Gessica Manganiello

Founder Starter

“Dammi un buon motivo per restare David. Dammene uno solo e non mi muoverò da qui”. Mi fissava ed io, con il mio sguardo imperturbabile, non facevo trapelare quanto lo stessi esortando, implorando, pregando di dire una parola. Perché la verità è che qualsiasi cosa avesse detto, mi sarebbe bastata. Ma non lo fece. Non fu così. Io, invece, non riuscivo a stare in silenzio un secondo di più. La rabbia, o forse la disperazione e la delusione parlarono per me. “Ecco. Mi serviva questo. Mi serviva sapere e il tuo silenzio è ciò che di più eloquente avresti mai potuto dire”. Lo guardai ancora un attimo, non riuscivo ad andarmene. Volevo. Dovevo. E non ci riuscivo. La verità è che in quei momenti speri solo che qualcosa all'improvviso cambi e in quell'attimo, nella tua testa, passa un intero film: lui ti guarda, riflette su ciò che hai appena detto e senza pensarci due volte, con la paura di poterti perdere per sempre se restasse immobile, ti prende e ti stringe in un abbraccio infinito. Ti sussurra che ha sbagliato, che non aveva capito o semplicemente che è tutto a posto, di non preoccuparti. Ma il film svanisce e i tuoi occhi ti riportano all'inesorabile realtà, di lui che ti fissa e che non dice niente. E in te scatta un meccanismo automatico: la tua testa fa muovere il corpo che fa per andarsene, anche se il cuore, lì, aveva calato l’ancora.

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Gessica Manganiello

Founder Starter

"Vorrei essere tutte le persone che incontro. Portarmene via almeno un pezzettino. Farle mie. Viverle. Ecco: vorrei vivere un pezzetto, un momento, della vita di ciascuno incroci il mio cammino. Forse perché non sono mai riuscita a vivere pienamente la mia di vita." Mentre parlavo facevo penzolare i piedi nelle acque limpide dell'oceano e quella ritmica freschezza mi dava quasi sollievo, mi faceva sentire bene. Non potevo far altro che fissarli, concentrandomi sul movimento perfetto da far fare loro. "Ogni qualvolta mi ritrovi a parlare con qualcuno, a servirlo alla locanda, a dare un'informazione, un'indicazione, un saluto, ogni volta immagino che vita possa fare quella persona: chi sarà? Un operaio, una casalinga, un avvocato, un disoccupato, un imprenditore? Una persona felice, che soffre, che non sta bene e non lo dà a vedere, che ha appena ricevuto una notizia orribile oppure sta vivendo il momento migliore di sempre e si sente invincibile? Chissà cosa andranno a fare finito di bere quel caffè, o così di corsa da non avere nemmeno il tempo per guardarsi intorno. Se hanno figli, o una madre a casa che li aspetta. Chissà se sono tutte maschere o se c'è qualcuno di vero. Vorrei seguirli. O meglio, vorrei entrare nella loro testa e sentire i loro pensieri. Ti sembro pazza vero? Molto più di quello che pensavi!" Mi girai a guardarlo e lui aveva quello sguardo pazzesco che non mi faceva capire neanche chi sono. So che mi aveva fissata per tutto il tempo, lo so. Gli piaceva guardarmi mentre parlavo dei miei pensieri più reconditi. Una volta mi disse che sono bellissima, tra l'imbarazzo che provo mentre racconto qualcosa di mio e la serietà che ci metto nel farlo. Mi disse che mi lascio trasportare dalle mie stesse parole e divento stupenda. Ma io a tutto quello credevo ben poco. Continuava a guardarmi con quel sorriso di chi sta guardando la cosa più bella mai vista, la cosa che lo faceva stare bene. "Sei meravigliosa Annie. Non pazza. Meravigliosa. Da dove la tiri fuori tutta questa sensibilità? Voglio dire, ora che me l'hai detto, forse ho pensato anch'io qualche volta di capire chi avevo di fronte, ma non sarei mai riuscito ad esprimerlo così. Mi sorprendi sempre". Si avvicinò e mi diede un lentissimo e dolcissimo bacio sulle labbra. "Dove sono quelle come te? Vi insegnano a nascondervi bene?" E io, invece, non potevo far altro che chiedermi dove si nascondessero quelli come lui, quelli che salvano quelle come me e le liberano da tutto il male.

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