Vittoria M. Podo

Il Segreto: Prisca Hartmann Gulienetti. Parte 4

2019-07-03 08:56:06

Racconti che l’ufficialità della diagnosi è arrivata nel 2012. Sono passati ormai diversi anni, ma quanto ci hai messo per capire che questo tuo tratto distintivo poteva trasformarsi da motivo di disagio a motivo di orgoglio?

Il Segreto: Prisca Hartmann Gulienetti. Parte 4

Racconti che l’ufficialità della diagnosi è arrivata nel 2012. Sono passati ormai diversi anni, ma quanto ci hai messo per capire che questo tuo tratto distintivo poteva trasformarsi da motivo di disagio a motivo di orgoglio? Cosa consigli a chi, invece, è ancora nel bel mezzo di questa presa di coscienza?

La mia diagnosi è arrivata il 2 novembre del 2012 , ( per assurdo il 2 novembre è la giornata internazionale per la lotta al diabete) ero piccolina avevo quasi 13 anni e non capivo nulla di quello che stesse succedendo al mio corpo, vedevo le mie coetanee avere le forme , un corpo che si trasformava in quello di donne e io che al contrario rimanevo sempre bambina , purtroppo quando non si sa di avere il diabete di tipo 1 , quando non viene ancora diagnosticato, il nostro corpo si ammala lentamente , si perde molto peso , ci si sente sempre stanchi , privi di vita , sempre assetati e sempre alla ricerca di una toielette; all’epoca nella mia ignoranza mai avrei potuto pensare che con questi sintomi mi fossi ammalata di diabete tipo 1, eppure ammetto all’inizio è stato un trauma ma ho cercato il più possibile di non far vedere alla mia famiglia quanto fossi terrorizzata, purtroppo mi sono ammalata in un anno terribile in cui sono successe diverse cose spiacevoli e il diabete è stata la ciliegina sulla torta. Mi sono mostrata forte e determinata nel prendermi cura di me da subito, il diabete mi ha fatta diventare adulta a soli 13anni . A 13 anni ho imparato a salvarmi la vita tutti i giorni. Purtroppo però non sono un robot ma un’umana , e ammetto di aver avuto periodi difficilissimi in cui però ho avuto la forza di chiedere aiuto e sostegno da psicologi che mi hanno fatto rimettere la testa a posto. Perché si, accade spesso , di dirmi “non ce la faccio più “ o che mi chieda “perché a me?” , avendo voglia di mollare tutto e smettere la terapia, ma poi ho capito col tempo che il diabete è parte di me, che senza il diabete probabilmente non sarei così forte , determinata e solare. Solare sí, perché la mia vocazione è quella di trasmettere forza alle persone che “soffrono” di diabete , lo metto tra virgolette perché io non soffro più. Io non soffro più perché nonostante le milioni di complicazioni e lacrime che esso può generare, io ho la mia vita in mano tutti i giorni e sono io e solo io che decido di volermi bene e cosa è meglio per me. Io voglio dare la forza a tutte le ragazze e i ragazzi che sono passati o stanno passando momenti di difficoltà. Io nel mio piccolo già ci sto provando , rispondendo a tutte quelle che mi scrivono sui social e tutte quelle che mi scrivono grazie a mia madre, che nel frattempo lavora come volontaria all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma ispirata da tutte quelle volontarie che nel 2012 avevano dato forza a lei e soprattutto a me. A tutte quelle persone che si sentono ancora in difficoltà io posso solo dire che non sono sole, che il diabete qualunque tipo sia , è un motivo di orgoglio e forza.

Se un tuo conoscente venisse da te e ti rivelasse che sul lavoro è stato scartato perché diabetico, quale consiglio gli daresti per continuare a vivere la sua vita? E, invece, quali parole riserveresti ai responsabili di quell’azienda?

Se una persona venisse da me e mi dicesse che è stato scartato da un lavoro in quanto diabetico , gli risponderei che è un bene, perché un’ azienda o un datore di lavoro che rifiuta un dipendente in quanto diabetico non è professionale , perché forse non sanno che siamo persone normali, anzi persone con una marcia in più. Io stessa d’ora in poi mi sono imposta di rifiutare un lavoro qual’ ora mi fosse richiesto obbligatoriamente di, per esempio, togliere il bottoncino . Perché, parliamoci chiaro, è un bottoncino. Molto probabilmente ora , la mia voce non ha ancora una risonanza tale da darmi la facoltà di poter dire a una azienda quello che penso veramente, ancora devo essere professionale e accondiscendente, ma appena acquisirò un po’ di coraggio e più sostegno sono sicura che avrò tutto il necessario per dire quello che penso ad un’azienda o un brand o un semplice stilista che non accetta un diabetico per un semplice apparecchio medico sul corpo, non stiamo parlando quindi di un accessorio, ma di qualcosa che ci tiene in vita. Perché la vita vale molto di più di un giudizio di un critico di moda o del pubblico , e fatemelo dire , secondo me se in passerella sfilasse in alta moda una ragazza con un dispositivo medico per diabetici fareste una bella figura , perché oltre all’immagine “fashion” che volete dare, dimostrereste anche di essere intelligenti e soprattutto umani. La vita come la vera moda non è solo l’apparenza ma è anche sostanza.

Vittoria M. Podo

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