Formatore,saggista, divulgatore digitale
⟠Tom Lee di Bitmine dichiara che il bear market è finito — e mette 235 milioni di dollari in Ethereum per dimostrarlo. È il più grande acquisto settimanale nella storia dell'azienda: 101.627 ETH incamerati in una sola settimana. Bitmine si avvicina al traguardo del 5% dell'intera supply di Ethereum. Un uomo, un'azienda, il 5% di un network da 270 miliardi di capitalizzazione. La posizione di Tom Lee è chiara e netta: mentre molti pensano che il crypto inverno possa durare fino all'autunno 2026, la sua visione è che siamo molto vicini alla chiusura del bear market. Non sono parole al vento — sono accompagnate da acquisti miliardari. La settimana scorsa il gruppo ha contabilizzato perdite per 3,8 miliardi di dollari (senza vendere un singolo ETH) per ottenere vantaggi fiscali. Tradotto: Lee è così convinto della ripartenza che preferisce incassare perdite contabili oggi per pagare meno tasse domani, quando i guadagni arriveranno. La frecciatina a Bitcoin è neanche troppo velata: "ETH è cresciuto del 41% dai minimi di febbraio e si è confermato come migliore asset per i tempi di guerra." Un colpo diretto a Saylor che nello stesso giorno ha piazzato 2,5 miliardi di dollari in BTC. Due giganti, due visioni opposte, due scommesse miliardarie sullo stesso mercato ma su asset diversi. Saylor punta tutto su Bitcoin come riserva di valore. Lee punta su Ethereum come infrastruttura tecnologica. Il mercato deciderà chi ha ragione. Il confronto con BlackRock è interessante: sul fronte Ethereum, Bitmine ha già superato da tempo l'ETF di Larry Fink in termini di ETH detenuti. E a differenza di BlackRock, dove i clienti possono vendere in qualsiasi momento causando outflow, Bitmine accumula e mette in staking — il che significa che la sua posizione cresce anche quando gli acquisti si fermano, grazie ai rendimenti dello staking. Dettaglio importante: Bitmine non ha ancora attivato strumenti come quelli di Saylor — niente obbligazioni, niente azioni preferred con dividendo. Gli acquisti vengono finanziati da un cuscinetto di liquidità interno, impiegato gradualmente. Se un giorno Lee decidesse di replicare il modello STRC di Saylor ma per Ethereum, l'accelerazione degli acquisti potrebbe diventare ancora più aggressiva. Due miliardari, due criptovalute, due tesi macro completamente diverse — e miliardi di dollari schierati su ciascun fronte. Il 2026 non è solo la sfida tra bull e bear: è la sfida tra Bitcoin ed Ethereum per il titolo di asset crypto definitivo. Comunque vada, la dimensione degli acquisti istituzionali conferma una cosa: le crypto non sono più un gioco per retail. Sono la nuova frontiera della finanza globale.Â
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"È molto probabile che Bitcoin andrà a zero." Eugene Fama, premio Nobel per l'Economia, 2025. La dichiarazione arriva da uno degli economisti più influenti del pianeta — padre della teoria dei mercati efficienti. Peccato che proprio la sua teoria dimostri il contrario di quello che sostiene.
Fama ha vinto il Nobel nel 2013 per i suoi studi sui mercati efficienti: la teoria secondo cui i prezzi degli asset riflettono tutte le informazioni disponibili. In pratica, se milioni di investitori nel mondo — tra cui i più sofisticati gestori istituzionali del pianeta — decidono che Bitcoin vale 78.000 dollari, quel prezzo è "efficiente" perché incorpora tutta l'informazione disponibile. Dire che andrà a zero significa dire che tutti questi operatori si sbagliano. Ironico per il padre dell'efficienza dei mercati.
Quando Fama ha rilasciato questa dichiarazione nel 2025, Bitcoin aveva già toccato i 126.272 dollari di ATH. BlackRock aveva già lanciato il più grande ETF crypto della storia. Strategy accumulava centinaia di migliaia di BTC. Morgan Stanley apriva i suoi canali distributivi a Bitcoin. Il governo degli Stati Uniti stava discutendo di riserve strategiche in BTC. Tutte informazioni pubbliche, disponibili a chiunque — compreso un premio Nobel.
