Marco Boscarato scrive

Parole che si fanno strada

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Elogio del matto, o dello spostato

2022-04-28 06:28:38

Una carissima amica, esperta tarologa, appena ricevuto "Giustamente errare", pubblica un post su instagram e ne legge un brano, affiancando alla copertina l'immagine del "matto" dalle carte dei tarocchi.

È un ottimo spunto per alcune riflessioni sul senso dello "spostarsi" e sulla necessità che abbiamo di un po' di sana pazzia, se vogliamo davvero "andare avanti"!

Il matto, o lo spostato che è al posto giusto. 

Francesca Moksha Attardo è una carissima amica esperta di tarocchi "trasformativi". Ovvero di uso delle carte dei tarocchi in una funzione che, molto più saggiamente, non racconta il futuro, ma semmai mette in evidenza il presente attraverso una lettura del passato, aiutando a fare i passi giusti in avanti.

Qui trovate i suoi riferimenti.

Con lei abbiamo in animo un progetto lavorativo importante da condividere, che quando sarà il tempo giusto porteremo a compimento.

Con l'arrivo delle prime copie di "Giustamente errare" mi stanno arrivando i primi importanti segnali, uno è proprio quello di Francesca.

Che condivide un post nel quale legge un brano tratto dal terzo capitolo, quello sul "sentimento riconoscente", accompagnando l'immagine del libro a quella della carta del "matto" nei tarocchi.

Non so se la mia interpretazione rispetto alla carta, secondo la disciplina tarologica, è corretta. Ma voglio lo stesso condividere in libertà alcune riflessioni che derivano da questo accostamento.

Credo che non possa esserci un accostamento migliore, la sensibilità e l'attenzione di Francesca mi trovano concorde.

Il matto è lo "spostato": quello che devia dalla norma e dal pensiero comune, quello di tutti. È il diverso, quello che sta fuori dal ruolo sociale.

Quindi è proprio colui che comincia a rompere lo schema che ci ingabbia: chi sei? Che cosa fai? Le domande cambiano.

Ecco il reel di Francesca.

Il matto, del resto, nella rappresentazione tarologica, è un uomo in cammino con un bagaglio sulle spalle. Sembra proprio un pellegrino in cammino, la sensibilità del tempo che forma le immagini ha sempre i suoi perché. Non riveste un ruolo, il matto, è un fuori ruolo, non sa "chi è" (ovvero, forse lo sa molto meglio di chi suppone di saperlo...)

Le domande del matto sono quelle del pellegrino: "Da dove vieni?", "Dove stai andando?".

Se sei fuori dal ruolo sociale sei un uomo in cammino, e basta. Sei uno spostato o, meglio:

uno che si sposta.

Perché per spostarti hai bisogno delle gambe. Hai bisogno di queste due appendici della tua essenza di volontà che ti portano "nel mare dello spirito" (qui sto citando un testo, la "Pietra di fondazione" di R. Steiner) e che ti spostano continuamente, ti costringono a ricercare sempre, costantemente, un nuovo centro, un equilibrio dinamico.

Ti costringono a "rinunciare a te stesso". Ovvero, rinunciare al tuo ruolo sociale per ridisegnare continuamente la tua identità in movimento. Ti costringono, se le muovi, a perdere le tue sicurezze, a rinunciare.

Rinunciare.

Chi sceglieva una via "religiosa", tradizionalmente, veniva detto "rinunciatario". Prendendo i voti si "rinuncia", si sceglie altro. Nella tradizione cristiana, nella tradizione orientale: il termine induista Samnyasa, per dire solo un esempio valido per tutte le tradizioni, indica colui che ha raggiunto lo stadio finale dell'esistenza e significa proprio "colui che rinuncia".

Per rinunciare bisogna spostarsi, bisogna avere il coraggio di scegliere altro, di affondare nell'incertezza.

E allora si trova la vita, che è incertezza in essere.

La vita non è un macigno, non è un diamante. È piuttosto una fragile piantina che nasce dalla rivoluzione di un seme ed è destinata a trasformarsi, a perire. Ma è vita, porta ricchezza. Un sasso è ricchezza antica e realizzata, la vita (e il cammino) sono invece ricchezza in corso d'opera, bellezza possibile oggi, per salvare il mondo.

"La bellezza salverà il mondo" (il principe Myskin, da "L'idiota" di Dostoevskij

Camminare non è un atto banale: camminare è dare vita alla vita.

Abbiamo bisogno di matti nella società, di camminatori.

Altrimenti sarebbe la società a impazzire, identificando sé stessa con le sue regole, diventando un "Leviatano" cieco (privo di sentimento) e feroce.

Le regole tendono a farci automi, autos, movimento che si fa da sé.

Le regole sono fondamentali ma lo sono ANCHE per poter essere trasgredite, quando il mondo intorno cambia. E cambia sempre, nel tempo.

Dobbiamo essere noi, decidendo, scegliendo il passo, restando uomini, non automi che si muovono su indirizzo altrui. Sbagliando, anche, spostandoci, sempre. Errando. Ma noi, noi dobbiamo scegliere il passo e prendercene la responsabilità.

Perché sbagliare implica RESPONSABILITA'.

Anche qui: respons-abilità. Capacità di rispondere, abilità. Vita! Non "meccanismo automatico".

Camminando, errando, sbagliamo. Diamo sfogo alla nostra pazzia, ed è bene! Perché nel freddo mondo del calcolo, noi non muoveremmo un dito senza le "regole". Perderemmo la nostra umanità.

In questa fase storica, in cui il controllo tende a farsi così serrato, tanto da cercare di arrivare fin sottopelle per un un trans-umanesimo deviato, è fondamentale restare matti e camminare, spostare il baricentro. Rinunciare alle soluzioni troppo facili e scegliere con fiducia di mettersi in cammino.

Non preoccupiamoci tanto delle difficoltà, ma incominciamo a preoccuparci un poco della facilità. (Taiten Guareschi) [qui il testo completo della citazione]

Questa è l'unica possibilità che abbiamo per diventare uomini sul serio, giorno per giorno, e non essere, in un tempo ghiacciato e senza spostamenti, dei semplici automi, burattini mossi da file che non sono "noi".

Grazie ancora di cuore a Francesca per la sua citazione 💚.

by Marco Boscarato
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