Adolescenti: istruzioni per l'uso.
"Non mi ascolti mai"
un adolescente non chiede sempre consigli. Chiede spazio pe resistere e ascolto
1. Quando l’ascolto diventa un bisogno urgente, non solo una cortesia
Per molti genitori, l’adolescenza è il momento in cui la comunicazione diventa più complicata. Le frasi si accorciano, gli sbuffi aumentano, le porte si chiudono. E tra una discussione e l’altra, può comparire quella frase tagliente: “Non mi ascolti mai.”
Ma cosa c’è davvero dietro quella dichiarazione?
Spesso, il ragazzo non sta dicendo “non mi hai sentito parlare”. Sta dicendo “non ti sei fermato davvero su ciò che io provo”. L’ascolto che chiede non è solo verbale: è ascolto emotivo, riconoscimento, spazio per esistere con le sue emozioni, pensieri e contraddizioni.
In un’età in cui si cerca la propria voce, non essere ascoltati equivale a non esistere. Il rischio è che il figlio smetta di parlare non perché ha poco da dire, ma perché ha capito che non c’è un luogo dove poterlo fare.
Il problema non è tanto la mancanza di tempo, quanto la mancanza di disponibilità relazionale. Il genitore parla, spiega, propone, rassicura. Ma spesso dimentica di fare il passo fondamentale: mettersi in ascolto senza voler rispondere subito.
2. L’ascolto che interrompe, corregge o guida non è ascolto. È gestione.
Molti genitori, nel tentativo di aiutare, finiscono per togliere spazio. Quando il figlio racconta qualcosa, arriva subito una risposta: “Dovevi fare così…”, “Ma ti avevo detto di…”, “Vedrai che passa…”
Queste frasi, pur animate da buone intenzioni, interrompono il processo emotivo. Il figlio non sta cercando una soluzione. Sta cercando condivisione, tempo, attenzione non giudicante.
Per questo, l’ascolto vero è difficile. Richiede tempo, sospensione del giudizio, capacità di stare nel disagio dell’altro senza cercare di sistemarlo. È stare lì — anche quando le parole sono confuse, anche quando la rabbia prende il sopravvento.
📌 Un adolescente che dice “non mi ascolti mai” sta spesso esprimendo:
- Il bisogno di essere preso sul serio
- La frustrazione di essere “corretto” invece che accolto
- Il desiderio di avere uno spazio emotivo che non sia negoziato, occupato o negato
Allenarsi a non interrompere, a non correggere, a non interpretare subito è una delle forme più profonde di rispetto relazionale.
3. Esistere non significa chiedere consiglio. Significa potersi mostrare, anche nella confusione.
Spesso i genitori aspettano che il figlio parli per dare una mano. Ma l’adolescente non sempre chiede consigli. Anzi, in molti casi, i consigli sono percepiti come un modo per essere gestiti, non capiti.
Esistere, in adolescenza, significa potersi mostrare anche quando non si ha un piano chiaro, anche quando ci si sente persi. E in quel momento, il genitore può offrire la cosa più potente di tutte: uno spazio sicuro dove poter essere autentici, anche imperfetti.
Dire “Ti ascolto” non vuol dire “Sono d’accordo”. Vuol dire “Ti vedo, e mi interessa quello che provi”.
E questo crea fiducia. Anche quando non si condividono le scelte. Anche quando le emozioni sono scomode.
La sfida del genitore è passare da rispondere → contenere → accogliere. È un cambiamento profondo, ma crea un legame duraturo, fatto di ascolto attivo e riconoscimento reciproco.
Conclusione — Consigli pratici per genitori che vogliono davvero ascoltare
👂 Sospendi il bisogno di rispondere.
Prova a lasciar passare qualche secondo di silenzio dopo che tuo figlio parla. Lascia spazio. Non affrettarti.
🧭 Chiedi: “Vuoi solo essere ascoltato, o vuoi un consiglio?”
Questo permette di capire l’intento del figlio e rispettarlo.
💬 Riformula per confermare che hai capito.
“Se ho capito bene, ti sei sentito escluso in quella situazione, giusto?”
🧡 Accetta anche i discorsi confusi, spezzati, emotivi.
Non cercare coerenza perfetta: cerca presenza. Il resto verrà.
📆 Dedica uno spazio settimanale solo all’ascolto.
Può essere un momento rituale: passeggiata, cena, chat sul divano… senza device, senza distrazioni.
📩 Senti che tuo figlio dice spesso ‘Non mi ascolti mai’?
Forse è il momento di allenarti a creare uno spazio reale, protetto e rispettoso per la sua voce.
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📘 Perché a volte, per ritrovare il dialogo, basta solo ascoltare davvero.