Storia & Antichità
Mala-giustizia francese
Quando a nessuno importa dell'innocenza dell'accusato le cose si mettono male...
Nel 1904 in Francia scoppiò il caso Dreyfus: un ufficiale dello Stato Maggiore, il capitano Alfred Dreyfus, fu accusato di aver passato documenti militari riservati alla Germania, grande rivale della Francia (nonché vincitrice della guerra franco-prussiana del 1870). Oltretutto il povero Dreyfus era originario dell'Alsazia, una regione francese (ma di lingua tedesca) passata alla Germania nel 1871.
Quando Dreyfus fu arrestato e processato dal Tribunale Militare capì che tutto era contro di lui per due motivi:
- era alsaziano: i francesi quindi lo vedevano come un quasi-tedesco, un nemico infiltrato tra loro
- era ebreo: nella Francia dell'Ottocento c'era un antisemitismo oggi inimmaginabile, specialmente negli ambienti militari, giudiziari e politici
Dopo un processo fin troppo rapido, Dreyfus fu riconosciuto colpevole, degradato e spedito ai lavori forzati nella famigerata prigione dell'Isola del Diavolo, nella Guyana. Nonostante questo però le indagini continuarono.
Ma la Francia si era nel frattempo spaccata in due: da un lato c'erano i conservatori/reazionari, fortemente convinti della sua colpevolezza, dall'altra c'erano molti intellettuali sicuri della sua innocenza. A schierarsi a favore di Dreyfus fu il mondo della cultura, con il celebre scrittore Emile Zola che scrisse l'altrettanto celebre editoriale "J'accuse...", una lettera diretta al Presidente francese.
La reazione dei "cattivi", cioè lo Stato Maggiore, fu l'arresto degli investigatori che stavano raccogliendo prove a favore di Dreyfus, unito alla condanna di coloro che si erano schierati a favore del condannato, incluso lo stesso Zola. inoltre i giornali più nazionalisti cominciarono una violenta campagna diffamatoria contro ebrei, intellettuali, alsaziani e quanti in generale avevano supportato Dreyfus, aumentando la tensione nel paese.
Nel 1898 però l'uomo che aveva accusato il capitano alsaziano confessò di avere falsificato le prove e si suicidò in prigione. Allora tutti si accorsero che qualcosa non andava: il processo fu riaperto e saltò fuori il vero responsabile del crimine. L'uomo in questione era Ferdinand Walsin Esterházy, un collega di Dreyfus allo Stato Maggiore, un nobile francese sommerso dai debiti (vendeva documenti ai tedeschi per arrotondare).
Di conseguenza il capitano alsaziano fu graziato, liberato nel 1899 e reintegrato nell'esercito nel 1906, prendendo parte alla Prima Guerra Mondiale.
Il caso Dreyfus produsse un estremo strascico nel 1908, quando un giornalista di estrema destra cercò di uccidere il povero ufficiale mentre assisteva al collocamento delle ceneri di Emile Zola nel Pantheon di Parigi: fortunatamente Dreyfus sopravvisse, anche se l'attentatore non fu condannato, proprio come non fu condannato il vero colpevole del crimine per cui il capitano finì in galera per quasi 5 anni.
Evviva la giustizia...
Fonte: HistoRick