DIARIO DI UN'INSEGNANTE ROCK

Musica & Danza

MUSICA: IL CAMBIAMENTO!

2019-09-10 09:59:31

Ultimamente mi stanno contattando per avere lezioni di piano, un tipo di popolazione che qualche anno fa era molto raro: donne sui cinquanta anni...

Arrivano perché suonare era il loro sogno fin da quando erano bambine, ci hanno pensato a lungo, hanno deciso di prendersi un momento per loro stesse e lo hanno identificato nel pianoforte. 


Hanno paura che ormai sia tardi per imparare, ma in fondo non vogliono diventare concertiste di successo: hanno voglia di esprimersi con la musica e di recuperare un tempo durante la giornata solo per se stesse...

È incredibile come una decisione del genere (prendere lezioni di musica) si rilevi presto la molla per un cambiamento più generale.

È come se fosse un primo passo per riappropriarsi di se stesse.


Sono in genere donne con figli più o meno grandi, che hanno dedicato a loro ogni istante. 


Sono donne che hanno deciso che è il momento di rimettere al centro anche le proprie necessità e di recuperare la loro individualità.


Naturalmente parlo della mia esperienza, e non posso che riportare questa senza alcuna presunzione di generalizzazione universale.


Non so se per ritrovarsi vadano a scavare nei desideri che hanno da sempre (e la musica appare in quelli) o se facendo un'analisi della propria vita si siano rese conto che la musica c'era sempre e decidano di conoscere da vicino questa particolare amica. 

Fatto sta che finalmente si convincono, e io sono felice di accoglierle.


Che poi su questa storia che la musica c'è sempre, ci voglio spendere ancora due righe, perché per la maggior parte delle persone (se non per tutte) i grandi cambiamenti della vita, le varie fasi, i momenti di gioia più pura e di grandi angosce, hanno sempre legati a sé una colonna sonora che a risentirla solo un attimo si ritorna esattamente lì, in quel momento, in quell'epoca, a quell'età, con quel sentimento che grida dentro...



Appena iniziano a muovere i primi passi sulla tastiera diventano bellissime, capiscono che si può fare, sono così concentrate che non riescono quasi a respirare, ma tu, con quelle note prese ancora insicure, puoi toccare con mano la loro emotività, la loro paura, la loro incredibile complessità.


Ti senti parte di una macchina straordinaria, capisci perfettamente che sta per succedere qualcosa, che fai parte di quel meraviglioso meccanismo che è il riappropriarsi di quello che si è.


Già perché la musica ti dice esattamente CHI SEI ORA, ti ricorda con precisione CHI ERI IERI, e a volte ti da la spinta per capire chi PUOI DIVENTARE DOMANI.


Loro stanno realizzando un sogno che avevano provato a cestinare, ma che era rimasto lì, e in più stanno scoprendo che possono far parte di quel magico meccanismo che è la creazione.


Si dice che la musica non si può toccare, e questo è vero, ma poterla far uscire dalle proprie mani rende un pochino meno terreni anche noi.


L'uomo ha bisogno della musica, o non sarebbe sopravvissuta ai secoli, alle scoperte, alle generazioni. Non ci sarebbe musica in ogni popolo o tribù (anche la più isolata) se non fosse un suo bisogno fondamentale.

Pensa che l'Homo erectus suonava il flauto, e i ritrovamenti ne danno certezza: l'uomo suonava prima ancora di diventare l'uomo come lo conosciamo noi!


La scala del suo flauto, aveva le note che abbiamo scelto oggi per la nostra scala! 

C'è voluto Pitagora circa 500 anni a.C con i suoi studi sul monocordo e i numeri per trovare una scala molto simile, si è passato poi per i vari temperamenti e relative accordature ed oggi abbiamo finalmente una scala che è similissima a quella che aveva scelto l'Homo erectus! 

Capite di quanto avevamo bisogno della musica da sempre, e di quanti giri abbiamo fatto nei secoli per avere poi sempre una musica che nonostante tutte le sue evoluzioni, le scoperte, le complessità, andasse a richiamare le frequenze che l'uomo usava prima di diventare Homo sapiens? 


E la voglia di musica la si può ignorare quanto si vuole, ma lei sarà comunque lì a rappresentare quel desiderio che abbiamo da sempre, quella "competenza" mai acquisita, quel segreto mai del tutto afferrato, quella necessità che non è fondamentale per la nostra sopravvivenza, o che almeno non lo è sulla carta: 


perché non c'è stata generazione che ne abbia saputo fare a meno, e non c'è stato bambino al quale sia stata privata la necessità di creare musica tramite uno strumento musicale, che non abbia avuto quel desiderio che continuasse a bussargli dentro. 


E non c'è adulto, che una volta riappropriatosi del proprio desiderio di bambino, non abbia iniziato a sentire di nuovo con la stessa sensibilità di infante e che non abbia imparato di nuovo ad emozionarsi meravigliato e incredulo, grazie all'armonia