Teatri e teatranti: Sogno di una notte di mezza estate
Prima di sviluppare l’argomento dell’articolo di oggi è necessaria una breve premessa. Corso per adulti di lettura espressiva e dizione.....Un giorno di due anni fa un volantino che portava questo titolo fece il suo ingresso al bar dove lavoro e fu credo il primo volantino che lessi con attenzione.
Lettura espressiva…dizione…mi sembrava una cosa interessante.
Fu così che io e mia moglie ci iscrivemmo a questo corso dove la docente era una ragazza, attrice professionista di teatro ed altro
La faccio breve: alla fine del corso tutti noi partecipanti eravamo talmente entusiasti e si era creato un così bel gruppo che venne spontaneo chiedere quella che per noi era la naturale evoluzione del corso di dizione:
un CORSO DI TEATRO!!
Mi piace definirmi un timido esibizionista, ovvero un uomo riservato ma con una predisposizione al mettersi un po' in mostra: ho ballato più volte sul bancone di un locale di un amico…ma questa è tutta un’altra storia CHE NON SAPRETE MAI!!! Ho ancora una certa CamDignità da difendere….
Il corso di teatro pensavo avrebbe potuto rappresentare per me un momento di acquisizione di consapevolezza dei miei mezzi, un momento di superamento dei miei limiti.
Ci trovammo una sera di ottobre in dieci. Dieci superstiti del corso di lettura nel quale avevamo affrontato delle prove che avevano in qualche modo creato dei legami tra di noi.
Il corso si svolgeva nel teatro Auditorium di Loreto, il quartiere di Bergamo dove vivo.
Che emozione calcare il palcoscenico, vedere davanti a me le file di sedie disposte a platea, vedere le quinte, l’impianto luci…immaginare il pubblico allo spettacolo finale!!!
I primi tre mesi del corso li passammo facendo esercizi incredibili sull’occupazione dello spazio di scena, esercizi ad occhi chiusi sull’affidarsi all’altro e molti altri ancora, sempre più interessanti.
Lezione dopo lezione aumentava la confidenza tra di noi: sia quella a livello personale ma in misura maggiore una “confidenza di scena” che ci rendeva quasi un organismo unico.
Muoversi in uno spazio ristretto e ben definito mantenendosi equidistanti sapendo dove sono gli altri sembra una cosa semplice: ebbene posso garantire come non lo sia affatto.
Entra in campo una componente fondamentale, il “quark” che cementa il gruppo. Si crea cioè quella energia, o sinergia, che porta i singoli ad essere gruppo, a diventare un organismo compatto, a capirsi, a “sentirsi” anche senza guardarsi negli occhi.
Questo è stato uno dei risultati del corso: partire dai singoli e creare un gruppo affiatato, dove ogni singolo mantiene le sue peculiarità e le mette al servizio dell’obiettivo comune.
(E’ QUELLO CHE STIAMO FACENDO IN CAM.TV !!!)
Una sera di gennaio la nostra insegnante ci portò il copione dello spettacolo che avremmo messo in scena nello spettacolo di fine corso: il SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE.
Dico il SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE!! Lo devo ripetere?
Sedici pagine di copione da studiare a memoria…ecco per me questa sarebbe stata la parte più difficile.
Infatti i miei primi pensieri furono di scoramento: non ce la farò, chissà che figure di m…, e poi i miei compagni si accorgeranno che non so niente…
Allora mi sono detto: “ non sarò il più pirla di tutti da non riuscire ad imparare la mia parte??”.
E’ diventata così una questione di principio: era importante dimostrare a me stesso di
poter compiere l'impresa!!
La regista ci assegnò le parti in base a quelle che, secondo lei, erano le nostre caratteristiche e così partimmo per questa grande avventura.
Gradualmente, copione alla mano, iniziammo a provare delle scene singole decontestualizzate dal resto per testare la sincronia di gruppo ed il nostro adattarci alla parte.
Via via che si provava nascevano nuovi spunti per introdurre novità nella scena stessa, nuove battute e nuove situazioni.
Quello che si può tranquillamente definire un gruppo di SCEMI!!! Quante risate.
Siamo arrivati a proporre una versione (ridotta) del Sogno rivisto in chiave moderna/trash cercando di seguire come traccia i programmi della Maria nazionale: c’è posta per te e uomini e donne.
Le prime volte che provammo le scene senza copione in mano fu tragicomico: battute saltate, altre inventate, momenti di “che ca…o devo dire?” e risate, tante risate.
E poi finalmente le prove complete, ovvero recitate con continuità dall’inizio alla fine dello spettacolo.
Dove cominci a renderti conto che la cosa funziona, che ha un senso finito, che nel nostro piccolo siamo bravi! Siamo affiatati, siamo insomma un bel gruppo.
La sera prima della prima la prova generale con le luci di scena, il fonico ed i costumi che avremmo indossato in scena: non vi nascondo che essere sul palco illuminati dai riflettori e con degli abiti che non siamo soliti portare è una cosa che ti dà la carica, ti galvanizza. Posso capire, con le dovute proporzioni, quella che definiscono la febbre del palcoscenico.
La sera della prima (ed ultima!): tutti dietro le quinte, nascosti dal pubblico che senti arrivare in sala.
Agitazione, tensione, panico, concentrazione, un po' di mal di pancia soprattutto quella sensazione di angoscia che ti prende quando pensi “occa..o non mi ricordo più nienteeeeeeee” !!
Senti la regista sul palco che informa il pubblico sullo spettacolo e sul come esso sia nato e cresciuto, senti gli applausi alla fine del discorso…poi finalmente il segnale delle luci spente…
VIA!!! SI VA IN SCENA!!
Entri sul palco, le luci che per un attimo ti abbagliano.
Davanti a te, nel buio della platea intravedi la presenza del pubblico.
Tutto dura un attimo: inizi a recitare e tutto scompare! Esisti solo tu ed i tuoi compagni di scena, niente altro. Non senti le risate del pubblico, gli applausi (ebbene sì, ci sono state risate e applausi!!) sei solo concentrato sullo spettacolo.
Concentrato? Non è la definizione esatta; diciamo che sei “dentro” lo spettacolo, lo stai vivendo.
Sensazione incredibile.
Come essere fuori dallo spazio-tempo, sospeso in un incantesimo.
In un sogno.
Di una notte.
Di mezza estate.
Appunto.
Dove tutto è...MAGIA
Ecco, siamo arrivati alla fine dell’ultima scena: si accendono le luci in platea con noi a raccogliere gli applausi del pubblico.
Questo viaggio iniziato una sera del mese di Ottobre 2018 si è concluso la sera del 4 Maggio 2019.
Cosa mi è restato di questa esperienza? Nel ripensarci e nello scrivere queste righe mi vengono i brividi, nonostante il caldo, gli occhi mi si velano un poco…cosa mi è restato?
Mi è restata la grande soddisfazione di aver compiuto un’ impresa che mai avrei pensato di essere in grado di compiere.
Imparare una parte a memoria, inventare battute che poi sono finite in scena, entrare in sinergia con altre persone al punto di creare un piccolo miracolo.
Superare i miei limiti di timidezza, di non sentirmi all’altezza (nonostante i miei due metri di statura), di credermi inadeguato, di riuscire a far sentire la mia voce a tutta la platea.
Per me che con la voce ho sempre qualche problema è stato un successone!!
Allargare di un poco la mia zona di comfort ed esplorare l’inesplorato.
Come diceva qualcuno “c’è tutto un mondo là fuori”.
...e La grande avventura continua...