Donatella Lombardo

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Sant'Agostino vescovo e dottore della Chiesa

2019-08-28 15:01:05

Una leggenda abbastanza nota racconta che Agostino, grande indagatore del mistero della Trinità, un giorno passeggiava... O eterna verità e vera carità e cara eternità! Alcuni brani e frasi celebri...

Sant'Agostino, vescovo e dottore della Chiesa, nacque a Tagaste in Numidia, attuale Algeria, nel 354. Dopo un'adolescenza inquieta sia intellettualmente che moralmente, nel 387 andando a Milano ebbe la grazia di conoscere, ascoltare il vescovo Ambrogio (Sant'Ambrogio) e ricevere da lui il battesimo. Nel viaggio di ritorno in patria, lui, sua madre e suo fratello alloggiarono per un po' a Ostia, dove nel giro di pochi giorni sua madre (Santa Monica) si ammalò e morì, grata a Dio per la conversione del figlio dopo aver tanto pregato e sofferto. Nel 391 fu ordinato sacerdote dopo aver fondato una comunità monastica e nel 396 fu eletto vescovo di Ippona. Per 34 anni guidò il suo gregge e lo formò con numerosi discorsi e scritti illustrando sapientemente la fede. Morì il 28 agosto 430. 

Durante il tempo vissuto lontano da Dio, Agostino poté approfondire la conoscenza della filosofia, della retorica, dell’arte dello buon scrivere e del buon parlare. Però la sua continua insoddisfazione e la ricerca di qualcosa che gli mancava lo ricondussero a Dio; Egli nella sua infinita misericordia sapeva che tutto ciò gli sarebbe servito successivamente e che lo avrebbe usato a servizio della Chiesa. Infatti lasciò memorabili pagine di commenti ai Vangeli e ai libri del Vecchio Testamento, capaci di attrarre i lettori alla bellezza, alla verità e alla ricchezza della Parola di Dio. 

La sua opera più celebre è "Le confessioni". Eccone qualche brano:

Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell'intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto. Entrai e vidi con l'occhio dell'anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era la luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa. Era un'altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l'olio che galleggia sull'acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore. Era la luce che mi ha creato. E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.  

 O eterna verità e vera carità e cara eternità! 

 Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me e io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. 

Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l'ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.

Tra leggenda e sogno.

Una leggenda abbastanza nota racconta che Agostino, grande indagatore del mistero della Trinità, un giorno passeggiava su una spiaggia quando scorse un bambino che con un secchiello prendeva l'acqua del mare e la versava in un piccolo fosso nella sabbia. Alla domanda del Santo su che cosa stesse facendo, il bambino rispose che voleva mettere tutto il mare dentro quel buco. Quando il Santo gli fece notare che ciò era impossibile, il bambino replicò che così come non era possibile versare tutto il mare dentro la buca allo stesso modo era impossibile che i misteri di Dio e della SS. Trinità entrassero nella sua piccola testa di uomo.

Detto ciò sparì, lasciando il grande filosofo nell'angoscia più completa. 

Ma secondo il parere di alcuni studiosi di parabole e leggende la narrazione potrebbe essere considerata un sogno dal Santo. Altri sostengono che forse il colloquio non si sarebbe svolto esattamente come è stato raccontato, perché, prima di sparire, il Santo aveva potuto a sua volta replicare che la risposta non lo convinceva, in quanto - avrebbe obiettato - il mare e i misteri di Dio sono due realtà assai diverse. Pur impossibile, sarebbe stato teoricamente verosimile immaginare il versamento del mare in una buca e allora allo stesso modo si sarebbe potuto supporre che i misteri divini avrebbero potuto entrare in un cervello umano adatto allo scopo e se l'uomo non aveva ricevuto una mente con tali qualità la colpa sarebbe da imputare a Dio, che non aveva appunto voluto che i suoi misteri fossero concepiti dall'uomo, per lasciarlo nell'ignoranza e nel dubbio più atroci.

"Perché Dio non vuole essere capito?" avrebbe domandato il Santo al pargolo divenuto improvvisamente pensieroso. "Te lo dimostro subito" rispose il bambino (che poi era un angelo) dopo un momento di perplessità e così, mentre parlava, con il secchiello divenuto improvvisamente grandissimo, in un sol colpo raccolse l'acqua del mare, prosciugandolo, e la pose nella buca, che si allargò a dismisura fino ad inghiottire il mondo. A quella vista il Santo si svegliò con le lacrime agli occhi e capì.

Frasi celebri.

Le parole non sono state inventate perché gli uomini s’ingannino tra loro ma perché ciascuno passi all’altro la bontà dei propri pensieri. 

Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle; e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi. 

Ognuno è tale e quale il suo amore. Ami la terra? Sarai terra. Ami Dio? Che dirò? Sarai Dio? Non oso dirlo, ma ascoltiamo la Scrittura che dice: Io ho detto: Siete dèi e figli dell’Altissimo. 

Sono tempi cattivi, dicono gli uomini. Vivano bene ed i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi. 

La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.