Libere di Amare

Rinascere da un amore finito

Liberarsi dalle 5 gabbie per “incontrare“ te stessa

Attraverso il racconto della storia vera di Alessandra scopriamo che cos'è e come ci condiziona il “mito“ del principe azzurro...anche se non ci credi!

L'incontro

L'ho subito visto come il principe azzurro: bello, colto, sensibile, elegante, con un lavoro affascinante e prestigioso. Serio ed introverso mostrava di avere una maggiore maturità che mi ha affascinata e incuriosita, stanca di tanta superficialità che vedevo in giro. Ho percepito una concretezza meravigliosa sulla quale investire il mio futuro, quel futuro che in quel momento della mia vita mostrava incertezza. Ed ecco che tolto l'imbarazzo iniziale, nel quale percepivo la mia fragilità e le mie insicurezze, quasi meravigliata di tanta attenzione nei miei confronti, mi sono lasciata andare e sono salita sul suo cavallo bianco!


Mi sentivo fortunata perchè scelta tra tante e in questo trovavo la mia forza e la mia bellezza. Il suo vigore mi dava stabilità, la sua serietà mi dava sicurezza, la sua sensibilità mi faceva sentire coccolata. Lo percepivo più maturo e più colto di me e tutto ciò che sapeva mi affascinava e mi incuriosiva permettendomi di rifugiarmi in lui con la certezza di avere un uomo accanto che mi guidava, mi teneva per mano, mi sosteneva, mi aiutava.
La sua posizione professionale affermata rappresentava tante cose: sicurezza economica, gratificazione sul piano sociale, stabilità per il benessere della famiglia. Era buono e generoso, non mi faceva mancare nulla e quando mi faceva un regalo era sempre meraviglioso, costoso e particolare. Mi sentivo amata e mi sentivo "vista". Dico così perchè lui non faceva tante dichiarazioni d'affetto per cui il regalo per me assumeva un valore particolare.
La cosa più bella era amarlo, non facendogli mancare nulla, standogli sempre accanto con dolcezza e vitalità, non creando contrasti ma superando qualsiasi momento di difficoltà con maturità, rinunciando a qualsiasi cosa per venirgli incontro.
E così ho costruito il mio castello incantato, dove per 20 anni ho vissuto una vita meravigliosa dove tutto intorno era splendente e perfetto, certa che nessuno l'avrebbe espugnato, niente lo avrebbe distrutto.
Almeno cosi mi sembrava...

La fine del sogno

All'improvviso... la rottura.
Con una frase detta freddamente e con distacco e un dolore al petto come se mi avesse trafitto una spada. La spada del tradimento, dell'abbandono, della fuga.
Dove era finita la sua tanto osannata fedeltà?
Dove era finito il suo rispetto nei miei confronti?
Dove era finito il suo amore?


Giorno dopo giorno il mio castello di illusioni crollava ed io perdevo il mio ruolo di principessa. Mi giudicavo. Cercavo di capire cosa avessi fatto di male, dove avessi sbagliato. Cercavo tutti i modi per giustificare lui colpevolizzando me stessa nel tentativo di trovare tutte le soluzioni per riportarlo a me.
Il castello nel quale avevo vissuto per 20 anni cadeva a pezzi davanti ai miei occhi increduli ed io cercavo di rimettere tutto a posto usando dolcezza, pazienza e totale mancanza di amore per me stessa. E quando puntualmente i miei tentativi di riportarlo a me fallivano il dolore era sempre più grande, la paura aumentava, l'incredulità si faceva sempre più certezza ed io sprofondavo nell'abisso più nero.
Notti insonni, stomaco chiuso, nervosismo, ma soprattutto paura.  Paura di dirlo, paura di condividerlo, paura di affrontare la vita senza di lui. E poi...un immenso vuoto, un senso di solitudine, abbandono, esclusione. Mi sentivo messa da parte, eliminata dalla sua vita, impossibilitata a parlare di tutto anche di ciò che riguardava nostro figlio. 
Tutti i suoi comportamenti erano all'opposto di quando stavamo insieme.  Bugie, menzogne, silenzi. Non c'era più nulla di quell'uomo tanto amato e questo mi faceva sprofondare sempre di più nella confusione:
Con chi avevo condiviso la mia vita?
A chi avevo rivolto tutto il mio amore sacrificando parti di me?
Chi avevo avuto accanto per 20 anni? 
Avevo un solo pensiero: capire il perchè di tutto questo, come per volere trovare una giustificazione per soffrire di meno ma soprattutto per non ammettere a me stessa che lui non mi amava più.
E ogni giorno che passava la ferita del primo giorno si apriva di più diventando profonda. Andavo avanti solo per mio figlio per dargli quella stabilità che io avevo perso in un attimo ma di cui lui aveva bisogno. Volevo essere una mamma forte, dolce, sorridente, combattiva che nonostante tutto amava la vita. Trovare questa forza è stato durissimo. Mi aggrappavo a tutto ciò che mi poteva dare conforto, a tutti quelli che mi volevano aiutare anche se molte volte c'era la tentazione di lasciarsi andare, di mollare e di annegare nel dolore.
La mia salvezza è stata l'amore per mio figlio e l'amore per la vita!

