro e mezzo in mezzo al fango per raggiungere una casetta dove si potessero cambiare. Hendrix aveva molti dubbi prima del concerto, e, secondo la biografia Jimi Hendrix: una foschia rosso porpora, «era turbato da quanto leggeva sui giornali a proposito dell’enorme numero di spettatori che sarebbero stati presenti al festival». Sempre secondo questa fonte circa otto ore prima della sua performance Hendrix «era deciso a non presentarsi in scena». Ma alla fine tutto andò per il meglio. Anche perché gli organizzatori per lui e la sua band avevano destinato un cachet di 30mila dollari, 18mila per l’esibizione e 12mila per i diritti di ripresa. Juma ricorda come non avessero una scaletta da eseguire. L’esibizione della “band di zingari”, come li definì lo stesso Hendrix sul palco, fu frammentata e slegata per Mitchell. Ma non tutti ci fecero caso, e il live di Woodstock di Hendrix divenne la ciliegina sulla torta di un festival assoluto. Ricorda così Hendrix: «È strano, ma quando siamo saliti sul palco restavano a malapena quindicimila persone. Avevo insistito per suonare con la luce del sole, quindi abbiamo dovuto aspettare il quarto giorno, e per allora molti se l’erano filata». Oltre ai classici brani del repertorio di Hendrix, da Foxy Lady a Purple Haze, da Red House a Hey Joe, oltre a Voodoo Child e alle improvvisazioni di chitarra, il momento più intenso fu quello dell’inno nazionale americano Star Spangled Banner, (che potete gustarvi qua sotto) brano registrato in studio nel marzo del 1969, ma che era giù stato eseguito un anno prima ad Atlanta nell’agosto del 1968. Quella chitarra esplosiva la ricorderanno tutti, unì un’intera generazione di giovani che protestava contro la guerra del Vietnam (anche se Jimi non era così contrario), fu il simbolo di un’epoca, un pezzo di storia degli Stati Uniti, e della musica mondiale. Con queste parole Hendrix ricorderà i giovani che parteciparono a Woodstock: «Se un genitore ha a cuore i propri figli dovrebbe conoscere la musica che ascoltano. Il ruolo della musica è fondamentale in quest’epoca.. .è necessario prenderne coscienza. La musica è più forte della politica. Agli occhi dei ragazzi noi musicisti diventiamo un punto di riferimento, molto più in fretta di quanto faccia il presidente coi suoi discorsi. Ecco perché a Woodstock erano tantissimi».

MUSICA - 18/8/1958, CON IL FAMOSO BRANO "PATRICIA" PEREZ PRADO VINCE IL DISCO D'ORO.

2018-08-18 12:08:59

Il brano "Patricia", celebre ballabile degli anni '50, è stato inserito anche nelle colonne sonore di film, come "La dolce vita" di Fellini e "Great balls of fire", film biografico sul cantante Rock'n'Roll Jerry Lee Lewis. Pérez Prado, nome completo José Dámaso Pérez Prado (Matanzas, 11 dicembre 1916 – Città del Messico, 14 settembre 1989), è stato un musicista, compositore e direttore d'orchestra cubano. Considerato fra i maggiori artisti di musica latino-americana, è ricordato con l'appellativo di re del mambo ed è considerato uno degli eredi artistici di Xavier Cugat. Un altro soprannome che gli è stato attribuito è quello di El Cara de Foca (Volto di foca). La sua popolarità negli Stati Uniti coincise con quella di massimo interesse del mercato discografico e degli ascoltatori delle varie stazioni radio rispetto alla musica latino-americana. Il suo nome è incluso fra quello delle celebrità della Hollywood Walk of Fame. Prado è stato il compositore di due famosi brani di mambo: il Mambo n. 5 (diventato poi un successo da hit parade nelle classifiche del Regno Unito per l'interpretazione che ne ha dato nel 1999 Lou Bega e per la caratterizzazione del 2001 del cartoon Bob the Builder) e il Mambo n. 8. Nel 1958 Prado scrisse quella che sarebbe stata la sua ultima canzone a posizionarsi in vetta alla Top 100 charts, Patricia che arriva prima in Germania per tre settimane e sesta in Olanda. Pérez Prado è apparso con i suoi abiti di scena nella parte di sé stesso in numerosi film girati tanto negli USA e in Messico quanto in Europa. Con la fine degli anni cinquanta la sua popolarità iniziò a declinare quando ormai erano alle porte nuove ritmi, come il rock 'n roll, il twist e in generale le nuove sonorità della musica pop.

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