Tiziano DICE
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Risposte Semplici, con Amore...

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    Se Dio è buono, perché esistono «Male» e «Inferno»?

    Inizia così l'avventura di un ragazzino di campagna del basso Friuli, tra una pedalata nei campi in cerca di nuovi amici tra piante e animali, e zappare e curare l'orto nella casa che il papà aveva costruito con le sue mani, mattone dopo mattone, per dare riparo a lui, sua sorella Marzia e mamma Teresa.


    A dire il vero ogni tanto smontavo e rimontavo biciclette, elettrodomestici e vecchie radio con le valvole spaccando tutto e lasciando attrezzi e materiale in giro per il garage... e questo faceva imbestialire non poco mio padre.


    Per fortuna, nonostante tutte le mie scorribande a volte esagerate, papà non ha mai permesso che si assopisse in me l’entusiasmo per la vita, per fare nuove esperienze costruttive e anche il mio eccentrico desiderio di andare oltre lo status quo, se non altro per “metterlo alla prova”.


    Non poteva che finire in razionalità, o almeno è questo che per molti anni ho creduto essere il tratto principale del mio carattere... 


    Questa personalità, coltivata fin da bambino, mi ha portato molto presto ad amare la matematica e ad un approccio scientifico alla conoscenza e alla vita.


    Già, scientifico… una parola che dà un certo senso di sicurezza, di cammino senza pericoli, di scelte oculate e sagge… di lì a poco anche questa “certezza” si sarebbe infranta, con grande rumore, come un’onda su uno scoglio di dura roccia.


    Che cosa ha spinto un ragazzino di poco più di dieci anni, in un caldo pomeriggio di mezza estate, a prendere la bicicletta che di solito usava per andare a prendere il latte dal contadino col tipico contenitore dal tappo blu, oppure per andare a giocare a calcio in paese, o a “servire messa” come chierichetto, cosa lo ha spinto quel giorno a puntare dritto verso la canonica con nella testa una domanda “da grandi”?


    E poi, ragazzino timido e schivo com’ero, dove ho trovato il coraggio di farlo e partire senza nemmeno dire ai miei cosa andavo a fare?


    Sinceramente non lo so proprio, so solo che ricordo ancora distintamente che in pochi minuti ero già in canonica, ho suonato, e con il cuore in gola per l’emozione dell’intuizione e della domanda a cui tenevo tanto, attendevo con trepidazione di incontrare il Don.


    Il parroco dall’altro capo del citofono mi stimava molto, o almeno io l’avevo sempre pensato; partecipavo molto attivamente alla vita della parrocchia, ero un chierichetto esperto dato che lo facevo da diversi anni, mi prendevo cura anche dei novelli che prendevano servizio, ero sempre disponibile: sabati, domeniche, anche in casi eccezionali durante la settimana e per chiamate “dell’ultimo minuto”.


    Perché? 


    Perché mi piaceva, per me era un servizio importante e i miei genitori erano felici di questa mia dedizione: caspita, in fin dei conti servivo Dio direttamente, per me era un onore e un privilegio.


    Il Don era un punto di riferimento per tutti in paese, e ovviamente lo era anche per me: sempre così sicuro di sé, sempre con la risposta pronta per risolvere ogni dubbio o problema, sempre così autoritario ma contemporaneamente dolce nel concederci qualche giocata in più a ping-pong o a calcio balilla nel patronato.


    Mi aveva insegnato tutto su come si “serviva Messa”, su Gesù e il suo amore universale, sulla comunione e la confessione. 


    Mi aveva insegnato le prime preghierine, mi aveva persuaso a recitarle la sera prima di dormire, anche se non era usanza a casa mia, e mi aveva insegnato a ringraziare Dio perché la mattina riaprivo gli occhi: era solo grazie a Lui che questo era possibile, così come era solo grazie a Lui se ogni giorno sorgeva il Sole e ogni primavera risbocciava la vita nella Natura.


    Così non avevo dubbi… il Don avrebbe capito i miei dubbi e avrebbe subito risposto alla mia domanda, con la sua solita saggezza.


    “Chi è”?


