Pesci Mondo Sommerso

Immergiamoci nel loro mondo

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LE RANE HYMENOCHIRUS. Queste ranocchiette hanno un’aspettativa di vita che può variare dagli 8 ai 15 anni e vengono chiamate anche rane nane perché raggiungono le dimensioni massime di 3-3,5 cm. Proprio per questo motivo, sono molto carine da ospitare in acquario, in quanto una volta cresciute rimangono comunque piccoline. L’alimentazione delle rane è una parentesi delicata perché alcune possono mangiare subito mentre altre sono più schizzinose. Difficilmente poi si abituano al cibo liofilizzato, perciò la dieta giusta deve prevedere cibo vivo o surgelato. La dose, inoltre, non deve essere giornaliera: troppo cibo potrebbe sovralimentare le rane e causarne il decesso. Le Hymenochirus sono originarie dell’Africa centro-occidentale. Sono dotate di zampe anteriori palmate, vivono perennemente sott’acqua e per questo possono essere tranquillamente ospitate nei comuni acquari. Hanno abitudini notturne, difficilmente si adattano a mangiare cibi liofilizzati mentre accettano di buon grado cibo vivo o surgelato come le larve di zanzara. Le rane Hymenochirus hanno movenze molto particolari e buffe: quando capiscono di essere osservate o si sentono in pericolo si immobilizzano assumendo posizioni molto divertenti.

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Lutjanus Sebae, nome comune Lutiano imperiale. Pesce relativamente pacifico, convive facilmente con altri grossi pesci di barriera, ma a causa della grandezza della sua bocca, non con quelli più piccoli o con gli invertebrati erranti, molluschi, crostacei, policheti, che verrebbero prima o poi mangiati. Presenta un corpo grosso, robusto, dalla sezione triangolare, decisamente compresso lateralmente sui fianchi; la schiena leggermente inarcata e la fronte spiovente gli fanno assumere una forma curiosa da ferro da stiro; la bocca, molto grossa, larga e con le labbra carnose è in posizione quasi ventrale; la bocca è armata da numerosi denti di piccole dimensioni ma molto appuntiti; il peduncolo caudale è grosso e ben distinto. La livrea del Lutjanus sebae è molto colorata ed appariscente. Abbastanza difficile da ambientare perchè inizialmente è molto pauroso ma una volta ben ambientato è carnivoro e, purtroppo, molto vorace; predilige mangime surgelato, Artemia salina, chironomus e mysis, pesciolini, gamberetti o polpa di cozze; accetta anche mangime liofilizzato o secco in grossi granuli. Molto robusto e resistente alle malattie ha solo bisogno di una vasca molto grande, con molte madrepore a formare nascondigli ed anfratti, ma anche molto spazio libero per poter nuotare; preferisce che all'interno dell'acquario ci sia un forte flusso d'acqua, meglio se alternato ed intermittente, ottenuto con l'uso delle apposite pompe di movimento e non richiede particolari attenzioni per quanto riguarda l'allevamento in acquario.

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Il Riccio Fiore, nome scientifico Toxopneustes pileolus, è una specie di riccio di mare particolarmente diffusa nell’oceano indiano. Appartiene alla famiglia Toxopneustidae, genere Toxopneustes. A questo genere appartengono altre 3 specie di ricci di mare, tutte potenzialmente pericolose per gli esseri umani. Il suo nome deriva dalla sua somiglianza con alcune specie di fiori. Questi ricci di mare infatti, sono formati da una moltitudine di pedicellarie dal colore bianco-rosa o bianco-beige. Nel centro di ogni pedicellaria vi è un puntino viola che contribuisce a conferirgli l’aspetto di un fiore. Il riccio fiore vive prevalentemente tra le barriere coralline, tra i resti di corallo morto, tra le rocce e la sabbia. Solitamente si trovano ad una profondità che va da 0 a 90 metri. Spesso con le loro pedicellarie afferrano detriti ed alghe per camuffarsi e proteggersi dai predatori. Uno studio recente suggerisce che la loro abitudine di ricoprirsi di detriti potrebbe servire a proteggerli dai raggi UVA durante il giorno. Veleno: Il Toxopneustes pileolus è un riccio di mare velenoso che è in grado di infliggere punture molto dolorose agli esseri umani. In alcuni casi può anche essere letale. Molti rapporti affermano che ogni anno si verificano diverse morti a causa delle punture di questo riccio. Le morti documentate sono molto poche in verità, ma quel che è certa, è la morte per annegamento di una donna sub in Indonesia. La morte non è avvenuta per il veleno ma per lo shock e gli effetti paralizzanti che esso può provocare. Il pericolo è infatti rappresentato dal fatto che le persone vengono punte sott’acqua e, se si manifestano sintomi gravi, si può anche annegare. A differenza delle altre specie di ricci di mare, questi non iniettano il veleno tramite le spine. Il veleno viene invece iniettato attraverso delle ghiandole velenifere presenti nelle pedicellarie. Gli aculei presenti nelle pedicellarie possono anche staccarsi e rimanere attaccate alla vittima. In questo modo possono continuare ad iniettare il veleno per diverse ore.

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