Elisea Sangiorgi
UN AURIGA TUTTO PER NOI I comuni mortali iniziano a lamentarsi: >. Altri ancora ridono cinicamente davanti alle sventure dei devoti e li trascinano nel cupo deserto dell’incredulità. Non date retta a questi uomini malvagi. Siate fermamente radicati nella fede; alimentate le radici con il pentimento e con le preghiere. Soltanto quelli che s’impegnano nella puja e nel l’adorazione allo scopo di impressionare gli altri perderanno la fede quando la fortuna volgerà loro le spalle. Gli altri accetteranno qualunque situazione con la suprema indifferenza del santo; per loro la fortuna, il bene o il male, non sono che il diritto e il rovescio della moneta della Grazia Divina. Il vero segno del devoto di Sai è questa fermezza. Ne’ il cinismo ne’ il richiamo d’uno sfoggio sontuoso lo possono far allontanare da questo sentiero che si è scelto. Egli mette in pratica gli insegnamenti spiritualiti ed è a conoscenza dell’incommensurabile vantaggio che ne deriva. In questo giorno si celebra il Natale di Krishna. Nel vostro credo, questa è una grande festività; ma avete anche una tale fede da indurvi a seguire gli insegnamenti di Krishna? Non dovete trarre conforto nel riempirvi lo stomaco di pietanze dolci e saporite. Traete conforto invece nel riempirvi il cervello dei Suoi insegnamenti, nel saturare la mente con la fede in essi, e nel modellare i vostri pensieri, sentimenti, emozioni, impulsi, atteggiamenti e attività in modo che si conformino a tali insegnamenti. Di solito, l’attività di colui che ama definirsi un devoto di Rama, di Krishna o di Sai Baba è, come avrete sicuramente notato, quella di progettare la costruzione di un tempio! Sorge un nuovo tempio, mentre quello vecchio va in rovina. Perché deve andare in giro questa gente con suppliche e liste di donazioni, vociferando per avere delle offerte? Ognuno d’essi viene indotto a costruire un tempio dal proprio ego, non per Dio, ma per se’ stesso. >. È questo il motivo vanitoso e volgare che sta dietro la mania di erigere dei mandir. Le persone che vengono avvicinate si sentono superiori, mentre colui che prega per dei contributi dimostra così la sua mancanza di fede nei confronti del Dio che adora. La gente crede che il mandir sia per un nuovo Dio, a protezione e sostegno d’un Dio che compete con nomi e forme di Divinità più antiche! Un’attività affatto consigliabile per un devoto, non è vero? Non sperate di avvicinarvi a Me con tali mezzi. Non ho alcun senso di distinzione tra i devoti che adorano questa data forma o quella. Tutti coloro che bramano d’aver luce e calore possono avvicinarsi a Me. Il fuoco di questo Splendore abbatterà il freddo dei piaceri sensuali; la luce risplenderà le secolari tenebre. Coltivate affetto e amore (prema) verso tutti; è questa la maniera che avete per avvicinarvi. Io non calcolo la distanza in termini di metri o di miglia; per Me è l’estensione del vostro amore a stabilire questa distanza. Prashanti Nilayam, domenica 18 agosto 1968. Sathya Sai Speaks-vol. VI.
Elisea Sangiorgi
UN AURIGA TUTTO PER NOI. Il mondo si sta immergendo sempre più profondamente nell’irriverenza e nella crudeltà. Le norme di una condotta decente vengono ignorante e derise. Riceve molta più attenzione il materialismo di quanto ne riceva la morale e la spiritualità. La fede nella vittoria della verità, della giustizia e della virtù, sta rapidamente scomparendo; raramente viene ravvisata la distinzione tra il bene e il male. Quando Rama, ancora bimbo, fu condotto nella sala ove erano Dasharatha, Kaushaliya e Vasishths, andò prima a toccare i piedi di Kaushalya, poi quelli di Dasharatha, e infine i piedi di Vasishtha, dimostrando così d’essere a conoscenza dell’antico insegnamento che dice: >. Solo tra le bestie manca la gratitudine per questi tre, poiché l’animale, una volta svezzato, si dimentica dei genitori. Ricordarsi con riconoscenza dei genitori e del maestro è un segno distintivo del genere umano. Il mondo è un gigantesco spettacolo stabilito e diretto dal Signore per infondere nell’uomo un senso di stupore e di ammirazione; in tal modo, attratto dalla sua bellezza, dal suo fascino e dal suo mistero, egli viene spinto a visualizzare la fonte di tutta questa bellezza, di tutta questa gioia, e di questo affascinante enigma. Quand’era ancora una bambina, Mira chiese a sua madre: >. Mira la infastidì per un bel po, finché la madre senza rifletterci rispose:>. Mira indico’ se stessa al Dio Giridhara e, da quell’istante, sempre e dovunque, non vide altro che il Suo aspetto e la Sua compassione. Il corpo è lo sposo, e la sposa è il Principio Vitale; questo è il vincolo matrimoniale di ogni vita. Come il corpo che avvolge custodisce e protegge la vita, così il Signore mantiene il Principio Vitale racchiuso nell’uomo, affinché questi lo possa realizzare. Prashanti Nilayam, domenica 18 agosto, 1968. Discorsi 1967/68. Sathya Sai Speaks- vol.VI. — con Lilla Maugeri.
Elisea Sangiorgi