    “Sono Tiziano, Don ho una domanda importantissima da farle…”


    Un attimo di silenzio, probabilmente un attimo perché sinceramente a me era sembrato lungo come l’eternità, e poi: “Ma ti sembra l’ora? Sono le 3 del pomeriggio!”


    “Ha ragione Don, mi rendo conto, ma è stato più forte di me, è importante, non riesco a tenerla più dentro…”


    A quel punto apre la porta e io comincio a salire le ripide scale di pietra, forse due o tre rampe enormi, finché lo intravedo dal basso.


    “Ma di cosa si tratta Tiziano?”


    Troppo impaziente per trattenermi ancora, lanciai il mio domandone ancora tutto sudato dalla corsa in bici sotto il sole cocente di agosto e trafelato per la corsa su per le scale: “Don, ma se Dio è buono allora è impossibile che esista la dannazione eterna! Come fa a esistere un Inferno per sempre? Non gli fanno pena tutte quelle anime a Dio? Dopotutto, come dice sempre lei, sono pur sempre Suoi figli, no?”.

    Mi aspettavo una reazione commossa e di ammirazione, in effetti la mia domanda mi sembrava molto intelligente ed ero davvero curioso di sapere cosa avrebbe risposto, quel Don che aveva sempre la risposta giusta al momento giusto.


    “Ma ti pare il caso di venire a disturbarmi con queste domande stupide a quest’ora? Tornatene a casa!”


    “Ma Don, scusi, ho fatto tutta la corsa, ci tengo davvero, almeno mi dica se la domanda ha senso o no”


    “Dai, dai, dai, vattene via, non venire più a disturbarmi con queste stupidaggini…”

    Ora ti chiedo perdono lettore, non sono per nulla certo che queste siano proprio le esatte parole che mi disse, sono però certo che mi sono arrivate così, con questa intensità, e che il messaggio era proprio questo.


    Da un momento all’altro mi sono sentito sprofondare nella notte, ho perfino sentito freddo, anche se fuori, probabilmente, c’erano più di 30 gradi.


    Sono uscito quasi piangendo, non sapevo più cosa pensare, la testa mi frullava vorticosamente, ero in bilico in un mare di emozioni che non avevo mai provato e che da quel giorno avrebbero segnato molto la mia vita.


    Improvvisamente… era odio. Sì, lo odiavo, per avermi trattato così male, per avermi dato dello stupido e per non aver rispettato il mio dubbio profondo… forse non sapeva nemmeno la risposta, chissà, forse non era davvero quello che pensavo fosse.


    Insomma, una tragedia!


    Nella mente di quel ragazzino si era scatenata una tempesta senza precedenti, un terremoto di proporzioni immani, un turbinio di emozioni distruttive che mai si era scatenato prima.


    Da quel giorno, e per molti lunghi anni, non sono più entrato in chiesa.

    Da quel giorno è iniziato il periodo della mia vita che intitolerei: “La fase atea”.

    La fase atea

    La fase atea è durata molto, per circa 10 anni, costellati di grandi soddisfazioni e conquiste, ma anche segnati da grandi tradimenti e sofferenze.


    Una fase bella e terribile, emozionante e sconvolgente, costruttiva e distruttiva, fino ai giorni in cui ho toccato il fondo, il baratro di questa vita: mai mi ero trovato così schiacciato dagli eventi.


    Non è importante com’ero finito lì, ognuno di noi ha la sua storia, ciò che conta è che più o meno tutti quanti tocchiamo quel fondo prima o poi.


    Fu proprio in quello stato, un fatidico giorno di ormai oltre vent’anni fa, che la domanda che avevo fatto dieci anni prima mi tornò in mente, come quando riguardi un vecchio film e non te lo ricordi, sembra quasi nuovo, non sai cosa sta per succedere, ma… tu lo hai già visto!


    Non ero più la stessa persona di prima (o forse sì?): diplomato al Liceo Scientifico, due anni di Fisica Nucleare a Trieste, anni di astrofilia a Remanzacco, anni di palchi paesani e nazionali col gruppo Hard Rock di San Giorgio di Nogaro e ora laureando in Astronomia all’Università di Padova, con momenti magici all’osservatorio di Asiago con l’amico del cuore Roberto e Franco Battiato a tutto volume.


