Marco Boscarato scrive

Parole che si fanno strada

Marco Boscarato scrive

Parole che si fanno strada

Ho sbagliato tutto...

2022-05-02 06:41:51

Bene. Molto bene. Potrebbe essere un ottimo punto di partenza.

Ho sbagliato tutto…

Bene. Molto bene. Potrebbe essere un ottimo punto di partenza!

A prima vista sembra che “Giustamente errare” parli del cammino, sia un libro sul cammino.

In realtà non è così.

È un libro che ho scritto per raccontare quello che ho imparato dal fatto di essere partito a piedi un giorno ed essere arrivato, un altro giorno, altrove.

“Camminante non c’è il cammino. Ma ci sei tu, che cammini!”

Scrivo qui parafrasando la poesia di Antonio Machado, spesso citata argomentando di cammini e pellegrinaggi (l’originale è “Camminante, non c’è cammino. Il cammino si fa nell’andare.”).

Non c’è cammino, ma siamo noi, in cammino. E questo noi, questo IO che siamo, del e nel cammino fa esperienza, si nutre e crea in sé ricchezza: raccoglie ostacoli e trova le forme del loro superamento.

Il versante interiore del camminare, il senso dell’“errare” come quintessenziale alla nostra umana ricerca del giusto e del vero, la necessità di affrontare il nostro percorso con fiducia, la trasmutazione che avviene nel cammino per cui cambiano le domande identitarie (non più “chi sei” ma “da dove vieni” e “dove vai”), le tracce che segnano noi e il cammino,… ecco, tutto questo: il versante interiore.

È il versante interiore, il paesaggio impervio che tante volte affrontiamo con ardore e su cui tanto spesso inciampiamo scivolando verso il basso, il vero protagonista di questo libro.

Per questo, nello scritto si alternano stralci del diario, riflessioni, poesie, in un ritmo che mette in evidenza la dimensione “simbolica” del viaggio, quella che unisce due punti dando ad essi un significato che i due punti, indipendentemente, non hanno. Due punti che nel viaggio sono la partenza e l’arrivo, ma che sono presenti in ogni istante nell’unicità della nostra esperienza.

il viaggio come simbolo

Il termine simbolo deriva dal greco symballein, che nell'antica Grecia indicava una tavoletta con un cartiglio spezzata e destinata nelle sue parti distinte a due diverse persone, che potessero riconoscersi come appartenenti ad una unità, dopo essersi separati nello spazio e nel tempo, proprio grazie al ricongiungimento dei due lembi della tavoletta.

Questo libro racconta come nel mio viaggio sia riuscito a unire la tavoletta, conducendo con me, nella stessa esperienza, la persona che ero alla partenza con quella che sarei diventato all’arrivo.

Se non l’avessi fatto sarei finito nella stanza del diavolo, dia-ballein, il diviso, il non unificato, imprecando per il destino amaro, per la sfortuna, per il tempo o per qualsiasi cosa che non fosse corrisposta a quello che invece è accaduto nella realtà. Quindi, imprecando per la realtà, e sentendomene separato.

L’ho fatto, invece, ci sono riuscito, ho costruito per me il simbolo e ho ricongiunto i lembi di questa esperienza.

Questo è accaduto grazie ad alcune consapevolezze che il cammino stesso mi ha trasmesso: tra le tante, quella che siamo sempre al posto giusto, anche se abbiamo sbagliato strada. Perché il momento in cui ce ne rendiamo conto è un momento di verità, quello in cui si disegna in noi il percorso per la meta, in cui possiamo rialzare lo sguardo, rialzarci e andare, con una nuova intenzione.

Ritrovando sempre l’unità tra giusto e sbagliato, il simbolo del nostro andare, nell’unico cartiglio possibile, nell’unico punto: la nostra imprescindibile e inimitabile esperienza di vita, quello che siamo, noi.

Buona lettura!

Marco Boscarato


Puoi acquistare il libro dal seguente link, oppure segui questo blog, oppure scrivimi: organizzerò presto delle presentazioni durante le quali sarà possibile acquistare la copia cartacea.

by Marco Boscarato
13  
44