Musica & Danza
Atteggiamento e Comportamento
Il sistema nervoso è così importante perché fa comunicare le varie parti dell'organismo tra loro - e permette all'organismo di ricevere e comunicare messaggi all'ambiente circostante.
Il sistema nervoso è dotato di una mente, che funziona attraverso un flusso di immagini organizzate in un’ottica di equilibrio e miglioramento (omeostasi).
Nello schermo della mente fluiscono le immagini associate al mondo esterno (i sensi), alle azioni (equilibrio propriocettivo autonomo) ed anche ai pensieri della stessa mente.
La mente ha come scopo il rendere migliore la vita in funzione di ciò che sono gli input nervosi autonomi (che gestiscono la sopravvivenza).
La mente, infatti, è supportata, per lo più inconsapevolmente, dalla collaborazione dello stesso sistema nervoso autonomo, il quale associa alla mente i vari parametri degli organi interni che processano la "vita" in senso stretto e reale (segnalando con diverse intensità: salute o malattia, freddo o caldo, fame o sete, pericolo o sorpresa, tristezza o gioia, rabbia o paura, postura adeguata o inadeguata, ma soprattutto piacere o dolore; ed un sacco di altre cose). Questo permette alla mente di valutare inconsapevolmete (gli psicologi direbbero "inconsciamente", ma diciamo piuttosto: "implicitamente", che si addice di più ad un comportamento - vedi oltre) la corretta condotta da adottare per meglio perseguire l’adattamento (Damasio, Panksepp).
Tutto questo perché chi vive - lo si sappia o meno - vuole poter vivere, perseguendo in questo modo (consapevole o non consapevole - esplicitamente o implicitamente), la propria omeostasi ("l'equilibrio", biologicamente parlando).
L'omeostasi è "il miglior stato di equilibrio dell'organismo compatibile con la vita".
Anche i "frutti della mente" (che arrivano sempre dopo rispetto agli atteggiamenti impliciti - che sono gestiti dalle risposte autonome) come ad esempio i pensieri di miglioramento, le conquiste scientifiche, la risoluzione di un problema, le relazioni con gli altri, sono da leggersi in questa prospettiva. Quale? Di “miglioramento dell’equilibrio organico”.
Facciamo un esempio di ciò che si intende per implicito: se il mio organismo è molestato, il comportamento conseguente che si può adottare è quello di irritarsi per far fronte ad una situazione molesta. I neuroni percettivi sono cellule che si "irritano" scaricando segnali, quando vengono stimolate dagli agenti interni ed esterni. Ecco perché uno stato organico implicito si chiama atteggiamento: un comportamento "irritato" ha in sé stesso un atteggiamento di irritazione - oppure può essere "disponibile, o aperto, o cordiale, o attendista, o resistivo, ecc." se la stimolazione ha quel tipo di caratteristiche che inducono quella particolare risposta. Non occorre esprimerlo a parole: è "l'atteggiamento che è implicito". Non è uno "stato d'animo" (non nasce dalla psiche), ma è uno stato del corpo organico (che può influenzare o meno il pensiero a seconda della sua intensità). Ecco perché un atteggiamento (che nasce da uno stato del corpo) può instaurare uno stato d’animo, o uno “stato mentale”. Stando così le cose, non sorprende che per riportare calma (per indurre un atteggiamento di calma) in una persona turbata, si dice: “respira!”, oppure: “vuoi un bicchier d’acqua?”. Anche nel porgere una notizia che si presume induca forti risposte emotive all’organismo, si dice prima all’interessato: “siediti”, per prevenirgli un atteggiamento di forte inadeguatezza.
A proposito, l'atteggiamento non è necessariamente un comportamento: si può star fermi ed "avere comunque un atteggiamento implicito”.
La 'relazione con il trascendente' può rientrare in ciò che si intende per "relazioni con gli altri", che, naturalmente, è influenzata da un atteggiamento.
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Ma non significa necessariamente che questa sia l'unica relazione possibile con il trascendente. Può essere che ve ne siano ben altre, oltre a quella permessa biologicamente (in fondo, che ne so, io...?).
Personalmente credo che il riconoscersi come un “organismo che ha vita”, cioè un tipo di stato che non è possibile ottenere autonomamente (non “ci si dà la vita”), permetta di introdursi in una prospettiva di creaturalità: cioè di riconoscersi creatura, individuando un possibile creatore quale interlocutore con cui relazionarsi.
E' una forma di atteggiamento, in fondo, che l'organismo adotta davanti alla realtà di un pensiero con cui esso si misura grazie alla mente.
L'organismo, infatti, è a sua volta influenzato dalle immagini che nascono dai pensieri della mente.
Si instaura, quindi, un tipo di relazione con il trascendente, che la nostra mente è in grado di perseguire perché lo reputa possibile.
La cosa più naturale del mondo.
Poi, che uno abbia o meno fiducia che questo si possa verificare, sono affari suoi.
L’umiltà di riconoscersi creatura (questo riconoscimento, che probabilmente è la semplice verità - una umiltà che è pura e semplice constatazione) è da sempre un atteggiamento molto più diffuso di quanto si pensi oggigiorno, perché è ragionevole.
In fondo, come qualcuno avrà già detto, la vita è l'unico miracolo a cui non puoi non credere.
Sapevàtelo.