    Eppure eccomi lì, immobile, con la testa tra le nuvole (come spesso mi accadeva e mi accade ancora), nella mia Uno Abarth azzurro metallizzato, con tanto di scorpione originale sul volante, messa a punto dal caro amico di famiglia Ottavino, che da lì a poco si sarebbe tolto la vita lasciandomi un vuoto difficile da colmare, ancora oggi.


    “Che senso ha tutto questo? 


    Perché tutta questa sofferenza?


    A chi giova? 


    Perché siamo qui, in questo mondo, a sfruttare senza sosta la natura e a farci soffrire l’un l’altro?


    Chi ha creato l’Universo? 


    Dio? Dio chi? 


    Ah sì, c’è chi crede che esista un Dio, caspita, me ne ero quasi dimenticato.


    Ma io sono razionale, seguo la via della scienza, questo Dio non si vede da nessuna parte, mi sembra chiaro che la religione nasce quando le persone si confrontano con ciò che non conoscono, ma con il metodo scientifico non c’è nulla che non si possa conoscere, basta avere sufficiente tempo”.


    Poi l’ideona, a dire il vero un po’ imbarazzante in quel momento preciso, ma sufficiente a persuadermi ad approfondire la questione:


    “Caspita Tiziano, puoi ben dire che Dio non esiste e che Gesù è un’invenzione ma, da buono scienziato, prima dovresti leggere la sua storia, il Vangelo, almeno per farti un’idea più precisa.”


    In effetti fu proprio lì che mi resi conto che ero di fede cattolica (almeno lo ero stato) e non avevo mai letto la Bibbia o il Vangelo. 


    Mi consideravo ateo, o forse agnostico, eppure la verità era che semplicemente evitavo di pensare a Dio, a volte con sistemi non proprio ortodossi; non è che avessi esaminato la questione con un approccio davvero aperto e scientifico come ero solito fare con praticamente qualsiasi altro argomento mi si presentasse di fronte.

    La fase della ricerca

    Proprio in quel preciso istante, quel giorno, dentro la Uno Abarth azzurro metallizzato, è iniziata la fase che chiamerei “della ricerca”, una fase in cui ho cancellato la lavagna della religione e della spiritualità e mi sono messo seriamente a cercare le risposte alle tante domande che ormai si erano accumulate nella mia testa:

    • Da dove veniamo?

    • Dove stiamo andando?

    • Qual è il senso di tutto questo mondo?

    • Che cos’è l’amore?

    • Perché le persone buone soffrono?

    • Esiste Dio? E, se esiste, perché ci mette così in difficoltà?

    Decisi lì di punto in bianco che avrei letto tutti i Vangeli e avrei studiato la Bibbia, come minimo.


    Così feci. 


    In soli quattro giorni divorai letteralmente i Vangeli e fui folgorato dal messaggio d’amore, compassione e perdono di Gesù (anche se ero ancora arrabbiato tantissimo col Don). In questa atmosfera di “rivelazione” decisi di diventare vegetariano e feci alcuni fioretti a Gesù per ricevere ulteriori doni di comprensione.


    La fase della ricerca è durata circa 5 anni, alla fine dei quali sono approdato alla conoscenza vedica dell’antica India, tramandata per millenni da saggi realizzati e dediti alla ricerca spirituale.


    Quell’approdo è stato così rocambolesco che chi ascolta la mia storia stenta a credere che sia andata proprio così e pensa che io calchi un po’ la mano.


    Per farla breve, ci saranno occasioni per rivelarti i dettagli delle numerose avventure che ho vissuto durante questa trasformazione, che è iniziata la sera in cui mi sono trovato di fronte a Franco, che sarebbe diventato subito dopo mentore e amico, con il numero della bestia stampato sul petto e lui che mi guardava attonito come se fossi un appestato.


    Da quel giorno yoga, meditazione e preghiera sono diventati velocissimamente il mio pane quotidiano, e così è iniziata la terza fase, la “fase delle risposte”.

    La fase delle risposte

    Sì, perché sono state tantissime le risposte che ho ricevuto e sono arrivate velocemente: erano proprio le risposte alle domande che mi facevo da anni.


