Stefania Licini
Founder Starter
13. Bisogno Pseudo filastrocca, 24.07.2018 Ho bisogno di quel qualcuno Che non mi faccia solo volare, Per questo ho già una Magistrale. Qualcuno che mi faccia planare E mi insegni, con calma, ad atterrare. E restare Con quattro ferme caviglie Sulla stessa raschiante Superficie terrestre. Ho chiamato questo insieme di versi ‘filastrocca’ per via del suo velato obiettivo di rivelarsi uno scritto ironico, di sdrammatizzare e di scardinare un pochino quella che era la mia pesantezza sentimentale. Vi sono rime baciate qua e là o semplicemente assonanze. Non ho ricercato altisonanti metafore né allitterazioni di sorta. Nuovamente in balia di un pensiero vagante, di un dettaglio del mio passato con lui, decisi di guardarmi dentro e di gustare quello cui la mia vita era arrivata, all'infuori della dimensione amorosa. Per la prima volta potevo scorgere ciò di cui veramente avevo bisogno, ossia di qualcuno che mi mettesse al primo posto nella propria vita, che mi insegnasse a restare ferma nei miei sogni e risoluta sul terreno terrestre.. sempre più raschiante sotto i miei piedi stanchi di correre. Ma se sei curioso, continua a leggere ...
Stefania Licini
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12. The Beginning of Love 29.06.2018 They ask me why you. Why have I chosen you As a dancer on the stage of life. Why do I want to dance Fluttering holding your hand So that another year will be spent With keen notes on our bodies. They ask how did I not surrender How much did I slaughter my being, How could I never leave The utopic mirage So often made me blind. Nobody knows that Was my only sustenance. They ignore how the hell I keep collecting those dreams All became colorful iced gems. Washed away tears with tears Built myself again and again After falls and false hopes. Months passed by But now, there is a gift As answer ready to be lived. Poesia di quattro strofe, le prime tre costano di sette versi ciascuna mentre la quarta ed ultima ne contiene solo due. Lingua inglese moderna. Schema di rime irregolare. Numero di sillabe variabile nei singoli versi. Sulla fine di giugno di quell'anno, cominciai a parlare della mia situazione ad amici ed amiche stretti. Avevo constatato qualcosa di liberatorio in tutto questo, e ricevevo risposte spesso simili. Perché continui a farti del male. Lui non ha nessun diritto di trattarti così. Ma perché non sei soddisfatta di tutto questo e non te ne vai da questo dolore. Riprendi dannatamente in mano la tua vita e vedi di fartene una ragione. Ti capisco, ci sono passata anche io, ma vedi, il tempo curerà ogni ferita prima di quanto tu creda. Era vero, su tutto concordavo. Così decisi di aggrapparmi a queste parole, guardarmi indietro e rivalutare con nuova consapevolezza gli ultimi mesi ed anni di malinconia e frustrazione. Dedicai una notte intera alla stesura di un pensiero più logico e regolare, dalla struttura circolare. Volli osare con l’inglese, lingua molto più musicale ed immediata sotto certi aspetti sintattici rispetto alla mia nativa. Nacque così l’ultima poesia basata sul tema della speranza e del tempo che porta ricompense a chi ha sofferto. Addio concezione della cosiddetta ‘Divina Provvidenza’ manzoniana. benvenuta disillusione di Nietzsche. Ma sei sei curioso, continua pure a leggermi ... Post Scriptum. Fotografia scattata nei pressi di casa sua, la sera prima della riflessione qui di sopra.
Stefania Licini
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