Guido Zanchin

Founder Senior

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Guido Zanchin

Founder Senior

Vogliamo veramente conoscere tutto di noi stessi?

2019-08-22 14:52:00

L’invidia è un ostacolo o uno stimolo?

Come la vergogna, l’invidia è una delle emozioni che tendiamo a nascondere, a celare, ad occultare.

Le norme sociali ci dicono che provare malanimo o avversione nei confronti delle altrui affermazioni è considerato quantomeno inopportuno, per usare un eufemismo. Oltretutto questa emozione rischia di peggiorare la disistima che l’invidioso, molto probabilmente, già prova per sé stesso.

Invidia: dal latino “in-videre”, “guardare contro”, probabilmente con astio.

In senso più compiuto guardare “di traverso” il benessere degli altri, probabilmente perché ci si considera tagliati fuori da quel godimento ma, anche quando, già avendo successi e affermazioni di proprio, si pensa di averne esclusivo diritto. Insomma una sorta di insoddisfazione perenne che porta con sé solo pena e sofferenza.

Quasi sempre non invidiamo la Ferrari di una data persona ma le sue capacità di affermazione economica per potersi permettere quella macchina. In realtà se questa persona, per assurdo, ce la regalasse, al di là del momento di contentezza, la nostra invidia rimarrebbe latente e non avremmo appagato la nostra insoddisfazione.

Fermi tutti! Già vi sento dire: “Io non sono una persona invidiosa!”

Nessuno di noi «E’» un invidioso (al di là di situazioni patologiche), ma tutti, indistintamente, nessuno escluso, lo siamo stati e ancora lo saremo. E’ nella nostra natura, poiché essa è strettamente legata alla percezione del nostro valore, alle nostre insicurezze oppure ai nostri eccessivi codici morali che ci impediscono di muoverci secondo le nostre reali attitudini e/o desideri.

Come dire: “Il valore dell’altro è un mio dis-valore”

E’ abbastanza naturale accostare l’invidia alla vergogna: la vergogna compare quando si è giudicati per una nostra mancanza, sia essa morale o sociale, dunque considerata deprecabile. Anche l’invidia non è certo considerata un sentimento nobile, quindi anch’essa deprecabile, date anche le possibili conseguenze soprattutto se mal gestita. Tentativi di danneggiare l’altro, sistematica svalutazione dell’altro, spesso anche all’interno di una relazione intima e via danneggiando.

Noi sappiamo però benissimo ...

 (vero che lo sappiamo? Ditemi di si) che, come tutte le emozioni e sentimenti, anche questa, una volta accettata e resa consapevole, può diventare una grande spinta motivazionale.

Ancora una volta ci viene in aiuto una difesa: l’ironia

Abbiamo dunque una invidia “buona” (se lo fa lui, allora posso anch’io) ed una “cattiva” (se non riesco a farlo io non deve farlo nemmeno lui). A noi ora interessa la prima, dato che la seconda abbiamo già visto che non porta nulla di utile, anzi!

L’invidia, come la vergogna, non dobbiamo nascondercela, infilarla in un cassetto, non deve atterrirci, intaccare la nostra autostima, non dobbiamo sopravvalutare altri e sottovalutare noi stessi.

Occorre prima di tutto riconoscerla per poter ironizzarci, ridere di se stessi per poter scoprire l’origine dei nostri pensieri e riuscire così a conoscerci meglio. Capire quali sono i vantaggi dell’altro per scoprire quali nostre risorse possiamo utilizzare per compensare lo svantaggio

Nietzsche diceva:   “L’invidia nasce quando uno è desideroso, ma non ha prospettive”

Sentire e vedere la differenza può essere inizialmente doloroso ma attraverso l’ironia possiamo trasformare il dolore in emulazione, ammirazione e finalmente la motivazione per raggiungere i nostri desideri. Compensiamo valorizzando le nostre risorse. Se questi desideri sono fuori dalla nostra portata lasciamoli andare serenamente.

                         Il consiglio per cominciare

                                                                     🙂🤔

Tentare di distruggere l’invidia è una fatica inutile...

riconosciamola, comprendiamone le motivazioni e diamo un senso a ciò. Il resto verrà da sè…..

Accettiamo incondizionatamente noi stessi e, come per magia, quelli che credevamo limiti si trasformeranno in risorse, celebrando le nostre irripetibili caratteristiche.