Le 5 gabbie del "mito" del principe azzurro

La storia di Alessandra spiega meglio di qualsiasi teoria cosa può accadere ad una donna quando si trova nella trappola di quella programmazione mentale che definiamo "il mito" del principe azzurro. Proviamo dunque a definire quali sono queste cinque gabbie e cosa contengono al loro interno.


La prima gabbia è quella del Bisogno e ci troviamo:

  • il concetto dell'amore come bisogno 
  • la convinzione che ricevo dall'esterno ciò che può farmi stare bene
  • l'approccio del "mendicante" che chiede e attende passivamente qualcosa dall'altro
  • l'attesa che accada ciò che desideriamo
  • l'aspettativa che l'altro faccia ciò che noi vorremmo e che ci aspettiamo
  • le emozioni di rabbia, frustrazione, tristezza, rivendicazione quando la realtà non assomiglia a come dovrebbe essere 
  • l'atteggiamento inconsapevole della vittima e del giudice

La seconda gabbia è quella del Valore e ci troviamo:

  • l'atteggiamento di chi non riconosce a pieno il proprio valore 
  • il  sistema di credenze su chi siamo che abbiamo ereditato dai condizionamenti, dalla cultura dentro cui siamo cresciute e dalle nostre esperienze personali
  • l'atteggiamento di chi non ha mai davvero riflettuto con attenzione sulle proprie potenzialità
  • la mancanza di fiducia in se stesse
  • l'abitudine di accontentarsi delle soluzioni più socialmente accettate
  • la rinuncia alla conoscenza di sè e alla scoperta di tutto il potenziale del femminile

La terza gabbia è quella della Presenza e contiene:

  • la paura della solitudine
  • il bisogno di una protezione 
  •  la ricerca di un rifugio sicuro che non dipende da noi
  • l'atteggiamento di chi ha paura ad assumere su se stessa la responsabilità della propria serenità
  • il radicamento nella nostra zona di confort 
  • cercare fuori da noi la nostra sicurezza 

La quarta gabbia è quella del Benessere e contiene:

  • la dipendenza dallo stato emotivo e dagli umori dell'altro
  • l'abitudine di non sapersi occupare del proprio benessere
  • l'abitudine di costruire la propria vita sociale su quella del compagno
  • l'abitudine di identificare nel compagno colui che può soddisfare tutti i nostri desideri

La quinta gabbia è quella della Salvezza e contiene:

  • la convinzione che l'altro sia colui che può completarti, migliorarti, risolvere tutti i tuoi problemi e soprattutto salvarti!

Ognuna di queste gabbie si fonda su un "grande inganno" che scaturisce da una mancata educazione sentimentale che ci conduce a costruire relazioni d'amore che si fondano sulla dipendenza.
Nella maggior parte dei casi non ci accorgiamo nemmeno degli schemi di dipendenza che caratterizzano le nostre relazioni. Non ce ne accorgiamo perchè siamo immersi, sia gli uomini che le donne, in un sistema di credenze che non ci permettono di costruire un sano equilibrio con noi stessi che solo può condurci verso relazioni d'amore sane ed appaganti. La costruzione di questo equilibrio ci conduce passo dopo passo ad uscire dalle cinque gabbie e a quel punto saremo finalmente libere di amare.
Per ogni gabbia esiste una chiave che ci permette di uscire da un determinato condizionamento che di fatto ci impedisce di trovare quell'equilibrio con noi stesse. Ogni chiave corrisponde ad un piccolo percorso con noi stesse fatto di nuovi pensieri, nuove abitudini, che ci faranno sperimentare nuove emozioni e che gradualmente, liberando il nostro valore e potenziale, ci condurranno verso relazioni d'amore da favola come le abbiamo sempre desiderate.
Per raggiungere questo obiettivo però possiamo ripartire solo da noi stesse, lavorando sulla nostra interiorità per scoprire quell'amore per noi stesse che è base fondamentale per trovare la felicità di coppia. 
Proviamo quindi a liberarci dalle gabbie mentali che scaturiscono dal grande inganno che chiamiamo "il mito" del principe azzurro perchè oltre questo inganno ci siamo noi che abbiamo l'opportunità di ritrovare gioia ed equilibrio in noi stesse.
Liberandoci del "mito" ci resterà solo il principe e l'amore da favola che abbiamo sempre sognato.
Un passo dopo l'altro...
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by Daniela Fisichella
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