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Che gravidanza! Fatiche e meraviglie di questo percorso
Alcune donne decidono di intraprendere questo viaggio, altre ci si ritrovano, altre ancora scelgono di non imboccare mai questa strada. È un percorso diverso per ognuna ma simile sotto certi aspetti. Nessuna emozione è errata e la condivisione può essere un aiuto.
Capitolo 1: la gravidanza
L’orologio biologico del mio compagno ticchettava molto più del mio. Basta pillola come promesso da dicembre 2017. A marzo ancora nulla, certo lui era a casa solo una settimana al mese ma io da buona ansiosa cominciai ad avere paura di non essere adatta, di non poter dare al mio compagno un figlio, di non sentirmi donna è che a causa di ciò avrebbe scelto di lasciarmi, feci anche una visita dal ginecologo anche per un sospetto utero setto. La visita tutto bene, l’ansia no. Un po’ non credendoci il19 aprile 2018 alla festa del papà, faccio il test di gravidanza, nel bagno del centro commerciale dove l’ho acquistato per la fretta. Timida linea azzurra...positivo...lo chiamo, sta andando in Irlanda per lavoro. “Credo che da questo anno dovrò farti gli auguri per la festa del papà” dico. Felicissimo. Io piango forte, singhiozzo da sola in macchina, dopo aver riattaccato, mentre vado a lavoro. Singhiozzo per buona parte delle prime settimane. Singhiozzerò per buona parte della gravidanza. Non perché non lo volessi, ma neppure per gioia. Per troppe emozioni dentro. Per la paura, lo sgomento, la gioia e i dubbi. Per la fatica di affrontare una gravidanza con il compagno spesso lontano, dover lasciare subito il lavoro perché “ad alto rischio”. Di colpo la vita prende una botta. Giorno dopo giorno è un misto tra la consapevolezza che si fa largo ma il faticare a prender reale coscienza di ciò che accade. Chi sapeva che ero incinta riteneva che dovessi vivere in uno stato di beatitudine e gratitudine, così mi sentivo profondamente in colpa per tutte le mie paure. Per la mia tempesta emotiva interiore. Cosa accadrà alla mia vita?? Alla mia relazione?? Ai sogni?? Alle esperienze msi fatte e che volevo fare?? Tutte domande che vengono solo in quel momento. Gli ormoni impazziscono, il corpo cambia. Cominci a essere vista come mamma e non più come donna, come se acquisendo il ruolo di madre perdessi la tua identità di donna, senza ricordare che per diventare madre devi essere, prima di tutto, donna. Fino al 7 mese la solitudine fa da padrona. Mi vergogno a parlare dei miei timori, della paura di non saper far la madre, del non riconoscere più il mio corpo. Poi finalmente il compagno cambia lavoro, basta trasferte. Ma forse a volte il senso di solitudine ha radici più profonde. Lo sento muoversi, cresce, lo si vede ormai ogni giorno quanto cresce. La notte tra il 20 ed il 21 novembre 2018 tra le 23:00 e le 00:00 sento dei dolori diversi dal solito. Tutta la notte aspetto. Ogni 2/3 minuti soffro, piccole perdite a cui vado poco. Verso le 7 del mattino, esausta, chiedo al mio compagno di portarmi in ospedale. Ricordo tutto così nitidamente da poter provare ancora la pelle d’oca. La borsa è già pronta è solo da caricare. Colazione in macchina, c’e coda in strada. Arrivo in ospedale vado in pronto soccorso “ho le contrazioni da stanotte, non regolari ma molto vicine”. Mi visitano, Son poco dilatata, non è il momento, mi fan rivestire ma per fortuna lo specializzando si accorge di una piccola perdita, fanno il tampone, è liquido amniotico. Ipotizzo la rottura del sacco verso le 2 di notte così mi dicono che o partorisco entro le 20 o devono indurre il parto. Mi ricoverano, la camera non è pronta così la aspetto in sala parto, almeno la posso vedere. Il mio amore accanto a me come mai prima. Ho così paura che continuò a ridere nervosamente. Passano le ore, monitoraggi, ma nulla. Son 2 giorni che non dormo e son distrutta ma le contrazioni non mi fanno riposare in più mi distraggono la schiena. Alle 19 c’è l’orario di visite. Amici e parenti. Chiacchieriamo quando sento la sensazione di un palloncino che si rompe...mi si sono rotte le acque, cominciano delle contrazioni diverse, sento il bisogno di spingere ad ogni contrazione e mi allontano un po’. Mia madre al mio compagno “ la Vale sta male “ lui “ma sta ridendo” “appunto, vai da lei che soffre”. Gli chiedo di chiamare qualcuno.