    Tutto è avvenuto quando ho scoperto la Bhagavad-Gita (letteralmente: il Canto del Divino), il testo sapienziale base di praticamente tutte le scuole filosofiche e religiose della spiritualità indiana, monoteiste e non.


    Ovviamente, appena ne ho avuto l’occasione, ho subito sguinzagliato il mio domandone iniziale, quello che il Don aveva liquidato come “seccatura di un ragazzino”.


    E boom! Risposta data, super soddisfacente e curiosamente semplice.


    Nel gennaio del 1997 ho passato praticamente un’intera settimana a fare domande per 8 ore al giorno al povero Traidas, che con tanta pazienza e tolleranza ha tenuto duro allo tsunami di dubbi che gli riversavo addosso. 


    Le sue parole erano fondate sulla logica e contenevano tanta saggezza, io lo percepivo, ma ciò che mi ha convinto a dedicarmi ad apprendere e mettere in pratica gli insegnamenti spirituali della Bhagavad-Gita è stata la risposta alla domanda chiave per me in quel periodo: “Che cos’è l’amore?”.


    Te ne parlerò, non sarà facile descrivere quel momento perché è stato così intenso e potente che in una frazione di secondo ho lasciato andare pesi enormi che mi portavo da una vita (o chissà da quante). 


    In questo testo sapienziale illuminante si trovano insegnamenti essenziali e risposte estremamente semplici (a volte quasi disarmanti) che non sono legate a una specifica religione, razza, credo o cultura: sono universali.


    La Bhagavad-Gita è il manuale di istruzioni del mondo, del corpo, della mente e dell’anima che nessuno, purtroppo, ci ha dato in dotazione alla nascita. 


    Descrive per filo e per segno da dove veniamo e perché veniamo in questo mondo.

    Parla di amore, di compassione e di perdono, parla di Dio (anzi, è proprio Dio che parla…) e dei nostri fratelli, parla del nuovo mondo che può essere realizzato fin da subito, mentre siamo ancora incarnati in questo corpo.


    La Bhagavad-Gita non rifiuta e non demonizza la materia, ma offre una visione integrata della realtà in cui ogni pezzo del puzzle della vita trova posto in un magnifico disegno: il disegno universale di un Dio che è, ovviamente, amore infinito e benevolenza pura (altro che inferno eterno!).


    In quel periodo ho incontrato, in circostanze mistiche quasi da thriller, due persone chiave per la mia vita:

    1. il Maestro che da lì a poco mi avrebbe accettato come discepolo e che ha dato un impulso pazzesco al mio cammino verso le risposte alle domande esistenziali e cosmiche: risposte semplici, con amore.

    2. la donna della mia vita, Annalisa, già discepola dello stesso Maestro, che avrebbe avuto l’arduo compito di lenire le ferite profonde lasciate dalle relazioni precedenti e sopportare i momenti difficili che da lì a poco sarebbero arrivati a scuotere la nostra vita (ehi, non preoccuparti però, c’è anche tanta gioia e felicità, vedrai…)

    La fase della pratica

    Questa è la nuova fase che chiamerei “della pratica”, una fase di alti e bassi nel tentativo di capire e vivere la trascendenza, di coniugare una modernità costellata di frivolezze e superficialità con il tendere verso l’eccellenza e la virtù e di integrare e armonizzare i piaceri di questo mondo con le istanze di rigore e costanza della pratica spirituale.


    Una fase, fianco a fianco di Annalisa, che è durata oltre vent’anni, in cui sono arrivato fino a rinnegare alcune delle mie guide con lo stesso ardore con cui le avevo accettate, per poi ritrovare il sentiero dell’amore e del perdono, perché finalmente stanco di guardare le pagliuzze negli occhi degli altri.


    Proprio in questo periodo ho realizzato sulla mia pelle, per la seconda volta, il famoso proverbio: “l’abito non fa il monaco”, e così dentro di me ho “fatto pace” con il Don che quasi vent’anni prima mi aveva cacciato via in malo modo.


    Ho capito che non basta aderire ad una religione o a un movimento per diventare persone migliori, e sicuramente non basta cambiare vestito, dieta o rituali, così come è sbagliato giudicare una tradizione millenaria e il messaggio che sta portando dal comportamento di poche persone, anche se sono rappresentanti ufficiali di quella tradizione.


