Passi Sparsi | Esercizi di Empatia in narrativa

Libri & Scrittura

Passi Sparsi #08

2018-11-10 09:07:32

Passi Sparsi di Cristina, impiegata, anni 38

Ho sempre avuto una tale paura di restare sola che alla fine ci sono rimasta, da sola. Questa è la teoria delle mie amiche. Dicono che il pensiero crea, che temere una cosa, ad esempio, te la fa arrivare su un piatto d’argento. Dicono che pensare continuamente a una situazione di cui hai terrore sia come pregare l’Universo (loro lo pronunciano sempre maiuscolo) di portartela al più presto. Il fatto è che se ci pensi, a queste cose, ti incazzi di brutto e ti viene voglia di mandarle affanculo, con le loro teorie new-age e il volemosse bene. Prendi la mia gelosia. Praticamente quando stavo con Riccardo ero una bestia, lo ammetto. Camminavamo insieme per la città e mi accorgevo che si voltava a guardare tutte le belle ragazze che passavano. Era più forte di lui e non riuscivo ad accettarlo, era uno stronzo. Dico, quando vai in giro da solo puoi guardare chi vuoi, ma se stai con me, mano nella mano, come posso sentirmi se ti fai venire il torcicollo quando passa una diciottenne? Come quella volta: stavo bevendo a garganella dalla fontana davanti al Teatro Grande, e lui lì vicino a me. Mi asciugo con la mano, mi volto e lo vedo che sorride a una adolescente morettina con la minigonna. Come cazzo si fa a non essere gelose con uno così? Come fai a non avere pensieri orrendi sul fatto che, quando non siete insieme, lui fa sicuramente il pavone?  

Cavolo, ho quasi quarant’anni, non puoi paragonarmi a una di diciotto o venti! E così via. Adesso non ditemi che alla fine lui si è messo con quella pseudovelina solo perché la sottoscritta, con i suoi pensieri negativi, ha creato la realtà. Ci si è messo perché è un maiale, un infedele. Mi diceva che “amava il bello”, ah ah. Si arrampicava sui vetri in questo modo, il finto tonto, e a me andava il sangue alla testa. Mi diceva: sai amore, io non posso non vedere le cose belle e questo non significa che tu non sei bella per me. Ma cazzo, perché allora non ti fai rapire gli occhi dal Duomo nuovo, o da quello vecchio, che sono opere belle? Perché non ti fermi a rimirare la statua di Garibaldi o l’abete antico di piazzale Arnaldo? Perché non vai a guardare gli affreschi del Tintoretto, o le mostre al Santa Giulia? Perché ti piace la gnocca, ecco perché. Ad ogni modo eccomi qui, che mi allontano dal centro Yoga dove avrei dovuto riequilibrare i chackra su consiglio di quelle svalvolate. E via di incensi e cristalli e olii essenziali e meditazioni del piffero, che mi hanno fatto innervosire peggio di prima. Due ore buttate e cinquanta euro in meno. Fanculo all’Universo e al pensiero creativo delle mie chiappe. Uno è fortunato o sfortunato, non c’entra come pensa o cosa pensa. La settimana scorsa Melissa mi fa: andiamo tutte insieme a meditare nel Duomo vecchio, che c’è una bella energia. Andiamo. Ok. Proviamo. Be’, io mi sono rotta le palle, se devo essere sincera. Mentre loro recitavano un mantra tibetano, o mongolo per quanto ne so, io contavo i mattoncini degli archi. Per dirla tutta, dopo essermi arresa sulla pronuncia assurda di quella roba lì, ho recitato dentro di me tre Ave Maria e un Padre Nostro, poi ho contato tutti i mattoncini del cazzo che c’erano lì dentro e alla fine me ne sono andata da sola. Non fa per me, mi sento un’idiota. Con la rabbia ci si deve convivere dico io. Più ti metti ad allontanarla e a pensare positivo, più ti schiaccia dentro. Preferisco farmi un’ora di corsa in Maddalena per quanto mi riguarda. Là sì che mi sento bene, con le gambe che viaggiano e la testa libera e il sangue che pompa a mille. Sono bresciana, non tibetana, ma so amare ed essere felice se trovo qualcuno per cui ne valga la pena. Tutto qui. Cristina impiegata anni 38