Stefania Licini
Founder Starter
5. Vuoto 09.04.2018 Sapevo sarei arrivata a questo. Ad occhi stanchi dello stesso mondo I giorni si susseguono uguali. Così, la settimana, vuota, passa. Costellata e costernata Da ansie, insonnia, ricordi Pesanti come cimeli E qualche senso di colpa. La musica compagna Di lunghe camminate, Di molte chiamate. Si preoccupano di me. Io e la mia voce felicemente spenta, Io che m’illudo di gioire nella fretta Io che non dimentico. E così, come amaro antidoto, O amabile veleno, ti penso Sul sottile tratto tra utopia e ardore. Io che attendo il momento Per tornare. Io che spero, dalle profonde Radici del mio essere Che, quando riapparirò, tu ci sarai Poesia di pura libertà espressiva e metrica. Assonanze qua e là, nulla di preciso nè di seguito. Questa è la lirica che più rappresenta il periodo in cui ero completamente staccata da lui, il quale tuttavia non smetteva di essere una droga e al tempo stesso una delle ragioni per cui valeva la pena di mettere determinazione in ogni mia attività quotidiana. Perché in cuor mio sapevo, sapevo che un giorno lo avrei rincontrato. E volevo farmi trovare preparata ad ogni evenienza. Insomma, crescer di qualche anno in pochi mesi, darmi da fare e ritrovare me stessa, diventare la versione migliore di me. La strada era lunga, e il cielo non prometteva niente di buono o di sicuro per il mio spirito allora così indebolito. Ma tanto valeva tentare. Ma se sei curioso, continua a leggere ...
Stefania Licini
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4. Ricordo 04.04.2018 Quella delicata fragranza Stretta alla sua spalla Mentre mi abbraccia. L’occhiate d’un intesa audace Senza proferir parola umana. Una sua mano circonda un boccale Una la mia, piccola e trepidante. Respira impastato Al percepire il mio volto accostato, Il mio calore a fior di labbra. Vivo di questo suo silenzio. Alzo il mento e lo fisso, lo attendo Ma lui in un sussulto si blocca, Abbassa lo sguardo, E insieme a me tace. Infine, quella carezza fugace Al salutarci, sottovoce. Poesia di metrica irregolare che segue il fluire del flusso di coscienza. Prima strofa di sette versi, seconda di otto e ultimi due versi separati. Passeggiavo spesso per i sentieri di montagna, in quella primavera ostile. Adoravo scattare fotografie in bianco e ero, raramente di me stessa. Spesso, lo ammetto, mi ritrovavo a fantasticare sul passato, perdendo completamente il contatto con il presente per intere ore. Una sorta di fuga da una realtà arida e priva di lui. Quei sentimenti non accennavano a diminuire, né mi lasciavano in pace. Semmai, la sua lontananza mi rendeva via via più fragile, mi ero ridotta ad un cristallo tutto opaco che non riusciva più a riflettere la propria luce. Ecco perché cominciai a dedicarmi in modo importante e totale alla poesia, o ad un suo surrogato. Scrissi come mai prima, e un altro piacere ora sta nel condividere il frutto di tali sfoghi a distanza di un anno e mezzo o poco più . Forse, allora, il mio obiettivo principale era rivivere i ricordi con la persona che volevo ancora con me, come fossi in grado di sperimentare viaggi nel tempo qualora lo necessitassi. Le cose andarono molto diversamente dal mio piano di sopravvivenza. Ma se sei curioso, continua a leggere ...
Stefania Licini
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