La Mano Sinistra

Libri & Scrittura

Parole sotto la polvere.

2019-07-16 19:22:41

Ho aperto il cassetto dei ricordi, ho soffiato via venti anni di polvere, e sono saltate fuori queste parole. Non so se ho fatto bene, forse quel cassetto era meglio lasciarlo chiuso, ma oramai il danno è fatto.

   Passeggio per la città, in questa sera d’ estate.

Si sta bene, l’ afa non c’è più, è bastato un breve temporale per rinfrescare l’ aria; certo, adesso è tutto bagnato, ma a me piace sentire il rumore dei passi nelle pozzanghere : cik, ciak, cik, ciak…


   Non c’è in giro quasi nessuno, non c’è traffico, quasi quasi si può camminare anche in mezzo alla strada. Però bisogna stare attenti, le poche macchine che passano sfrecciano ad una velocità pazzesca; chissà dove andranno, così di fretta! Ecco che ne arriva una; faccio appena in tempo a saltare sul marciapiede, un attimo di ritardo e mi avrebbe messo sotto; mi è già successo, una volta, e ne porto i segni ancora oggi. Stavolta l’ ho schivata, ma non del tutto: passando con le ruote in una pozzanghera, mi ha schizzato da capo a piedi, una doccia completa. Oh, bè, poco male; un poco di refrigerio non mi dispiace.


   Continuo il mio giro zigzagando qua e là, saltando da un marciapiede all’ altro, vagando senza una meta. Mentre mi avvicino ad un bidone dei rifiuti, il coperchio salta via e ne esce fuori, a tutta velocità, un gatto; probabilmente si è spaventato sentendomi arrivare, provo ad inseguirlo per un tratto, ma è troppo veloce; quando gira l’ angolo mi fermo e torno indietro; chissà se il gatto se ne accorge e si ferma anche lui, o se continua a scappare pensando che lo seguo ancora.


   Proseguo la mia strada e mi avvicino ad un parco; è proprio quello che ci voleva, quattro passi tra gli alberi, in mezzo a questo bosco di cemento, sono sempre un piacevole diversivo. Seguo il vialetto, al buio, e vado verso il piazzale al centro, illuminato da un lampione; appena arrivo al limite dello spiazzo vedo, dall’ altro lato, due uomini seduti su una panchina, in penombra. Mi fermo ad osservarli: stanno parlottando, piano piano, guardandosi in giro, poi uno dei due prende qualcosa da una tasca e la dà all’ altro, che la mette subito via. Faccio un passo, ed inciampo in una lattina vuota, che qualcuno ha lasciato in giro; sentendo il rumore i due uomini si voltano nella mia direzione e mi vedono, uno di loro si alza e viene verso di me, gridando. Io mi volto e corro, corro più veloce che posso, senza voltarmi; esco dal parco e torno sulla strada illuminata, e corro senza voltarmi, ho il cuore che batte come un tamburo. Quando finalmente mi sento al sicuro rallento, mi fermo e mi giro: dell’ uomo non c’è traccia, e non sento più gridare. Ora capisco come dev’ essersi sentito il gatto di prima!

Certo che la vita è strana, adesso sei cacciatore e un attimo dopo diventi preda. Quasi quasi torno indietro e chiedo scusa al gatto.

   Ma oramai quel posto è troppo lontano, così proseguo il mio giro, esplorando la città silenziosa. Arrivo su di un viale più largo dove ci sono tante macchine, laggiù in fondo, sotto un lampione un gruppo di donne, vestite in modo vistoso, fanno parecchio rumore e gesticolano verso le macchine che passano, qualcuna rallenta e si avvicina al gruppo, poi se ne va. Dopo alcuni minuti una macchina si ferma, le donne si avvicinano e poi una di loro sale sull’ auto, che riparte.


   Vorrei proseguire per questa strada, ma per stasera ho già fatto abbastanza brutti incontri, quindi torno indietro e passo per una via più tranquilla. Ad un certo punto un ragazzino in bicicletta mi supera a tutta velocità, passa un incrocio senza neppure rallentare, per fortuna non arriva nessuno, e un pò più in là si infila in un portone. Io proseguo nel mio cammino, e quando passo davanti a quel portone sento una voce di donna che grida; probabilmente è la mamma del ragazzo, che lo sta sgridando perchè ha fatto tardi.


   Anche l’ uomo con cui vivo si arrabbia, quando me ne vado in giro per conto mio, come questa sera; quando ritorno mi sgrida, urla, ma io non me la prendo, perchè so che lo fa solo perchè mi vuole bene. Pure lui si calma in pochi minuti, e mi riempie di coccole; io credo che si renda conto che anch’ io ho bisogno di qualche momento di libertà.


   Questa volta non fa eccezione: mentre mi avvicino a casa, lo vedo lì, in piedi sulla soglia, mentre guarda in giro nervosamente e la luce dell’ atrio proietta la sua ombra sui gradini dell’ ingresso. Io mi avvicino con calma ed entro, passandogli di fianco,silenziosamente. Lui entra dietro di me, sbattendo la porta, poi comincia la sua solita predica; io lo ascolto senza fare nulla, e sento nelle sue parole un velo di preoccupazione. Lui, subito, abbassa il tono della voce, mi dà una carezza, poi, come fa sempre, va di là, in cucina, e torna con una ciotola di latte. Io non mi faccio certo pregare, e lo bevo tutto d’un fiato, poi mi accoccolo nel mio angolino; la stanchezza si fa sentire e tra pochi minuti dormirò.

   Certo che della mia vita non mi posso lamentare. Sto con un uomo che mi vuole bene, ho sempre un pasto assicurato ed un letto asciutto, e quando ne sento il bisogno mi prendo qualche piccola evasione.


   In fondo, non è poi male essere un cane.



Immagine da Pixabay