Remo Riva

"Il giro di una danza e poi un altro ancora e tu del tempo non sei più Signora” (A.Branduardi)

2019-06-13 19:04:58

L’intento di questo articolo è quello di parlare di qualcosa che sta al nostro fianco dal preciso istante in cui veniamo concepiti; qualcosa che rappresenta una dicotomia, che viviamo ogni notte nell' inconsapevolezza. Oggi affrontiamo la “leggerezza” del tema MORTE: la Vita per eccellenza.

Nel Medioevo erano molto diffusi dipinti o disegni che raffiguravano la Danza Macabra: uno o più cerchi di danzatori in cui, ai ballerini, erano intercalate figure scheletriche o mostruose.


Perché? Che significato avevano? 


Tali rappresentazioni nascevano con lo scopo di esorcizzare la Nera Signora: era credenza diffusa, soprattutto nel volgo che. facendola danzare in tondo, Essa perdesse il senso del tempo  e risparmiasse così le anime di coloro che era

 venuta a prendersi al villaggio.

Wow… che spiegazione affascinante… Immagina

Figure semplici come possono apparire i contadini che riescono a trarre in inganno 

una figura senza tempo che ha Potere immenso sulla Vita… 


Incredibile.


Torniamo un po' alla realtà.

C’è qualcosa che ci accompagna fedele per tutta la Vita: è il suo esatto opposto.

Come ogni cosa ha il suo contrario, così esiste “the dark side of the Life” 

Qualcosa a cui noi occidentali, spesso ancora, tendiamo a non chiamare 

con il suo vero nome, credendo cosi di allontanarla, di esorcizzarla.


Ed è esattamente quello che io ho fatto sino ad ora in questo articolo.

Non l’ho citata in modo evidente, ma tu che leggi hai compreso che è della MORTE che sto scrivendo.


Nell’antichità la morte era vista come un passaggio: per raggiungere gli antenati, oppure gli dei.

Esisteva comunque la credenza di un “aldilà “dove si potesse condurre una diversa esistenza.


Le filosofie orientali da sempre parlano di reincarnazione di livello in livello, fino al raggiungimento di un Nirvana che spezza questo circolo.


Poi si arriva al cristianesimo che nella  sua Umana Interpretazione ci condannava ad una vita di penitenza e flagellazione per accedere,  nella morte, ad un paradiso di beatitudini.


Meglio, forse, è la credenza del paradiso con le 7 vergini, almeno un po' di sana attività sessuale, cosa che sembra preclusa in altri paradisi...


Le parole che ho usato nella citazione sono tratte da una canzone, da una poesia musicata, nella quale un ottuagenario si guarda per pochi minuti indietro nella

vita per poi proiettarla in avanti.

Egli si chiede come sarà quell’ultima volta in qui aprirà gli occhi, in cui sentirà la voce della sua compagna e il rumore del vento.


Ed io che ne penso?


Io non ho mai pensato a come potrebbe essere il mio ultimo giorno, se in qualche modo sarò cosciente oppure no,  se la Vita mi darà qualche avvisaglia o se sarà, per così dire, una sorpresa.


L’idea della morte fine a sé stessa mi trova privo di paura: come per tanti di noi, a spaventarmi maggiormente,

 è l’idea della sofferenza: mia e di coloro a me vicini.


Per quanto mi riguarda sono d’accordo con Lavoisier ed il celebre aforisma:

“nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma.


Ecco, in quel momento io mi trasformerò in altro!! 


Mi sono volutamente attenuto ad un linguaggio leggero, poiché il mio intento è quello di fare due chiacchiere,

 scambiare qualche parola nei commenti, conoscere la vostra opinione e, ultimo ma primo per importanza, comprendere che Tutto nel Tutto è sempre Vita.