Pasquale Lamagna
Testamento Ho sempre amato la natura, in ogni sua forma Dall'essere più piccolo , al grande ed immenso verde Dal piccolo rio, all'acqua che ci inonda Ne resto affascinato! A volte sbalordito Ne prendo insegnamento Traggo da essa l’essenza della mia vita in questo sito Per questo, quando morirò, ne voglio fare parte Non essere più quell'essere che a volte la deturpa Che con le sue azioni rovina una grande arte Voglio entrare in essa…farne parte a pieno Partire dalle origini, un po' come dicono le scritture Sotto forma di cenere, penetrare nel terreno Una volta in esso, mescolarmi all'acqua che trattiene Alla fonte della vita, di ogni essere vivente E con essa cercare nuova vita che ci attende nel suo seme Avvolgerei con essa, quell'involucro un po' legnoso Lasciato, un po’ dormiente, dal frutto che lo ha creato In attesa di questo impasto un po’ spugnoso Mi lascerei assorbire dandogli nutrimento Sarei il” latte” di madre terra, per il bambino che vuol far crescere La futura linfa di un fusto che mi tratterrà con le sue radici in ogni momento Crescerei in esso e con esso, fino a raggiungere altezze mai sognate Avrei chioma, da anni inesistente, con la quale cullerei e proteggerei vite indifese Avrei corteccia forte e spessa, sulla quale custodirei il cuore inciso di ogni amante Godrei del sole, da primo spettatore, lasciandomi accarezzare dal suo calore Terrei compagnia alla luna, nelle sere più stellate. Mentre in quelle nuvolose le parlerei sottovoce ,per non essere: rumore Sarei più bello e… meno triste da visitare Non sarei freddo e bianco come le classiche lapidi da funerale E poi, darei agli amici ancora in vita, la possibilità di potermi riabbracciare. Ora sapete cosa fare! Dopo la morte: un albero voglio diventare. #PasqualeLamagna
Pasquale Lamagna
Sordido. Leggo molte righe sui giornali Di un nero, vero! Più di quello che definisce, le persone disuguali Sono righe studiate e che, non sempre, riempiono molto spazio. Ma che fanno più danni di chi, del nostro suolo, non è mai sazio. Un fiume di parole in difesa dei veri predatori Un elogio, di questi ultimi, come si fa con i gran signori! La “penna” è un arma distruttiva, più del fucile. Non uccide il mal capitato ma: lo tortura, lo umilia, lo condanna…lo rende incivile. Il suo nero, infanga ogni colore, copre il buono delle etnie ed il loro amore. Ed il suo, non può essere nemmeno definito genocidio poiché, il nero, non è un colore. Molti naviganti, seguono questo fiume ed, altri, si lasciano trasportare dal torbido. Di questi, non ho molto da dire, sono solo zattere di legno cavo e sordido. Non vorrei scendere allo stesso livello, giudicando chi non rispetta il prossimo Per questo, il resto del foglio, lo concedo al bianco, anch’esso non sempre purissimo Ed anch’esso un non colore ma, a differenza del nero è acromatico Ovvero, contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico e, già solo per questo, mi è più simpatico! #PasqualeLamagna
Pasquale Lamagna