Il bibliotecario francese e altre storie: cap. XXX
Questo cap. è molto breve, dedicato alle constatazioni del bibliotecario. Che qui vedete nella sua solita camicia a quadri, immerso nella lettura di un giornale (più varie scartoffie). Ma con un occhio solo, perchè lui non abbassa mai la guardia...Segue al cap. qualche altra nozione scacchistica.
CAP. XXX
Il medico internista aveva davvero una mente fin troppo brillante, ma non abbastanza da ingannare Augustus Lafayette. Aveva commesso il delitto perfetto, insabbiando un caso di omicidio colposo altrui. Non tanto da poter sfuggire alla risoluzione delle indagini da parte del bibliotecario, ma abbastanza da farla franca nei confronti delle autorità, assieme alla sua fidanzata. Chissà se la polizia americana, al posto dei pietosi agenti di Habanita, avrebbe saputo svolgere indagini ben più accurate, venne da pensare al bibliotecario. In ogni caso la cosa più importante era rimettere in libertà Alberta, anche a costo della fuga dei colpevoli. Non sarebbe stata certo la prima volta che Lafayette scendeva a simili compromessi per uno scopo superiore. Comunque, il bibliotecario era oramai sicuro che una volta sposatosi con la frivola e inetta Malinka, sarebbe stata la vita stessa a infliggere a Trent dure lezioni a caro prezzo.
Continua: gergo scacchistico
Il tratto: si chiama così il movimento di un pezzo della scacchiera. Avere il tratto significa dover muovere un pezzo. Insomma, che tocca a questo o a quel giocatore di muovere. Nel linguaggio scacchistico, a differenza che in altri giochi da tavolo (anzi, per meglio dire, gli scacchi non sono considerati un semplice gioco, ma qualificati come uno sport vero e proprio!), è più pertinente affermare di avere il tratto e non i classici "tocca a me", tocca a te", lol! A proposito, negli scacchi nessun giocatore può muovere mai un pezzo per due volte di fila.
Perdere un tempo: no, il giocatore non ha trascorso minuti, ore, giorni (lol!) girandosi i pollici. Perdere un tempo significa non aver scelto il movimento migliore tra tutti quelli possibili, dando quindi all'altro giocatore la possibilità di avvantaggiarsi. In ogni caso, perdere un tempo non significa perdere la partita, quantomeno non necessariamente, Questo può avvenire quando i due giocatori possiedono livelli differenti di conoscenza scacchistica. Se l'altro giocatore perde a sua volta un tempo, i due tornano alla pari, quanto a possibilità d'esito della partita. Certo, perdere un tempo da principiante di fronte a un esperto, o da esperto di fronte a un maestro, significa veramente pressochè perdere la partita. Ma negli scacchi anche perdendo si impara e il vero scacchista sportivo non manifesterà mai nessuno di questi due atteggiamenti: arrabbiarsi o comunque prendersela per una sconfitta e neppure farsi beffe dell'avversario che ha perso. Il vero scacchista sportivo non è infantile nè borioso. Purtroppo negli scacchi online si assiste al seguente atteggiamento deplorevole: quello del giocatore che per primeggiare a tutti i costi usa programmi per poter vincere (attitudine oltremodo infantile e controproducente, perchè non produce alcun miglioramento di strategia nè di tattica, impossibile per forza di cose da mettere in atto offline) e quello di chi si fa beffe degli altri (spirito sportivo zero, disapprovato dai maestri e non permesso nei circoli scacchistici). Per fortuna non sembrano essere piaghe largamente circolanti tra i più.