    Siamo tutti in cammino, così come lo è il Don e le altre guide che in quel periodo hanno segnato la mia vita con una sofferenza profonda; ma soprattutto lo sono io che per primo ho creato le situazioni intorno a me perché tutto questo avvenisse.

    Intendo soprattutto il mio temperamento, che tante volte mi ha fatto prendere la strada sbagliata, e di questo parleremo tantissimo in Tiziano DICE, sarà uno dei temi che ci accompagnerà lungo tutto il cammino.


    Alla fine avevo capito due cose: l’importanza cruciale di avere un Maestro spirituale autentico e illuminato a cui fare riferimento anche nei momenti di crisi, e che l’essenza del mio percorso spirituale era lavorare su me stesso e cercare di raggiungere io la purezza di cuore e le qualità spirituali che pretendevo avessero gli altri.


    Oggi posso dire con certezza che è stato proprio in quel momento, proprio quando ho avuto quella realizzazione profonda, che è stato gettato il seme che oggi mi porta a raccontarti questa storia (mica è finita eh? :-) ). 

    In questo periodo ho passato quasi cinque anni a lavorare i campi: ricordo ancora le sane fatiche fisiche con i pali del vigneto in spalla e il sudore sulla fronte, ore e ore sul trattore ad arare i campi e giornate intere a costruire e coltivare i nostri ortaggi in serra (meloni, zucchine e pomodori come se piovesse, buonissimi…).


    Per tre anni tutti i fine settimana nei mercatini del biologico con i nostri biscotti e craker cucinati nel laboratorio adiacente ai campi, con le nostre farine di grano e farro.


    BIscotti e cracker rigorosamente “senza”... senza zucchero, senza latticini, senza uova, senza, senza, senza… 


    “Ma cosa c’è dentro?” chiedevano divertiti i clienti che si accalcavano al banchetto sotto i nostri ombrelloni. 


    Momenti di gloria e di delusione (non per il business...) insieme all’amico fraterno Efisio, che con grande senso di abnegazione e amicizia sincera mi ha sempre agevolato perché terminassi gli studi di astronomia alleggerendomi dai miei impegni lavorativi ogni qualvolta era possibile farlo.


    Insieme abbiamo fatto risorgere e portato al successo e all’innovazione un’azienda agrituristica sull’orlo del fallimento, la BioGovinda, che ancora oggi produce biscotti e crackers sani e deliziosi, come una volta.


    Non ti nascondo, caro lettore, che è stata dura, perché ho dovuto più volte scalfire quella rigida corazza che nel tempo mi ero costruito, una corazza di razionalità e autoefficienza spinta ai limiti, di proiezione verso il risultato e il successo fino a sfociare, a volte, nel cinismo.  


    Quella corazza era ed è una prigione (ognuno di noi si costruisce la propria corazza...), che viene da una delle più potenti paure che esistono in questo mondo: la paura della morte. 


    Di solito non ci pensiamo finché non è troppo tardi, perché è un tabù, ma soprattutto perché non abbiamo risposte, o meglio non abbiamo risposte semplici per questo genere di domande esistenziali.


    Ebbene, la Bhagavad-Gita ha le risposte per questo genere di domande (e non solo), e sono davvero semplici. 


    Ho conseguito un Dottorato PhD in Astronomia e proprio dopo l’esperienza con la BioGovinda ho fatto ricerca nel campo della cosmologia delle galassie all’Università di Padova con diverse pubblicazioni scientifiche. 


    Ho fatto parte di un team di ricercatori astronomi di alto profilo internazionale, ho imparato a lavorare in squadra e, specialmente, ho toccato con mano quanta energia e dedizione ci vuole per produrre risultati scientifici solidi e concreti, e quanto è invece facile gettare fumo negli occhi vantando “risultati scientifici” che di scientifico hanno solo il nome, spesso usando i paroloni del linguaggio accademico arzigogolato tipico delle lobby e delle cricche della pseudo-scienza. 


