IL SEGRETO DELLA FELICITÀ… SÌ, VIAGGIARE!

2019-03-04 08:34:38

Chi ama viaggiare è disposto a mettersi in gioco, continuamente…Chi ama viaggiare è flessibile, il che significa che il senso di sicurezza - e la rigidità che ne deriva - non è una caratteristica che gli appartiene semplicemente perchè non teme di scandagliare l’oscurità dell’incognito… Per chi ama viaggiare la meta è un pretesto e quando la raggiunge, difatti, non mette radici, quel punto d'arrivo è una tappa dove piantare le tende per un po’, giusto il tempo per dialogare con il proprio stato d’animo e poi ripartire… per un nuovo viaggio. Viaggiare è un po’ come respirare… inspiri, poi una pausa, espiri e poi inspiri nuovamente… è un ciclo continuo… smetti di respirare quando la tua vitalità ti abbandona… smetti di viaggiare quando la tua curiosità si spegne, quando smetti di prenderti cura del tuo bambino interiore… Come medico, da oltre 35 anni, ascolto racconti di sofferenza e spesso, molto spesso, prendo consapevolezza del fatto che ci si ammala da adulti ma non perché il corpo invecchia, fondamentalmente perché smettiamo di essere bambini… a quel punto smettiamo di giocare, la curiosità lascia il posto al timore del futuro che verrà e, fatalmente, ci perdiamo il momento presente… l’unico momento che ci consente di vivere felicemente.

COSA SI INTENDE PER COMUNICAZIONE EMPATICA?

2019-02-27 12:42:35

Per rapportarsi opportunamente con l’altruità è necessario “apprendere” due diverse competenze emotive: •Comunicare efficacemente le proprie esigenze... •Comprendere le istanze emotive della persona con la quale ci stiamo relazionando. In assenza di queste due competenze di base avremo la tendenza a fraintendere… il che significa che saremo predisposti a “fissarci” sulle nostre posizioni così da arroccarci a difendere in maniera prioritaria quel nostro sentire… a quel punto viene meno la ragion d’essere delle relazioni interpersonali: Riconoscere e attribuire rispetto alle esigenze emotive altrui… Per prendere consapevolezza delle altrui esigenze emotive è necessario valutare attentamente tutti quei “segnali corporei” che i nostri interlocutori esprimono, perlopiù inconsciamente. e che rappresentano l’indicatore del loro stato psicologico. Per comprendere il linguaggio corporeo altrui devo, innanzitutto, apprendere ad interpretare il mio stesso linguaggio corporeo.Spesso sentiamo un dolore, o la tachicardia, o una tensione al collo… raramente attribuiamo a quelle sensazioni un messaggio che va oltre quei sintomi. Andare oltre il sintomo significa comprendere che i messaggi del nostro corpo tessono vere e proprie trame che, nel corso degli anni, costituiscono la nostra storia personale. Corpo e mente sviluppano due diverse narrazioni che, sia pur inconsciamente, interagiscono continuamente e, di fatto, si condizionano reciprocamente. Detto in altri termini, le narrazioni della nostra mente, logiche, illogiche, fantasiose, influenzano la funzionalità del cuore, dei polmoni, dei reni, della pelle… A fronte del nostro vissuto psicologico, difatti, il sistema immette in circolo ormoni che, di riflesso, influenzano le funzioni dei nostri organi… batticuore, brividi, sudorazione, secchezza della bocca, senso di stanchezza… queste reciproche influenze vengono a determinarsi a seguito di un dialogo incessante tra psiche e corporeità, un’interazione che rende ragione della definizione SISTEMA CORPO-MENTE. E' una questione di ENERGIA. A volte è un amico, altre volte un parente, o un collega di lavoro, il capo, o la persona con cui stiamo in coppia che, trovandosi in difficoltà, finisce con il drenare tutte le nostre energie. Non lo fanno per cattiveria, in realtà, in quel frangente, avendo bisogno di un supporto psicologico, si affidano alle nostre energie psicologiche ma, d’altra parte, inconsapevoli che non siamo una fonte infinita, accade che ci “prosciugano” di quelle energie necessarie alla nostra stessa vitalità. Di solito sono persone fragili, bisognose di attenzione in quanto prive di qualunque autonomia emotiva e di senso pratico, sempre alle prese con problemi complessi, su cui chiedono continuamente consigli in quanto vedono in noi una sorta di stampella necessaria per fare il prossimo passo. Sono convinti che noi ci siamo sempre, pronti lì ad intervenire in qualsiasi momento. Ci sono poi persone con problematiche più importanti che “attentano” al nostro equilibrio psico-fisico con atteggiamenti e comportamenti di invidia, possessività e gelosia…Tutte queste persone, col passare del tempo, se non abbiamo noi stessi acquisito le competenze emotive utili a fronteggiarle opportunamente, ci portano al limite, fino a farci sperimentare uno squilibrio del sistema corpo-mente che, col passare del tempo, si rende responsabile dell’innesco di problematiche che finiranno per interessare la nostra salute – sia sul piano psicologico che corporeo.

