Stefania Licini
Founder Starter
31. 05.09.2018 Non provo emozioni Che mi avvicinino Ad un vago senso di realtà Rimango a piedi nudi Cammino, da automa, Sulle gelide piastrelle Di una casa solitaria, Il freddo fa avvertire vita Di nuovo niente titoli né attenzione alla forma estetica per quest’altra poesia facente parte del ciclo ‘È dura’. Qui per di più non vi è quasi punteggiatura, date le mie allora assenti emozioni in quell’infausto e oscuro periodo. Il Medioevo della mia vita, oserei definirlo tale, anche alla luce dei fatti successivi. Se la prima strofa consta di tre versi e la seconda di cinque, senza rime e senza numero di sillabe ricercato, entrambe nel loro insieme esplicitano il forte senso di vacuità che animava un essere umano che non prova più emozioni. Nemmeno l’apatia, aveva superato persino il livello dell’indifferenza. L’umore non cambiava, tutto ormai le appariva... che aggettivo potrei usare? Non le appariva più nulla, punto. Così, per ricercare almeno delle sensazioni fisiche (a quelle non si scappa, pensava), la me stessa del passato aveva deciso di stare costantemente a piedi nudi sul ruvido e freddo pavimento di casa, dove aveva cominciato a trascorrere la maggior parte del proprio tempo libero. ‘Una casa solitaria’ che la opprimeva ma al tempo stesso la faceva sentire al sicuro. Come uno zombie, ‘un automa’, lei girava per il breve corridoio e camminava nello spazietto della camera dove da venti anni dormiva la notte. Confondeva giorno e notte, vita e morte. Così non ci siamo. Dovevo dare una svolta alla sua vita. Ma se sei curioso ...
Stefania Licini
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29. 08.09.2018 La gente muore ogni secondo. Il sole va e viene, luce e ombra Alternano a oltranza la faida. Perdo giorno dopo giorno Pazienza, memoria e gioia E mi spengo ogni mattina. Perché dovrei stare attenta Ad abbellire queste parole Se dentro sono così inerme? Che dovrei trasmettere? Di nuovo, una piccola lirica del ciclo poetico ‘È dura’. Niente titolo, se non la data di composizione, niente attenzione alla forma, bensì puro contenuto direttamente dal mio cuore traboccante apatia e nulla. Non ricevevo input soddisfacenti e non riuscivo più ad impegnarmi come prima, non vedevo più nulla come un tempo. Perdevo concentrazione, “Pazienza, memoria e gioia” (V.5). Le prime due strofe constano ciascuna di tre versi e riguardano i meccanismi che vedevo con freddezza muovere il mondo (l’andare e venire dell’umanità, del sole, del mio buonumore), mentre nella terza strofa vi sono quattro versi di puro ragionamento, alla luce di quanto esplicitato sopra. Forse proprio questo rimuginare mi indusse a prendere ancora una volta la matita in mano. Stavo mettendo in dubbio la mia stessa passione per la scrittura, il mio stesso bisogno di comporre qualche verso e di espormi. Forse non ne valeva la pena. Perché prendersi cura delle proprie parole, che cosa si cambia con una poesia in più o una in meno? Il tutto mi appariva come una enorme pagliacciata immutabile, ed io ero costretta a prendere le parti di un personaggio qualunque. Quel che avrei fatto per distinguermi, fu ciò che mi distrusse definitivamente. Ma se sei curioso, continua a leggere ...
Stefania Licini
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