Il burnout

2018-12-16 18:02:50

Quando pensiamo alla professione del medico, dell’infermiere, dello psicologo, pensiamo in modo generico alla professione di aiuto. Seppur questa definizione sia calzante - e se vogliamo anche gratificante per il professionista e rassicurante per il paziente - ci pone già in un’ottica che può essere facilmente fraintesa.Alcune persone pensano che i dottori e le infermiere possano rimettere le uova strapazzate di nuovo dentro il guscio (Dorothy Canfield Fisher)Il burnout viene normalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e di ridotta realizzazione personale, che può insorgere in coloro che svolgono una qualche attività lavorativa “di aiuto”.Uno stato di malessere, di disagio, che consegue ad una situazione lavorativa percepita come stressante e che conduce gli operatori a diventare apatici, cinici con i propri “clienti”, indifferenti e distaccati dall’ambiente di lavoro.In casi estremi tale sindrome può comportare gravi danni psicopatologici (insonnia, problemi coniugali o familiari, incremento nell’uso di alcol o farmaci) e deteriora la qualità delle cure o del servizio prestato dagli operatori, provocando assenteismo e alto turnover.Cause del burnout Perché “viene” il burnout? Esistono una serie di fattori concomitanti che possono portare allo sviluppo della sindrome; fattori soggettivi e fattori oggettivi (come approfondito da Tullio Tinti nel suo articolo “Cause e strategie di prevenzione del burn-out”).La componente soggettiva dello stress (stress legato al burnout) è quella che determina quali stimoli verranno percepiti come stressanti e l’intensità della reazione a tali stimoli. Fanno parte di questa componente le caratteristiche della personalità, le aspettative professionali, lo stress non professionale (cfr. Bonino, 1988).Ciò che non deve sfuggire è che la prevenzione del burnout è in parte una responsabilità del singolo operatore ed in parte un dovere dell’organizzazione.Nel prevenire il burnout l’operatore ha in parte delle responsabilità verso sé stesso, verso gli utenti, verso i colleghi, verso i superiori. Dal canto suo l’organizzazione ha il dovere di riconoscere gli operatori a rischio già in ambito di selezione (prevenzione primaria) (Levrero, 1988)... Già sempre più colleghi cadono in questa sindrome è non nascondo che anche io vi sono andata vicino!... Ma dobbiamo continuare a resistere finché il sistema cambierà e ci potrà dare tutti gli strumenti per lavorare con più serenità e sicurezza!

Fantastici😍

2018-12-15 14:40:28

Che bella iniziativa bravi👏👏👏

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Felicità 😊

2018-12-15 14:22:23

Sono perfettamente d'accordo 💞

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