Psicologia & Relazioni
NUOVI OCCHI, NUOVE TERRE
Ci caschiamo tutti. Pensiamo di vedere il mondo per quello che è. Giudichiamo gli altri, convinti che la nostra sia la visione oggettiva delle cose. Lo facciamo a maggior ragione su ciò che ci importa di più, quando siamo più coinvolti emotivamente.
Parlo di me stessa per portare un esempio. Sono stata molto a lungo convinta di essere una persona realista, al limite del cinismo; addirittura mi sentivo imparziale, anche se rivelarvelo mi farà apparire poco modesta. Ero convinta di essere capace di osservare una situazione con freddezza da ogni punto di vista e di riuscire a calarmi perfettamente nei panni di tutti i protagonisti della scena, osservatore compreso. Pensavo insomma di possedere il dono dell'oggettività.
Presuntuosa eh? Ma...dimmi la verità: non ti è mai successo? Sicuro? Proprio mai?
Beh, a me sì. Non sempre chiaramente, ma potrei raccontarti più di una situazione in cui mi sono scontrata in maniera molto accesa a causa di questa mia convinzione proprio con le persone che amo di più, su temi che mi stanno particolarmente a cuore o su persone che mi hanno suscitato emozioni forti, nel bene e nel male. Ed oggi, a posteriori, il motivo mi appare così evidente! La risposta in realtà l'ho già scritta: "con le persone che amo di più...". È così: quando sono più ingaggiata emotivamente perdo lucidità. All'aumentare della mia emotività diminuisce la mia attenzione. È come se si restringesse il mio campo visivo, perdo la visione d'insieme, le mie percezioni sono letteralmente filtrate dalle mie emozioni.
Che ne dici: sei ancora convinto che non ti sia mai successo?
In realtà quando sono in equilibrio, quando quello che sento nel corpo è in linea con quello che penso razionalmente e che provo sul piano emozionale, il mio livello di attenzione è massimo. È la sensazione meravigliosa che provo grazie alla meditazione: mi sento centrata e riesco a mettere a fuoco ciò che accade fuori e dentro di me, mi capita di avere come delle intuizioni, è come se si accendesse una luce che fa apparire tutto chiaro e calmo. Ma quanto è difficile portare questo stato di "trascendenza" lungo la giornata? Pratico da un pezzo ormai, ma per me lo è sempre molto. E probabilmente anche per le persone cosiddette "illuminate" è difficile riuscirci costantemente. Credo che, come tutte le abilità, anche questa debba essere allenata con costanza e motivazione. Il perché è evidente ai miei occhi, ma ho smesso di dare per scontato che lo sia per tutti.
Di fronte allo stesso tramonto, tu ed io non avremo la stessa percezione. Ognuno di noi sul momento filtrerà in maniera automatica ed inconsapevole una parte di quel quadro. È un meccanismo necessario per evitare lo stress da sovraccarico informativo che ci garantisce di attivare risposte istantanee rispetto alla nostra SOGGETTIVA interpretazione del mondo. Forse, di fronte a quello stesso tramonto, io avrò pensato a quanto è meravigliosa la natura e i suoi colori godendomi il calore di quegli ultimi raggi di sole sulla pelle, mentre tu avrai pensato che un'altra giornata stava volgendo al termine, che tutto ha una sua ciclicità ed ogni cosa è transitoria. Il quadro è sempre lo stesso. Nessuna delle 2 visioni è più oggettiva o più reale dell'altra. Ognuno infondo ha colto ciò che aveva dentro, in base ai propri filtri selettivi e l'ha elaborato sulle proprie convinzioni, credenze, valori,...
Troppe volte ci giudichiamo a vicenda, quando sarebbe più utile per tutti incontrasi, anziché scontrarsi. Basterebbe aprirsi al confronto, ascoltare l'altro, essere grati della possibilità che ci offre di osservare quel quadro da una nuova prospettiva. Saremmo tutti molto più ricchi se ci aprissimo all'altro e alla diversità. Per me il lavoro principale è partito da dentro, quando ho iniziato a lavorare su di me in funzione della presa di consapevolezza dei miei "filtri" e del loro meccanismo di funzionamento. Ho iniziato ad assumere parte attiva nella mia percezione del mondo, senza per questo compromettere la spontaneità delle relazioni. Semplicemente mi sono fatta più consapevole e soprattutto mi sono assunta le mie responsabilità rispetto ai miei pensieri e ai miei comportamenti. Oggi mi definisco non più oggettiva, e nemmeno soggettiva. Sono CAUSATIVA rispetto a me stessa e questa modalità ha cambiato le lenti con cui guardo anche gli altri e il mondo.
Sono maestra di me stessa e mi piace.
E tu...cosa vedi?