Il problema di fondo è generazionale e culturale. Fama ha 87 anni e ha costruito la sua carriera accademica in un mondo dove il valore era determinato da flussi di cassa, dividendi e utili. Bitcoin non produce nessuna di queste cose — e per chi ragiona con quegli schemi, un asset senza cash flow è per definizione privo di valore. Ma anche l'oro non produce dividendi, eppure vale 20 trilioni di dollari. Il valore di Bitcoin non nasce dai flussi di cassa: nasce dalla scarsità programmata, dalla decentralizzazione e dalla fiducia di una rete globale di utilizzatori.
Facciamo un esercizio: per andare a zero, Bitcoin dovrebbe perdere il 100% del suo valore. Dovrebbero fallire tutti gli exchange, tutti gli ETF dovrebbero essere liquidati, BlackRock e Strategy dovrebbero vendere 1,6 milioni di BTC, tutti i miner dovrebbero spegnere le macchine, tutti i nodi dovrebbero andare offline e 200 milioni di detentori nel mondo dovrebbero decidere contemporaneamente che i loro BTC non valgono nulla. Tutto questo mentre la rete funziona ininterrottamente da 17 anni con un uptime del 99,98%.
Il Nobel non è uno scudo contro le previsioni sbagliate. Paul Krugman, altro Nobel, nel 1998 disse che Internet avrebbe avuto un impatto economico non superiore a quello del fax. Fama rischia di entrare nella stessa lista di chi ha sottovalutato una rivoluzione tecnologica semplicemente perché non rientrava nei modelli che conosceva.
Bitcoin a zero? Molto più probabile che ci vada la credibilità di chi continua a ripeterlo.
Aggiungo: studiate Bitcoin prima di sparare cazzate e vale anche per i premi Nobel! Segui Criptovaluta.it: https://www.facebook.com/criptovalutait7
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"Bitcoin raggiungerà i 3,4 milioni di dollari entro il 2028." Arthur Hayes, co-fondatore di BitMEX e uno degli investitori crypto più influenti e controversi della storia, non si è mai fatto problemi a sparare cifre che sembrano folli. Ma il punto è un altro: Hayes ha un track record di previsioni macro che pochi possono vantare.
Chi è Arthur Hayes? Ex trader di Deutsche Bank, ha fondato BitMEX nel 2014 — il primo exchange a offrire derivati crypto con leva 100x, ridefinendo per sempre il modo in cui il mercato specula su Bitcoin. Ha attraversato un'indagine federale USA per violazione del Bank Secrecy Act, ha patteggiato e ne è uscito. Nel frattempo ha continuato a pubblicare saggi macroeconomici che sono diventati lettura obbligatoria per chiunque operi nel settore. Quando Hayes parla, il mercato ascolta — anche quando dice cose apparentemente assurde.3,4 milioni di dollari significherebbero un rialzo di circa il 4.200% dai livelli attuali in meno di due anni. Impossibile? La storia di Bitcoin dice che rialzi di queste proporzioni sono già avvenuti: dal 2015 al 2017 BTC ha fatto un +12.000%, dal 2020 al 2021 un +1.500%. Ma parliamo di epoche in cui la capitalizzazione era una frazione di quella attuale. Per arrivare a 3,4 milioni, la market cap di Bitcoin dovrebbe superare i 70 trilioni di dollari — più del PIL degli Stati Uniti.La tesi di Hayes non è basata sull'analisi tecnica ma sulla macroeconomia. Il suo ragionamento è che le banche centrali di tutto il mondo saranno costrette a stampare quantità enormi di moneta per gestire i debiti sovrani in crescita esponenziale. In uno scenario di svalutazione monetaria globale, gli asset a offerta fissa — come Bitcoin con i suoi 21 milioni di unità — diventerebbero il rifugio ultimo di valore. Non è una previsione su Bitcoin: è una previsione sulla fine del sistema monetario come lo conosciamo.Detto questo, va ricordato che le previsioni — anche quelle dei migliori — restano previsioni. Hayes nel 2022 disse che BTC avrebbe toccato i 20.000 dollari di minimo e poi sarebbe ripartito: ci ha preso sul minimo, ma le tempistiche della ripartenza sono state diverse da quelle previste. Il target dei 3,4 milioni è più una provocazione intellettuale che un obiettivo operativo. Ma in un mondo dove Strategy accumula 800.000 BTC e BlackRock gestisce ETF da 100 miliardi, l'idea che Bitcoin possa raggiungere livelli impensabili non è più fantascienza. È una questione di "se" o di "quando".Segui Criptovaluta.it: www.facebook.com/criptovalu...