Grazie Tina❤️

2018-12-29 20:57:57

Quella infermieristica è una professione che offre infiniti spunti di riflessione. Uno fra questi è la linea sottile che separa l’essere infermiere dal farlo in maniera quasi meccanica. Tina, collega infermiera, ci spiega la sua visione della questione.Essere infermiere o lavorare in qualità di infermiere? Se si sceglie di entrare nel mondo dell’assistenza lo si fa con tutte le scarpe, non solo per la durata di un turno.Durante i miei studi universitari ero impregnata di amore verso l’infermieristica, perché mi rendeva fiera di me: stare accanto a chi soffre, aiutarlo, relazionarsi a lui e sollevarlo, con la forza della comunicazione e delle cure. Pensavo che tutto questo mi avrebbe inorgoglito sempre più con il tempo E poi, finalmente, sono entrata nel mondo del lavoro. Da passione è diventata professione. Mi ci sono buttata a capofitto. Ma le difficoltà di giorno in giorno incrementavano sempre più.Durante i tre anni di università i temi all’ordine del giorno erano: autonomia professionale, padronanza della comunicazione, uso dell’empatia; tutte abilità atte ad entrare nella vita dei nostri assistiti con rispetto, avvicinandoti al loro dolore, così tanto da sentirlo tuo.Questi sono stati gli insegnamenti che più tenevo presente durante le mie prime giornate di lavoro. Ma ad ogni turno mi sembrava sempre più di sprofondare nelle sabbie mobili, perché quella sofferenza fa male.Nessuno ci forma e ci munisce degli strumenti necessari per avvicinarci così tanto a quel dolore costante. Quindi finisci per bruciarti con quel fuoco di angoscia. E la sfida si fa sempre più dura, perché la tua professione ti chiede di svolgere attività differenti...Il tutto in una manciata di ore: dal momento in cui il tuo badge determina l’inizio del tuo turno, fino alla fine dello stesso. Ed è così che da essere infermiere, in breve tempo, si passa a fare l’infermiere.Mi spiego meglio: da essere professionista, cioè persona che svolge la propria attività con competenza ed efficienza, si passa a svolgere la propria professione, cioè svolgere attività in modo continuativo a scopo di guadagno. Questo perché non abbiamo gli strumenti adeguati e non parlo di presidi tipici del mestiere, ma di dispositivi di protezione individuale, di protezione della nostra personalità.In un turno di lavoro medio, in pronto soccorso, dovrai assistere un trauma cranico, una paziente con Alzheimer in stato confusionale, un sospetto infarto del miocardio, un bimbo con la febbre e un cirrotico, in fase terminale, che respira per l’ultima volta lì, davanti a te.Mentre tu a malapena hai avuto il tempo di conoscere il tizio del trauma cranico, di farti spiegare la dinamica dell’accaduto e tranquillizzare i suoi parenti. Il tutto mentre il turno di lavoro si allunga in maniera inversamente proporzionale all’organico in dotazione. E lavori come un automa, perché non hai tempo e sei sola.Ci raccontiamo di aver paura di lasciarci attraversare dalle emozioni, paura di non farcela, di farci continuamente male di fronte a un genitore in lacrime perché il suo bambino deve essere sottoposto ad un prelievo ematico, a un genitore che piange perché resterà su questa terra più a lungo di suo figlio.Ma la verità è che non abbiamo dei dispositivi di protezione individuali: non abbiamo tempo per metabolizzare, né strumenticome un’educazione adeguata al lavoro in équipe, riconoscimento sociale della professione Con tutte queste carenze l’autenticità, la disponibilità, l’onestà, l’empatia, la responsabilità, la maturità resteranno solo definizioni di fattori intrinseci ed estrinseci della professionalità e non strumenti o metodi da mettere in pratica quotidianamente per difenderci,per assistere con qualità, per dimostrare la nostra professionalità.Io credo nella nostra professione, credo nella capacità di alleviare quella sofferenza, di assistere. Ma credo che senza una zappa e dei semi il coltivatore non può far di certo nascere una pianta e che se noi lavoriamo senza degli strumenti che ci aiutino a capire le emozioni del prossimo, ad affrontarle e a gestirle.....Tina infermiera...

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Grande maestro!

2018-12-28 12:41:25

💖❤️💖❤️

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...una storia vera che sembra una favola di Natale....leggetela vi toccherà il cuore 💖

2018-12-26 20:12:10

Stasera la favola di Natale voglio raccontarvela io.Sono le 1830 della Vigilia in questo piccolo reparto dell’ospedale civile di Dolo, nefrologia, che conta in tutto forse dieci letti.Quello accanto a Luigi è vuoto, il vicino è stato dimesso.Dopo un po’ lo rifanno, poi lo spostano e sento che le infermiere dicono che sta per arrivare un ospite dalla dialisi.È Giustino.Avrà novanta anni.Almeno questo è quello che dice il suo viso e la sua malattia.È una faccia nota in reparto.Se lo coccolano, lo salutano.È da solo.È la Vigilia di Natale anche per lui.Allora si avvicina questa meravigliosa infermiera e, sottovoce, guardandolo con gli occhi della cura, gli chiede se ha fame.Lui risponde di sì e lei comincia ad imboccarlo.Come si farebbe con un bambino.Con la stessa gentilezza.Ed è allora che si accorge che è senza denti ed ha quindi problemi a mangiare solido.Senza perdersi d’animo gli spezzetta la carne in bocconi piccolissimi e continua ad imboccarlo.Lui piega la testa, lei gli sorride.Lei chiede se ha la dentiera e lui dice di no, forse costa troppo...Allora lei gli strizza l’occhio e gli dice di stare tranquillo che domani farà richiesta di un menù frullato, così potrà mangiare senza problemi.Prima di andare via lo pulisce tutto.Dappertutto.Lui con pudore.Lei con un sorriso che difficilmente dimenticherò.Come fosse sua nipote.In mezzo a tante storie brutte di maltrattamenti ai danni di anziani mi sembrava giusto raccontare di lei.Perché gli angeli non sempre hanno le ali.A volte hanno il camice.Buon Natale a tutti voiBuon Natale a te Giustino Buon Natale a te dolce infermiera.E grazie..... ogni giorno che passa amo sempre di più la mia professione e queste storie di attimi colti nella quotidianità dell'assistenza espressi con queste belle parole giungono direttamente al cuore... grazie per avere postato questo messaggio d'amore chiunque tu sia ❤️

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