Andrea Passarini

Top Founder Executive

Andrea Passarini

Top Founder Executive

La relatività del tempo e la capacità di reazione

2018-12-22 21:32:43

Il tempo esiste indipendentemente dall'incidenza degli avvenimenti su di noi?

In un articolo precedente commentavo il falso problema di come sia difficile ritagliarsi del tempo per sé e per il proprio benessere, di come siamo talmente occupati e pre-occupati di poter assolvere il nostro tempo, di poter adempiere ai nostri compiti nel tempo che ci siamo assegnati, che ci dimentichiamo ti risolvere i nostri problemi, o meglio, volontariamente non risolviamo i nostri problemi, perché "non abbiamo tempo".


Aggiungevo, poi, che prendersi del tempo per sé, prendersi cura di sé stessi, in realtà non è un consumare tempo, ma guadagnare tempo, perché se stiamo bene, lavoriamo meglio, lavoriamo più velocemente, siamo più concentrati, risolviamo i problemi in metà tempo, etc. etc.


Ma in realtà, esiste il tempo?


Secondo le ricerche dei fisici nucleari sembrerebbe proprio di no, o meglio non esisterebbe il tempo assoluto.


Lo spazio-tempo è un concetto fisico che combina le nostre classiche nozioni tradizionalmente distinte di spazio e di tempo in una unica entità omogenea.


Riporto quello che Sant’Agostino d’Ippona (354 – 430) affermava:
“Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente…”


Fu Newton a porre l'attenzione sul tempo, prima il tempo era solo un modo di misurare come si muovono le cose, come accadono gli avvenimenti.  Se non c’è nulla che si muove, che avviene, non c’è il tempo. Newton ha separato il tempo dagli accadimenti del mondo, ha immaginato l'universo come un immenso spazio vuoto dove il tempo passa anche se non c’è niente e non accade niente.


Quello che chiamiamo “tempo” è solo un modo di tenere conto di come si muovono le cose. 


Fra quello che è il “passato” e quello che è il “futuro”, Einstein si è accorto che in mezzo c’è molto di più che un effimero e istantaneo “presente”.  Quanto dura questo “né passato né futuro”? Dipende dalla distanza.  La distanza determina il tempo di interazione. In una semplice conversazione, per esempio, fra Marte e la Terra la risposta arriverà dopo 15 minuti che è stata formulata la domanda. Quei quindici minuti non sono né nel mio passato né nel mio futuro. Sono nella “zona intermedia”.


Ma il dubbio che mi sovviene nelle mie elucubrazioni mentali: il tempo dipende dalla distanza o dalla velocità di reazione, dalla velocità del nostro tempo interno?

Il tempo, come emerge dalla teoria della relatività di Einstein, è relativo e dipende dalla velocità con cui ci si muove nello spazio. Il tempo è una delle componenti dimensionali che chiamiamo spazio-tempo. Ma lo spazio va inteso come spazio esterno o anche come spazio interno?


In poche parole mi pare che il nostro tempo sia più in relazione con la nostra velocità di reazione, di attività ecc. e come recentemente formulato apertamente: la mente crea il tempo. Quindi il tempo non esiste indipendentemente dalla percezione.


Questo concetto appare evidente nel momento in cui mi accorgo che mi sta per capitare un incidente, un trauma. Tempo fa in auto feci un frontale, per fortuna senza grosse conseguenze se non per l'auto. In quei momenti in cui mi accorsi che l'auto non teneva più la strada per l'asfalto scivoloso e che ero costretto ad allargare la curva mentre dall'altra parte arrivava un furgone, il tempo si dilatò immensamente. Una infinità di pensieri mi avvolsero la mente in quelle frazioni di secondi, come se il mio orologio interno avesse molti minuti a disposizione, quasi delle mezze ore.


In altri termini, se mi trovo in una situazione in cui devo accelerare tutti i miei ritmi, il mio tempo accelera e quello esterno appare dilatato, lento.


Mentre se non riusciamo ad adeguarci alla vita frenetica della società in cui viviamo, il tempo non basta mai, il nostro tempo è troppo lento rispetto a quello dell'ambiente in cui viviamo, tempo che sembra esaurirsi subito.


