Saper riparare non basta più!
Il meccanico ha perso la logica nella riparazione, e sai perché?
Un libro mi ha dato l’ispirazione per questo articolo che mette in evidenza come oggi più che mai, con i veicoli sempre più “elettronici”, il meccanico abbia perso il metodo nel suo lavoro di riparazione.
Mentre pulivo la soffitta
Mentre pulivo la soffitta dei miei genitori, mi sono imbattuto in un libro del 1974, “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, di cui avevo sentito parlare giusto una settimana prima alla radio e mi aveva colpito la recensione che il conduttore radiofonico, aveva fatto del libro stesso. Non ricordavo di averlo mai letto.
Il libro di Robert Pirsig, racconta la storia, realmente accaduta allo scrittore, che una mattina d’estate, in sella alla sua vecchia moto, insieme al figlio undicenne e a una coppia di amici, parte dal Minnesota fino alle coste del Pacifico. La vacanza è l’inizio di un percorso alla ricerca di se stessi, dove la metafora della manutenzione della motocicletta si intreccia con pensieri, ragionamenti ed emozioni.
Il metodo della riparazione
Un capitolo, in particolare, di questo libro mi ha portato a fare un parallelismo con il mondo della manutenzione delle auto, una riflessione sul modo di riparare oggi. Mi ha fatto riflettere sul fatto che la maggior parte dei meccanici, ha perso il “metodo” della riparazione, che porta alla soluzione dei problemi di un’auto. In pratica ha perso la logica. Ecco alcuni estratti del libro, da cui sono partito per il mio ragionamento:
La logica induttiva e deduttiva
[…] Si usano due tipi di logica: la logica induttiva e la logica deduttiva. La prima [logica induttiva] parte dall’osservazione […] per arrivare a conclusioni generali. Per esempio: la moto supera una serie di cunette e ogni volta il motore perde colpi. Su un tratto di strada liscio corre senza perdere colpi, poi supera un’altra cunetta e il motore perde di nuovo colpi. Qui si può concludere logicamente che la perdita di colpi è causata dalle cunette.
Cos’è la deduzione
La deduzione segue il processo inverso, ovvero parte da una conoscenza generale per prevedere un’osservazione specifica. Per esempio, se chi lavora sulla moto ha letto la descrizione gerarchica della struttura della moto stessa e sa che il clacson è alimentato esclusivamente dalla batteria, può dedurre logicamente che se la batteria è scarica il clacson non funzionerà. Questa è una deduzione.
Il ragionamento è alla base
Certi problemi, troppo complicati per il senso comune, possono essere risolti solo grazie a una lunga catena di ragionamenti, tanto induttivi che deduttivi, che fanno la spola tra la macchina osservata e la gerarchia mentale della macchina descritta nei manuali.
Per trovare la soluzione seguire questi punti
[…] A volte basta annotare i problemi per chiarirsi le idee. Gli enunciati logici da annotare su un quaderno sono da dividere in sei categorie: 1. Enunciato del problema. 2. Ipotesi delle cause del problema. 3. Esperimenti destinati a verificare ciascuna ipotesi. 4. Risultati probabili degli esperimenti. 5. Risultati effettivi degli esperimenti. 6. Conclusioni sulla base dei risultati degli esperimenti. […] Lo scopo qui è di orientare il pensiero in modo preciso.
Prima era tutto più semplice
Fino a prima dell’avvento della benzina verde e dei sistemi di iniezione elettronica, per il meccanico era semplice riparare qualsiasi tipo di automobile. Il tipo di ragionamento descritto da Pirsig era normalmente applicato, bastava la logica induttiva e la conoscenza (logica deduttiva) dell’auto in generale, ma nello specifico del funzionamento degli organi meccanici, per trovare il problema e quindi la soluzione, accompagnata dalla riparazione.
Con la complessità si è persa la logica
Oggi con l’avvento dell’elettronica e di tutti i dispositivi antinquinamento, di sicurezza attiva e passiva e chi più ne ha più ne metta, le cose si sono complicate di molto. Oggi possiamo dire che il motore e gli organi meccanici in generale, sono una parte secondaria, perché la parte del padrone la fa l’elettronica.
La conseguenza è che la logica induttiva diventa più sottile, in quanto le variabili di un problema possono essere indotte e causate da innumerevoli fattori e componenti meccanici ma soprattutto elettrici ed elettronici, presenti su un’auto. Mentre la logica deduttiva, che deriva dalla conoscenza dovrebbe essere garantita dai corsi di aggiornamento professionale, dalle informazioni tecniche a disposizione come i manuali di riparazione e non dalla sola esperienza.
Un aiuto prezioso, ma non è la soluzione definitiva
Nel caso della logica induttiva ci viene comunque incontro il sistema di autodiagnosi presente sulla vettura che registra i malfunzionamenti, che possono essere verificati da sofisticati sistemi di controllo come i tester diagnostici, che purtroppo il meccanico utilizza come un oracolo.
Il Meccatronico pensa che il tester dica sempre la verità e di conseguenza basta seguire le indicazioni presenti a monitor e sostituire il componente evidenziato, per risolvere qualsiasi problema.
Sfortunatamente non è così, perché lo strumento si limita a evidenziare quello che la centralina ha da se diagnosticato come anomalia, ma non è detto che quello che la memoria ha registrato come errore, sia effettivamente la causa o una conseguenza. Il dato va interpretato e verificato, cosa che il meccanico fa raramente.
Provare a sostituire: questa è la nuova logica
Oggi il meccanico adotta una logica basata sulla sostituzione dei componenti per arrivare a riparare un guasto, senza comprendere realmente il funzionamento del sistema che sta analizzando.
La conclusione di Robert Pirsig
“Il vero scopo del metodo scientifico è quello di accertare che la natura non ti abbia indotto a credere di sapere quello che non sai.“
La mia conclusione
Il meccanico deve rendersi conto che, data la complessità delle auto, il cliente va opportunamente informato che la riparazioni o manutenzione necessita di un certo tempo per essere fatta, altrimenti è una rincorsa a fare le cose di fretta.
In questo caso, la qualità del lavoro scade notevolmente (e questo è un dato di fatto) con la conseguenza che il cliente sarà un cliente scontento.
Prima di ogni cosa quindi è cambiare il proprio approccio con il cliente comunicando in modo efficace e facendo valere la propria professionalità e non la velocità con cui si ripara una macchina.
Vittorio Bacchetti