Libri & Scrittura
La pioggia.
Goccia dopo goccia la pioggia lava via i ricordi, e coi ricordi anche la vita.
Tic, tic, tic, tic, tic…
Quanto tempo è che si parla di aggiustare questo tetto? Dava problemi già quando ero ancora a scuola. Adesso arriva l’acqua addirittura in salotto…. Fa freddo, si sente odore di chiuso, di muffa. Ma ormai qui non ci abita più nessuno, va tutto in malora…
Clap, Clap, clap, clap...
Che emozione quell’applauso, e le parole del Prof: “Complimenti per la sua laurea, una lode davvero meritata. Vorrei averne tanti di studenti così.”
Era una bella giornata di sole, mica come oggi, e poi il Prof che mi ha fatto quel bel regalo all’uscita dalla facoltà: “Senta c’è una azienda dove lavora un mio caro amico, è un responsabile; stanno cercando personale, si presenti a lui a nome mio.”
Tic, tic, tic, tic...
Quasi ci scappava pure una lacrima quando ho sceso quella scala con l’ultima valigia, quando ho finito di portare la mia roba nella nuova casa. Non che fossi tanto distante, solo un altro quartiere e tornavo qui quasi tutti i giorni, ma col primo stipendio è arrivata anche l’autonomia, una vita tutta mia. Mia? Fino a un certo punto, un vero distacco da qui non c’è mai stato.
“Venti, quaranta, sessanta, settanta, ottanta, novanta, novantacinque e cento. Sono tutti, prendila.”
È strano per me usare i seggiolini della metro, di solito sto sempre in piedi. Ma stavolta non ci riesco, sento il peso di questa pistola nella tasca che mi tira giù. Certo che non è stato difficile trovarla, è bastato chiedere un po’ in giro…. E poi parlano di sicurezza! Ma dove?
Tic, tic, tic, tic...
Guarda lì, si sta sollevando il pavimento di legno… Proprio nel punto dove facevamo l’albero di Natale…. E si stava tutti insieme, si aprivano i regali. Eravamo felici, ma sempre con compostezza, senza esagerare, mai un abbraccio, bisognava rispettare le apparenze anche dentro casa. Innanzi tutto la forma, anche se non ti vede nessuno.
Click, BANG! Click, BANG!
Avresti dovuto vedere la tua faccia quando ti ho sparato, schifoso! Quegli occhi sbarrati, quella bocca spalancata, ma senza un suono. Non come quando la aprivi per urlarmi contro, per darmi la colpa di qualsiasi cosa. E io sempre in silenzio, mandavo giù tutto per non mancarti di rispetto.
All’inizio non era così, si lavorava bene, poi hai cominciato a darmi contro, hai voluto vendicarti su di me. Ma che colpa ne ho io, se tua moglie è scappata col tuo caro amico professore?
Tic, tic, tic, tic...
Io qui su quella sedia, loro di fronte, l’unica volta che ho preso una nota per cattivo comportamento, alle medie. Ed è partito il discorsetto, lo stesso di mille altre volte: bisogna avere rispetto per gli insegnanti, rispetto per i genitori, rispetto per quelli più grandi di te, rispetto, rispetto, rispetto…
Click, BANG! Click, BANG!
Quei tizi in divisa non dovevano starmi dietro così, non volevo sparare anche a loro, ma ho dovuto farlo. Che corsa, per fortuna la fermata della metro era vicina, non mi ricordo di aver mai disceso una scala così in fretta, e poi dentro al volo nel primo treno…
Tic, tic, tic, tic...
Lo scaffale dei libri è tutto in disordine, tutto impolverato. Una volta non li avrei mai lasciati così, i miei libri, alcuni li ho consumati a forza di leggerli. Poi arrivava la voce, dal sopra: “Spegni la luce e vai a letto, è tardi!” “Solo un minuto, mi mancano due pagine...”
Quante volte ho finito per dormire su questo divano…
Tic, tic, click, BANG!
Immagine da Pixabay