Anche quando siamo in vacanza, tutti rilassati, non facciamo nulla, ma il tempo ci scorre via velocemente inesorabile e arriviamo alla fine del nostro soggiorno quasi senza accorgercene. È solo una percezione o c'è qualcosa d'altro?


L'alternativa è accelerare il nostro tempo, accelerare la nostra attività, la nostra vita, aumentare il nostro ritmo vitale, col rischio, però, di andare fuori giri, di velocizzare l'usura del nostro organismo. Quante persone in carriera o sportivi ad alto livello si usurano anzitempo e sono soggetti a problematiche varie anche in età non avanzata. Il nostro corpo ha bisogno di tempi di ripresa.


Pensiamo alla farfalla il cui ritmo vitale è rapidissimo come quello di molti insetti, ma la loro vita dura pochi giorni, se non poche ore, mentre la tartaruga con il suo lento incedere campa cent'anni.
Nel nostro piccolo possiamo vedere come il tempo non sia uguale per tutti.

Il fatto che il tempo sia un concetto relativo lo possiamo concepire con un esempio che ci può apparire incredibile e mi ha fatto fare queste riflessioni.


L'altra settimana stavo andando a trovare un amico sui monti romagnoli: solito traffico intenso in autostrada, andatura da crociera. Poi ho affrontato il tratto su per le strade provinciali, cercando di ricordare ad ogni curva il percorso. Sono arrivato impiegandoci quasi un'ora e mezzo. Abbiamo pranzato piacevolmente e ricordato i momenti antichi. Ad un certo punto del pomeriggio mi sono rimesso in viaggio per il ritorno: stessa strada, stesso traffico intenso in autostrada, stessa velocità di crociera, ma al contrario, in direzione opposta. Arrivo a casa, ho la sensazione di averci messo meno tempo: incredibile è trascorso meno di un'ora da quando sono ripartito.


Cosa è successo? Boh!


Vi sarà capitato che nel fare un viaggio, ad esempio al mare o in montagna, nel percorso di averci messo un certo tempo, il tempo del viaggio in relazione alla velocità. Poi al ritorno, lo stesso percorso, la stessa velocità, il tempo intercorso risulta molto minore, orologio alla mano.


Forse al ritorno conosciamo già la strada e la nostra mente è tutta concentrata ad arrivare più rapidamente possibile? Mentre all'andata, non conoscendo bene il percorso il nostro cervello rallenta perché mi devo adattare al tragitto che mi ritorna man mano dalla memoria? Oppure è vero tutto il contrario di questo pensiero? E le persone che sono con noi? Hanno tutte le stesse modalità di forma-mentis?


Non mi soffermo in ulteriori elucubrazioni per non rischiare di arrovellarmi il cervello e dare modo a qualcuno ad invitarmi a bere meno. Per la cronaca sono quasi astemio.


Per noi esseri umani, quindi dalla limitata capacità percettiva, il tempo si muove linearmente in una unica direzione che va dalla previsione, all’esperienza e al ricordo.


Il tempo perciò ci appare procedere in forma lineare dal passato al futuro, ma con un ritmo ed una velocità che è conseguenza del nostro ritmo e velocità interna rispetto alla nostra percezione degli avvenimenti che ci circondano.


Come abbiamo visto il tempo è uno spazio relativo e dipende da ognuno di noi.

A conclusione di tutto questo amplio e complesso discorso possiamo affermare che il tempo e quindi la velocità di reazione, di guarigione dipende soprattutto dalla persona più ancora che dal trattamento. Ovviamente un buon professionista ha un suo ruolo importante e non secondario, ma tutto dipende da quanto l'organismo è in grado di recepire gli stimoli del trattamento, dalla sua velocità di reazione per riportare l'energia vitale all'equilibrio e all'armonia.


Per cui quando al primo incontro la persona chiede: "quante volte devo tornare?", non sempre si riesce a determinare i tempi di un trattamento senza aver visto prima come l'organismo reagisce e quindi come la stimolazione è efficace nel sciogliere i blocchi e ripristinare il corretto flusso energetico.