Guido Iafrate

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RESPONSABILITÀ CIVILE GENERALE: COPERTO SOLO IL 3,7% DELLE FAMIGLIE I danni procurati a terzi possono mettere a rischio il patrimonio delle famiglie, chiamate spesso a pagare dei risarcimenti anche piuttosto cospicui. Eppure, la maggior parte degli italiani non è tutelata da nessuna forma di assicurazione. Aveva fatto scalpore, qualche mese fa, la richiesta di risarcimento per 130 mila dollari recapitata ad una famiglia dopo che il figlio minorenne aveva distrutto una statua in un museo. Eppure può accadere a chiunque e in qualunque momento che un danno provocato a terzi da un figlio, dal proprio animale o da un bene di proprietà determini la necessità di risarcire cifre importanti, mettendo a repentaglio il bilancio e i progetti futuri. Se quando si compra un’auto è scontato fare l’assicurazione Rca (Responsabilità civile auto), obbligatoria per legge, agli italiani appare invece superfluo mettersi al riparo dagli imprevisti con polizze di Responsabilità civile generale. Le famiglie, così, risultano ampiamente scoperte. Più del 96% delle famiglie non ha una polizza di Responsabilità civile generale I dati Ania sono allarmanti: solo il 3,7% delle famiglie è tutelato nel caso in cui provocasse danni a terzi. Le più virtuose sono le coppie con un figlio (6,7%). Fanalino di coda, invece, i genitori single con due figli: in questo caso la copertura si ferma allo 0,9%. Eppure, secondo l’ultimo rapporto Acri (Associazione delle Casse di risparmio e fondazioni di origine bancaria), una famiglia su 5 rischia di andare in crisi se dovesse affrontare una spesa imprevista da 1.000 euro. Se l’imprevisto fosse di 10.000 euro, solo il 34% potrebbe farvi fronte con le sole proprie forze. Perché, allora, solo pochi scelgono polizze di Responsabilità civile generale? Da una parte, c’è una tendenza a ritenersi al sicuro, come se gli imprevisti potessero accadere solo agli altri. Solo dopo che avviene l’evento dannoso, si pensa a quanto sarebbe stato meglio tutelarsi per tempo. C’è poi la diffusa convinzione che le polizze assicurative siano un costo, perché i premi sono un’uscita certa, mentre gli indennizzi sono solo eventuali e dipendono dal verificarsi dell’evento dannoso. In questo ragionamento non si tiene in considerazione una cosa molto importante. Chi non ha coperture assicurative, tende a fare accantonamenti fai da sé per accumulare risparmi da destinare a spese impreviste. Ciò vuol dire comunque rinunciare ad una certa quota di risorse nel presente, senza però avere la garanzia che quanto accantonato basti davvero a coprire la spesa imprevista. Si rischia, quindi, di fare un sacrificio senza avere i benefici che invece può dare una polizza. Cosa copre una polizza di Responsabilità civile generale? Se il danno è causato involontariamente, l’assicurazione risarcisce il danneggiato nei casi stabiliti nel contratto, proteggendo il patrimonio. A seconda degli accordi contrattuali, la polizza può prevedere anche l’attivazione di assistenza legale o l’affiancamento in altre incombenze che possono insorgere dall’aver procurato un danno a terzi. E il costo? In realtà, i premi sono generalmente contenuti. Ad esempio, con le soluzioni distribuite da A1 Life, un versamento annuo di 89 euro – pari a circa 7,5 euro al mese – permette di attivare garanzie per RC vita quotidiana, vacanze, tempo libero, figli e animali per un massimale di 1.100.000 euro.

Guido Iafrate

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PAGARE LE CURE MEDICHE? 7 MILIONI DI ITALIANI SI SONO INDEBITATI Affrontare le spese per la cura della propria salute può diventare un problema se non si hanno le risorse necessarie a disposizione. Nel 2017, secondo il Censis, 7 milioni di italiani hanno chiesto prestiti, e quasi 3 milioni hanno intaccato i risparmi e i proventi della vendita della casa. Indebitarsi per pagare le cure mediche è una prassi molto più diffusa di quanto si pensi. Nel 2017, lo hanno fatto 7 milioni di italiani, che hanno dovuto ricorrere a prestiti per poter pagare prestazioni sanitarie. Inoltre, 2,8 milioni di italiani hanno addirittura dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi. Sono dati impressionanti quelli che emergono dall’ultimo rapporto del Censis-Rbm Salute sulla spesa sanitaria. Dalla fotografia emerge che solo il 41% degli italiani copre le spese sanitarie esclusivamente con il proprio reddito: il 23,3% deve integrarlo attingendo ai risparmi, mentre il 35,6% deve usare i risparmi o fare debiti, con punte del 41% tra le famiglie a basso reddito. Chi non fa debiti, è comunque costretto a tagliare altre spese per pagare la sanità (47% degli italiani). Perché ci si indebita per le cure mediche? Nella maggior parte dei casi, gli italiani si rivolgono al privato a causa dei lunghi tempi di attesa nel pubblico o perché il servizio sanitario nazionale non prevede la gratuità. Nell’ultimo anno sono stati 44 milioni gli italiani che hanno speso soldi di tasca propria per pagare prestazioni sanitarie per intero o in parte con il ticket, per un esborso medio di 655 euro. Si stima che, nel 2018, la spesa sanitaria privata arriverà al valore record di 40 miliardi di euro, contro i 37,3 miliardi del 2017. Il trend è in crescita da diversi anni: nel periodo 2013-2017 parliamo di un +9,6%.

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Violazione del Gdpr, maxi sanzione da 110 milioni di euro per Marriott. L'Authority britannica (ICO) che sovrintende all'applicazione del GDPR ha evidentemente cominciato a fare sul serio. Dopo una multa a British Airways è in arrivo una maxi sanzione anche per la catena alberghiera Marriott International. La sanzione è di circa cento milioni di sterline, pari a poco più di 110 milioni di euro.

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