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C’era una vecchia canzone di un cantante ormai dimenticato, Ricky Maiocchi ex solista dei Camaleonti, che diceva : “il mondo volge le spalle al bene e lottano tutti come jene”. Mi viene regolarmente in mente quando opero come ctu o ctp in vertenze riguardanti l’affidamento dei figli. Mi capita da più di venti anni e ancora non me ne capacito. Sono stati scritte valanghe di libri, si sono fatte tutte le divulgazioni possibili, si è solidificata una cultura della buona separazione : tutto inutile, siamo sempre al punto di partenza. Lotte accanite per un pernottamento in più o in meno del figlio (il famoso “pernotto”), per una settimana in più o in meno in estate, per la consegna (Fedex?) mezz’ora prima o mezz’ora dopo, padri che insultano madri, madri che denigrano padri, figli tirati da una parte e dall’altra, regole educative contrapposte, chi più ne ha più ne metta. Le sedute di condominio al confronto sono consessi di saggi. Quando cerco di spiegare ai genitori, dati della letteratura alla mano, quali potranno essere le conseguenze del loro configgere per i figli (esempio classico: potrò ritrovarli come camerieri all’ottima pizzeria di San Patrignano) mi annoio a sentire la mia voce che dice sempre le stesse cose. Tanto serve a ben poco: continuano a fissarti con l’occhio vitreo, magari fanno finta di capire, fanno gesti di assenso poi il giorno dopo chiamano la Polizia o denunciano Fedex perché il figlio è sceso mezz’ora dopo o è stato riconsegnato in ritardo. Il bello è che il sistema giudiziario non scoraggia in alcun modo il rito contenzioso (sembra anzi che lo incoraggi) e poi stigmatizza il genitore “conflittuale” che gioca con quelle regole su cui il sistema stesso si regge. Negoziazione assistita e pratica collaborativa, queste sconosciute. Più si fanno corsi, master, conferenze, più si scrivono libri e si fanno film sull’argomento più sembra che il sistema si alimenti e prosperi. Durante molte ctu cresce un sentimento sottile di fastidio misto a disagio e rabbia che ti indurrebbe o alla fuga (forse in molti casi salutare) o all’attacco. Poi ci ripensi e cerchi di farli ragionare . Che forse rappresenta la sola soluzione possibile: somministrare loro qualche dose di ragionamento. Concludeva la canzone di Ricky Maiocchi: “ma quando finisce il giorno e si fa sera... c’è chi spera”. Sperare non costa e fa bene alla salute Giovanni Battista Camerini

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