Mi insegni ad essere felice?

2019-02-21 19:56:34

Tutti noi desideriamo essere felici. “Voglio essere felice” è l’idea fissa di un pensionato ma anche di un disoccupato o degli immigrati che rischiamo la vita pur di raggiungere un paese europeo. Poi ci sono le casalinghe ma anche i professionisti in carriera ormai ricchi e famosi rincorrono la felicità. Il desiderio di essere felici ci accomuna e ci rende tutti simili e, parimenti, anche la paura di non esserlo produce in tutti noi effetti devastanti, In alcuni un senso di paralisi in altri la voglia di attaccare, aggredendo, e allontanando chi può ostacolarci nel raggiungimento di quella condizione. Viviamo alla ricerca della felicità, temendo ciò che potrebbe negarcela e “amando” ciò che potrebbe garantircela. Ma cos’è la felicità? Ognuno di noi, individualmente, attribuisce un significato differente a questo termine: alcuni potrebbero addirittura considerarla eccessiva, e magari si “accontenterebbero” di essere sereni. La felicità è un’emozione transitoria che, dopo poco, lascia il posto al sentimento… due condizioni che, contrariamente a ciò che si crede, non dipendono da ciò che possediamo o dal consenso che riceviamo dagli altri. Che io sia solo o pieno di amici, che sia single o sposato, che abbia un lavoro o meno, che sia ricco o povero, nulla di questo produce o nega la felicità. Se voglio essere felice devo innanzitutto “apprendere” come funziona la mia mente e la relazione che intercorre tra le reti neuronali e i miei flussi ormonali… a quel punto mi sarà possibile prendere consapevolezza delle mie emozioni. Prendere consapevolezza delle emozioni e, di conseguenza, dei sentimenti che ne derivano, finalmente, ci porta alla comprensione di come strutturiamo i nostri stati d’animo. Per comprendere appieno la genesi e il significato delle emozioni (così da gestirle, finalmente, opportunamente) il primo passo da compiere è certamente quello di prendere consapevolezza che la nostra esistenza non è una foto ma un film in continua azione.Gli eventi di cui facciamo esperienza nel corso della nostra esistenza, difatti, sono in continuo divenire in quanto legati ai contesti entro i quali si sviluppano. A parità di esperienza vissuta, Il cambio di contesto ci porta a vivere in maniera altalenante e, di fatto, come “cullati” dalla instabilità. Se accetto l’instabilità accetto la flessibilità e, di conseguenza, mi affranco dalla rigidità. La flessibilità mi porta ad accettare i momenti di felicità al pari di quelli di sconforto, le emozioni che esaltano e quelle che mi abbattono, le persone che mi onorano della loro stima, ma anche quelli che, per motivi che non conosco, mi denigrano. Chi vive rincorrendo la stabilità emotiva ed economica proietta la sua felicità al futuro e, di conseguenza, non si concede l’opportunità di vivere il momento attuale… quel” qui e ora” che è poi l’unico momento in cui la nostra esistenza è reale. Un abbraccio pieno di luce.

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