Adolescenti: istruzioni per l'uso.
Ti sto dicendo chi sono...
ma tu guardi solo quello che faccio...perché non andiamo mai oltre l'apparenza. Leggete
1. Il comportamento è solo la superficie: cosa ci dice davvero un figlio?
Quando un adolescente alza la voce, sbatte la porta, si chiude nel silenzio o risponde con sarcasmo, il genitore tende a concentrarsi sul comportamento. È comprensibile: il gesto è visibile, concreto, spesso provocatorio. Ma se ci fermiamo lì, rischiamo di perdere il messaggio più importante.
Dietro ogni azione c’è un’emozione. Dietro ogni reazione c’è un bisogno. E dietro ogni comportamento c’è un’identità che sta cercando di emergere.
Quando un figlio dice “Ti sto dicendo chi sono”, non lo fa con parole chiare. Lo fa con gesti, con scelte, con opposizioni. E se il genitore ascolta solo “cosa fa”, rischia di non vedere “chi è”.
L’adolescenza è il tempo della costruzione del sé. È il momento in cui i ragazzi cercano di capire chi sono, cosa vogliono, cosa li distingue. E spesso, per farlo, mettono in atto comportamenti che sfidano, che confondono, che irritano. Ma non lo fanno per ferire. Lo fanno per essere visti.
2. L’errore più comune: correggere prima di comprendere
Molti genitori, di fronte a un comportamento problematico, reagiscono con correzioni immediate: “Non si fa così”, “Stai esagerando”, “Devi calmarti”. Ma se la correzione arriva prima della comprensione, il figlio si sente giudicato, non accolto. E la distanza aumenta.
Correggere è importante, certo. Ma deve arrivare dopo l’ascolto. Dopo che abbiamo provato a capire cosa sta comunicando quel gesto.
Un figlio che urla potrebbe non sapere come esprimere la sua frustrazione. Uno che si chiude potrebbe avere paura di essere frainteso. Uno che provoca potrebbe sentirsi invisibile.
La chiave è spostare lo sguardo dal comportamento al significato. Chiedersi: “Cosa sta cercando di dirmi?”, “Quale emozione c’è sotto?”, “Cosa succederebbe se lo ascoltassi davvero, senza interrompere?”
Quando il figlio percepisce che il genitore è disposto a capire prima di giudicare, si apre. E in quella apertura può nascere un dialogo nuovo.
3. L’identità in costruzione ha bisogno di spazio, non di etichette
“Sei sempre il solito”, “Non cambi mai”, “Hai sempre da ridire”: queste frasi, anche se dette con frustrazione, diventano etichette. E le etichette, in adolescenza, sono pericolose. Perché cristallizzano l’identità, la bloccano, la definiscono in modo rigido.
Un figlio che si sente etichettato smette di cercare nuove strade. Si convince che “tanto è così”, che “non vale la pena spiegarsi”. E la relazione si irrigidisce.
Invece, l’identità ha bisogno di spazio. Di possibilità. Di domande aperte.
Frasi come “Mi sembra che oggi sei più chiuso, vuoi raccontarmi?”, oppure “Ti vedo agitato, c’è qualcosa che vuoi dire?” aprono. Non definiscono. Non incasellano.
Essere guida, in questa fase, significa accompagnare senza invadere, osservare senza giudicare, offrire uno specchio che riflette possibilità, non solo errori.
4. Andare oltre la superficie: il gesto che cambia la relazione
La frase “Tu ascolti solo cosa faccio” è un grido. È il tentativo di dire: “Guarda dentro, non fermarti fuori.”
E il gesto che può cambiare tutto è semplice, ma potente: fermarsi e ascoltare davvero.
Non per correggere. Non per rispondere. Ma per accogliere.
Quando un genitore riesce a dire: “Non capisco tutto, ma voglio provarci”, sta costruendo un ponte. Sta dicendo al figlio: “La tua identità mi interessa, anche se è diversa dalla mia.”
E in quel momento, il comportamento non è più un ostacolo. Diventa un messaggio. Un punto di partenza.
Andare oltre la superficie significa scegliere di vedere l’essere, non solo il fare. E questo è il primo passo per costruire una relazione che dura, che evolve, che cresce.
Conclusione – Consigli pratici per genitori che vogliono ascoltare l’identità, non solo il comportamento
👁️ Osserva senza etichettare.
Evita frasi come “Sei sempre così”. Prova con: “Ti vedo diverso oggi, vuoi raccontarmi?”
🧏♀️ Ascolta prima di correggere.
Lascia che tuo figlio si esprima. Anche se non condividi, ascolta fino in fondo.
💬 Fai domande aperte.
Es. “Cosa ti ha fatto sentire così?”, “Come ti sei sentito in quel momento?”
🧡 Riconosci l’emozione, non solo il gesto.
Es. “Mi sembra che sei arrabbiato, posso aiutarti a capire cosa c’è sotto?”
📆 Dedica momenti settimanali solo all’ascolto.
Una passeggiata, una cena, un momento sul divano. Senza giudizi, solo presenza.
📩 Senti che tuo figlio comunica solo attraverso comportamenti difficili?
Forse è il momento di cambiare prospettiva. Di guardare oltre la superficie.
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📘 Perché ogni comportamento è un messaggio. E ogni messaggio può diventare relazione.