Arte & Intrattenimento
Chernobyl: a 33 anni dal disastro cosa resta di Pripyat, la città fantasma
Pripyat oggi è una città fantasma. Ma c’erano circa 50mila abitanti qui, prima che il 26 aprile 1986 l’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, poco distante, costringesse tutti quanti a scappare (il giorno dopo, in sole tre ore) il più lontano possibile dalla città
che fino a quel momento era stata vivace e moderna.
Cinquantamila persone che, salendo a bordo di numerosi autobus mandati appositamente, si sono lasciate alle spalle la vita di tutti i giorni e sono partite portando con sé solo i documenti e pochi oggetti necessari. L’annuncio del comune parlava di un’evacuazione temporanea ma si raccomandava con i cittadini di chiudere acqua, luce e gas. Nessuno invece ha mai fatto ritorno nella cittadina. Case, ospedali, scuole, strade: tutto è rimasto immobile da allora a raccontare quello che c’era e che non c’è più. Solo il degrado, la rovina e la vegetazione che ingoia tutto rivelano come in realtà siano passati 33 anni. Il fotografo olandese Erwin Zwaan, 47 anni, tra il 2016 e il 2018 si è inoltrato nella zona in cui ancora oggi è vietato accedere per l’alto livello di radiazioni, per testimoniare con scatti impressionanti cosa resta oggi di Pripyat e dei dintorni. E nelle immagini ha raccontato cosa resta, 33 anni dopo il disastro, di quella città.