stanco di essere stanco

2021-01-29 10:19:06

Oramai da quasi un anno questo stupido, piccolo, malefico e invisibile essere si diverte alle nostre spalle vagando in aria. Un periodo difficile che raccoglie solo colori cupi dimenticandosi della bellezza di ogni altra tonalità di colore.

 

 

Oramai da quasi un anno questo stupido, piccolo, malefico e invisibile essere si diverte alle nostre spalle vagando in aria. Un periodo difficile che raccoglie solo colori cupi dimenticandosi della bellezza di ogni altra tonalità di colore.
Resta complicato definire questo tempo o questi mesi trascorsi con una parola sola. La cerco questa parola e penso che ne esista una che credo raccolga questo momento mio ma anche il senso che di molti di noi stanno vivendo. Così direi semplicemente: ”Stanco”.
Si, stanco di essere stanco. Stanco di una stanchezza che non è fisica ma morale. Stanco di giornate in cui le mura di casa sono le migliori amiche. Stanco di una socialità, cancellata e pressoché distrutta.
Stanco di sognarlo solo il riflesso rosso del Campari proiettato su un tavolino. Stanco di un caffè in una tazzina di cartone, trangugiato in piedi come se non esistesse più alcun futuro.
Stanco di metter ogni mattina in tasca la pazienza. Mi ritrovo stanco nel continuare a leggere “Da asporto”.
Stanco di questa mia amata città deserta in cui anche i gradini della cattedrale sembrano esser diventati inutili, senza poter accogliere un turista, senza poter essere compagni di quei ragazzi lì seduti e pronti a iniziare qualche amore nuovo, pronti a cercare di capire la vita.
Ma guardatele, sembrano piangere le terrazze vuote dei bar con i tavoli accatastati e orfane del via vai di una cameriera. Sembrano lamentarsi della loro inutilità le saracinesche, le porte dei negozi senza che alcuno le valichi.
È una stanchezza nata lentamente ma come fosse neve accumulata giorno dopo giorno. Mi resta questo essere stanco di essere stanco, questa fatica subdola e sempre più strana perché non vede orizzonte e capisco che non le farà certo bene osservare i parchi gioco vuoti o gli autobus carichi di gente mascherata ma che in realtà non ha niente da nascondere.
Stanco.
Stanco di essere stanco anche incontrando volti sempre seminascosti ma dagli sguardi che esprimono quasi rassegnazione. Guardateli questi visi in parte oscurati e li troverete privi di ogni traccia di quel brillare che si nota negli occhi sereni o felici. E sai che il tempo che ti aspetta continuerà così. La percepisco questa stanchezza che non è dolore fisico ma sofferenza dell'anima e dei pensieri.
Mentre guardo lontano dal terrazzo capisco che resta una medicina non costituita da pastiglie o da sciroppi.
Una medicina dal sapore antico ma che può darti la forza come la diede molte volte ai nostri vecchi.
Una medicina racchiusa anche lei in una scatola su cui vi è scritta solamente una unica parola: “Sperem”. Albert.
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Per Alberto, ricercatore in pensione, sicuramente questo essere impotenti nei confronti di questo virus che sta debellando a poco a poco i nostri vecchi, non può essere facile da accettare. 
Ora sono arrivati i vaccini che però stanno già creando dei problemi. Chi è stato vaccinato la prima volta attende con trepidazione l'arrivo della seconda fornitura sperando che arrivi per tempo. Queste notizie e queste incertezze non fanno che
dare ulteriore sconforto alle persone già di per se fragili psicologicamente. M. Livia
 
 

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