2020, la privacy al tempo del Coronavirus
Si parla in questo periodo di applicare il modello coreano consistente nell'utilizzare i cellulari dei cittadini per la mappatura e il tracciamento dei soggetti entrati in contatto con persone infette (c.d. contact tracing).
AiMai come in questo drammatico periodo, specificato da una pandemia che semina non solo morali ma anche ansie e depressioni, la privacy è percepita da molti come un inutile fardello, per giunta di ostacolo per l'uso le regole di controllo a contagio da Covid- 19. Abbiamo letto dichiarazioni da parte di esponenti pubblici inneggianti all’abolizione della “privacy”, che in questo momento difficile - a loro dire - sarebbe di esclusivo intralcio a modelli efficienti di controllo di massa come cinese o coreano. Proclami inaccettabili da parte di chi non solo deve rispettare le leggi ma anche conoscerle a fondo, dal momento che proprio la disciplina sulla protezione dei dati si fonda su un principio di bilanciamento degli interessi individuali rispetto a quelli pubblici.
Lo stesso Presidente dell'Autorità Garante in un'intervista ha dichiarato: “ho letto interviste sprezzanti in merito al diritto alla privacy. Abbiamo detto mille volte che quel diritto, anche nella sua declinazione digitale di protezione dei dati, soggiace a quello dell'interesse di un interesse collettivo, la maggior parte della ragione in questa fase drammatica. L'equilibrio tra i diritti individuali e della collettività è sancito dalla Costituzione ”. "Però - aggiunge - le deroghe non devono diventare un punto di non ritorno".