    In questi anni da ricercatore ho consolidato una mentalità pragmatica per quanto concerne la risposta a quesiti di varia natura, l’organizzazione del pensiero e lo svolgimento di un esperimento per avere dati sulla base dei quali compiere determinate scelte.


    Questo è lo stesso tipo di pragmatismo che ho usato nello studio e della pratica degli insegnamenti della Bhagavad-Gita. Sono certo che anche tu troverai risposte importanti per il tuo cammino evolutivo in questo antico testo e sono anche certo che te ne accorgerai subito, fin dalle prime battute.


    Dal 2010 in poi ho iniziato la mia carriera nel Marketing Online e nell’insegnamento dell’Infomarketing a migliaia di studenti.


    Ho guidato diversi progetti online da milioni di euro di fatturato, spesso dietro le quinte, e tutt’oggi questa è la mia attività principale: insegnare a guadagnare online con le proprie passioni e competenze. Lo faccio in una grande azienda con un entusiasmante progetto di portata internazionale.


    Questo mi ha portato a conoscere da vicino il bello e il brutto della prosperità e della ricchezza: ho potuto toccare con mano gli effetti devastanti dell’avidità e del desiderio di potere, sia su di me che sugli altri.


    Ho visto da vicino quanto la mente possa essere amica e nemica delle persone e come il 99% dei problemi che abbiamo nel conseguimento dei nostri obiettivi di felicità e prosperità non siano altro che meccanismi della nostra mente (e la Bhagavad-Gita è piena di riferimenti e soluzioni per questo).  

    Mi sono misurato personalmente con la ricchezza e tutto quello che può portare quando non è equilibrata dalla conoscenza: arroganza, presunzione, cinismo, avidità, stress, volontà di controllo e potere. 


    Negli anni, e incontrando centinaia di persone, mi sono misurato anche con il suo opposto, ovvero la povertà, intesa non come situazione sfortunata di qualcuno o status economico di qualcun altro, ma come pigrizia, indolenza, procastinazione, pressapochismo e scarso desiderio di donare i propri talenti naturali.


    In questo ambiente in cui le spinte al migliorare il mondo e dare il proprio contributo positivo alla società si mescolano con le mire personali di guadagno e con le dinamiche numeriche di risultato che sono connaturate nel business, ci sono stati momenti intensi in cui mi sono trovato davanti a delle scelte difficili: il classico bivio tra il bene e il male, tra la forza e il suo lato oscuro, tra la luce e le tenebre.


    A volte ho vinto e altre sono stato vinto, ma la Bhagavad-Gita è stata sempre il faro che mi indicava la strada, anche quando l’ho rifiutata e le ho voltato le spalle guardando da un’altra parte.


    È rimasta il mio faro perché le sue risposte sono semplici, attingono ad una sapienza che è già dentro di noi, deve essere solo risvegliata.

    Sappiamo già tutto, è già tutto qui davanti a noi. 


    Ti avviso fin da subito, la fase della pratica non finisce mai, e questa non è una brutta notizia, è la migliore che ti potessi dare.


    Non esiste un traguardo per la nostra evoluzione spirituale, non sono il risultato o la meta a definire il nostro viaggio esistenziale, ma il viaggio stesso (ah, quante bellissimi versi della Bhagavad-Gita ti leggerò su questo splendido concetto, sarà entusiasmante!).


    Il mio viaggio sarebbe quindi continuato, ma la storia sarebbe finita qui, se un giorno quello stesso Maestro Spirituale che mi ha riempito di amore e lezioni di vita, anche se sinceramente ho ricambiato ben poco, non avesse deciso che, invece, ci sarebbe stata una nuova fase per me.

    La fase della restituzione

    Stavo portando il mio Maestro Spirituale, Sua Santità Radhanath Swami, autore di “Ritorno a Casa - Autobiografia di uno Swami Americano” e del sequel “Ritorno all’Anima - Guida Contemporanea all’antica Scienza dello Yoga”, ad una conferenza a Bologna dove lo attendevano quasi 5.000 persone.


    Gli confidai che ero molto felice e grato per tutti i doni che avevo ricevuto dal Signore, la mia vita affettiva, economica e sociale era completamente soddisfacente, sentivo perfino di ricevere più di quanto avessi dato.


