Tu ti invecchi, io ti catalogo!
Chi non ha provato la famosa Faceapp... Sei tra queste persone? Allora apri l'articolo e continua a leggere...
Il primo boom è arrivato sui social, il divertimento era nel postare la propria immagine convertita all'altro sesso. Allora l'app ha visto crescere il gradimento, nonostante il lancio del "filtro di bellezza" basato su algoritmi di modelli caucasici, infatti, le persone con la pelle nera in frisultavano con la pelleschiarita.
Ora però è tornata con una nuova funzione, l'invecchiamento grazie all'impiego dell'intelligenza artificiale.
E chi non è curioso di proiettarsi nel futuro contando le proprie rughe?
L'utilizzo dell'app è facile: basta scaricarla dal PlayStore di Google o dall'Apple Store, e caricare un selfie per vederci trasformati.
Per ottenere questo risultato,però, lanostra foto transita su server esteri, dove i dati «potranno essere archiviati e lavorati negli Stati Uniti o in qualsiasi altro paese in cui FaceApp, i suoi affiliati o i fornitori del servizio possiedono le infrastrutture», si legge nella policy per il trattamento dei dati sensibili ferma al 2017!
Ma chi c'è dietro a tutto questo?
Inutile negare che noi tutti l'abbiamo provata. I volti noti non sono stati da meno, da Alessandro Gassmann ad Aurora Ramazzotti, i Ferragnez e i calciatori 'invecchiati' da club...
FaceApp è prodotta dalla Wireless Lab OOO, società con base a San Pietroburgo fondata da Yaroslav Goncharov, che non offre però informazioni trasparenti su tempi e uso dei dati raccolti.
Nulla vieta, insomma, che la nostra immagine o quella dei nostri familiari venga data in pasto alle reti che possono far uso dell'intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale, a fini commerciali o per altri scopi.
In Italia le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. In prima linea Altroconsumo e Codacons, con l'intenzione di presentare un esposto all'autorità garante affinché avvii una indagine sull'applicazione. "Questo apparentemente innocuo tormentone estivo rischia di nascondere un traffico, potenzialmente pericoloso, di dati sensibili", spiegano dal Codacons sottolineando come "il documento relativo al trattamento dei dati faccia sorgere seri dubbi sull'utilizzo e sul rispetto della riservatezza degli utenti".
Con un'aggravante, fa notare Altroconsumo, - pronta a chiedere al garante una diffida - per il fatto che FaceApp può accedere anche ai file multimediali di WhatsApp e raccogliere dati aggirando l'obbligo di avere scaricato l'applicazione. Così come viene dato per scontato il consenso per la geolocalizzazione. Delle società terze cui potrebbero essere ceduti questi dati sensibili.
Screenshoot altroconsumo : https://twitter.com/Altroconsumo/status/1151492539221970944?s=19