Riccardo Polverosi

Storia & Antichità

Vincitore, ma perdente

2020-04-03 00:14:05

In guerra le battaglie contano fino ad un certo punto...

Tra il IV e il III secolo a.C. è vissuto uno dei sovrani più sfortunati della storia: Pirro, re dell'Epiro, una regione tra le attuali Grecia e Albania.

Discendente di Alessandro Magno, Pirro ebbe una giovinezza agitata in cui fu vittima degli intrighi del potere: perse e riconquistò più volte il regno, quindi si imbarcò in una serie di guerre con i vari staterelli greci, che fecero di lui un abile generale.


Arrivato alla fatidica soglia dei 40 anni, Pirrò volse il suo sguardo ad Ovest, in direzione dell'Italia, rendendosi conto delle grandi opportunità che offriva rispetto alla Grecia: nel 280 a.C. decise di tentare la fortuna e partì per la penisola con la sua armata di veterani. 

Ufficialmente Pirro stava andando ad aiutare la colonia greca di Taranto, ma in realtà mirava a crearsi un proprio regno nel Sud Italia.

Purtroppo per lui c'era un grosso ostacolo al suo progetto: Roma, all'epoca in piena espansione.


La falange di Pirro e le legioni romane, i due pesi massimi dell'antichità, si scontrarono due volte, presso altrettante città: prima Eraclea e poi Ascoli Satriano. Ogni volta la battaglia si concluse con la vittoria tecnica di Pirro, nel senso che i romani abbandonarono il campo, ma a ben vedere era proprio lui quello messo male: infatti ogni volta perse una quantità industriale di uomini (veterani) e non aveva riserve con cui rimpiazzarli. Inoltre le popolazioni sottomesse o alleate dei romani non si ribellarono mai e Roma stessa non accettò mai alcun patteggiamento con il re greco, che dopo ogni vittoria vedeva il suo esercito restringersi sempre di più. 


A quel punto pensò di andare in Sicilia a raccogliere uomini e aiuti, ma in due anni di permanenza sull'isola non combinò niente di concreto e non ottenne quanto sperava.

Alla fine, sconsolato, Pirro decise di tentare il tutto per tutto e affrontò per la terza volta i romani, presso una città della Campania chiamata Maleventum: questa volta fu una batosta psicologica (per lui), nel senso che la battaglia, pur se dall'esito inconcludente, gli fece decidere di tornare a casa dopo ben 5 anni sul suolo italico. 

Da quel momento Roma fu la sola padrona dello Stivale per i secoli a seguire e la cittadina dell'ultima battaglia fu ribattezzata Beneventum (attuale Benevento) per celebrare la fine della guerra.


A proposito di "fine", è interessante osservare quella del povero Pirro.

Tornato in patria, cercò di dimenticare la disavventura italiana buttandosi in nuove imprese e una di esse consistette nell'attaccare la città di Argo, nel Peloponneso. 

Il re si introdusse in città di nascosto e cercò di conquistarla furtivamente, ma gli andò male e le strade divennero una zona di guerra: nella confusione generale, un'anziana donna tirò dal balcone di casa una tegola e prese alla testa il povero Pirro, mandandolo a nanna!

Che dire, si vede che proprio non era destino...


Fonte: HistoRick