    Gli confidai anche che mi sentivo un po’ bloccato, spiritualmente in stand-by, in una sorta di sospensione in cui tutto sembrava andare bene ma qualcosa in fondo al cuore mi diceva che c’era dell’altro… ma che cosa? Perché volevo ancora di più? Perché non accontentarsi?  


    “Giridhari dasa (questo è il nome spirituale che mi ha dato più di vent’anni fa), credo che sia arrivato il momento per te di restituire quello che ti è stato dato: diffondi gli insegnamenti della Bhagavad-Gita a più persone possibile”.


    Il tempo di un respiro e mi sono rivisto davanti al citofono del Don, con la mia domanda forse stupida e inopportuna, ma tanto desiderio di capire e conoscere Dio veramente.


    Poi, come un film accelerato, le mille esperienze della mia vita: il liceo scientifico, fisica nucleare a Trieste, l’anno di obiezione di coscienza a San Donà come giardiniere, il matrimonio, l’iniziazione spirituale, l’agriturismo BioGovinda, la laurea e poi il dottorato di ricerca all’Università di Padova, il diventare padre, il business online e l’esperienza di marketing, i viaggi in India, ecc...


    Inutile dire che, nonostante le tante esperienze di vita e ormai 20 anni di studio e pratica degli insegnamenti della Bhagavad-Gita, non mi sentivo per nulla a mio agio con l’idea di mettermi “dall’altra parte della cattedra”.


    Con la solita attitudine dolce e comprensiva lui mi lanciò uno dei suoi  sguardi birichini che sfoggia poco prima di fare una battuta divertente: “Non appena inizierai a leggere la Bhagavad-Gita danzeranno tutti in estasi, anche io danzerò in estasi”.


    Ovviamente lo diceva per incoraggiarmi, perchè i Maestri Spirituali autentici fanno sempre così, non appena vedono una piccola brace che potrebbe ardere iniziano a soffiare con forza, per far divampare il fuoco che tutti noi abbiamo dentro.


    Tutto questo succedeva quattro anni fa: ho continuato a studiare e approfondire la Bhagavad-Gita in diverse traduzioni, ho partecipato alla traduzione in italiano di una di queste edizioni, mi sono iscritto ad un Master dedicato e tuttora continuo a studiare e approfondire.


    Questo perché più si legge e si pratica e più si trovano tesori: è una caccia al tesoro infinita in cui si raggiungono dimensioni sempre nuove e avvincenti, dimensioni d’amore che riempiono il cuore.


    Non sta a me dirlo, e non voglio dilungarmi oltre, oggi è il giorno in cui questa fase della restituzione ha ufficialmente inizio: 


    è il 26 aprile 2020 e sono le ore 19:28…


    Da oggi leggerò per te, per intero, la migliore traduzione italiana disponibile della Bhagavad-Gita, soffermandomi sui punti cruciali della saggezza di cui è portatrice.


    Userò parole semplici, non me ne vogliano i filosofi e i cultori eruditi dell’opera, perché vorrei mettere in luce le risposte semplici che vi sono contenute, così semplici da mettere quasi in imbarazzo chi da tanti anni sbatte la testa contro alti muri di gomma, in cerca di soluzioni sociali, psicologiche, economiche, ambientali, spirituali o di salute fisica.


    Risposte semplici, con amore…


    ...semplici, perché userò più possibile il mio approccio pragmatico, moderno e razionale; 


    ...con amore, perché la Bhagavad-Gita è, a tutti gli effetti, un vero e proprio trattato dell’amore, l’amore per Dio e per tutti gli esseri viventi, suoi figli e nostri fratelli.


    Offro a te lettore questa lettura integrale della Bhagavad-Gita come servizio al mio amato Maestro Spirituale, Sua Santità Radhanath Swami, e a tutta la catena ininterrotta di maestri che lo hanno preceduto e che arriva fino alla fonte, Sri Krishna, che in quel giorno tanto sublime quanto terribile ha dato ad Arjuna gli insegnamenti sull’amore più segreti e potenti che un uomo possa ricevere in questo mondo.


    Ti auguro ogni gioia e felicità,
    Tiziano.

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