Musica & Danza
S. è mia nipote, ma abitiamo lontano e a volte ho paura di non conoscerla.
È un'adolescente ormai, e quando torna a trovarci mi chiedo sempre "chissà quanto le peserà dover venire da sua zia e dai suoi nonni che praticamente non conosce...
Vive vicino Milano, e noi vicino Roma,
ci incontriamo l'estate e una manciata di giorni in inverno.
Suona il pianoforte e quando viene qui, generalmente a Luglio, io uso la musica come occasione per avvicinarmi a lei.
Ogni estate è la stessa storia: la ascolto suonare, mi innamoro del suo "pianismo", ma lei mi dice che vuole smettere di andare a scuola di piano.
Io però le chiedo sempre di studiare con me almeno le cose che ha da fare per le vacanze, e poi di decidere se abbandonare lo studio.
Credo che il problema principale quando si studia uno strumento come il pianoforte, non sia tanto tutto l'impegno che ci vuole, il tempo da dedicargli, la frustrazione di non riuscire dopo ore a fare una particolare battuta, l'indipendenza delle mani...credo che il problema principale è che il pianoforte lo si vive sempre con un po' di distanza.
La distanza è per prima cosa una distanza fisica:
non lo puoi abbracciare come fosse una chitarra, non lo puoi sentire che vibra col tuo corpo come fosse un basso, non lo puoi tenere tra le gambe come fosse una percussione.
La distanza è poi "caratteriale", ovvero è nel carattere del pianoforte.
Immagina un palco, magari di un teatro. Immagina che tutto sia pronto per un concerto, immagina gli strumenti in attesa di essere suonati e quelli che entreranno con i musicisti, e ora immagina il pianoforte, immaginalo a coda, e guardalo bene: il pianoforte è solenne, il pianoforte non è come gli altri, il pianoforte sembra un Dio!
E alla fine c'è la distanza più importante di tutte: la distanza generazionale o forse è il caso di dire epocale!
Il pianoforte è uno strumento classico, che ha ufficialmente visto la luce intorno al 1720 ad opera di Cristofori, ed era uno strumento così straordinario che piano piano ha rimpiazzato il diffusissimo clavicembalo.
La storia della musica è cambiata con questa invenzione, e non serve neanche saperne qualcosa di musica classica, per capire che il pianoforte ne è pieno.
E dunque immaginate un'adolescente, una di oggi che con ogni probabilità ascolterà un tipo di pop o un tipo di rap: perché mai dovrebbe ritrovarsi in questo strumento? Come lo può inserire serenamente nel 2019?
Ebbene, la prima cosa che ho fatto con S. quest'anno è chiederle quali fossero le canzoni che ascoltava di più.
È incredibile quante cose ho imparato di lei e di quanto si affievolisse la paura di non conoscerla affatto canzone dopo canzone.
Quando una ragazzina ti sta facendo ascoltare uno dei suoi brani preferiti, ti sta dicendo chi è, o chi vorrebbe essere, o che cosa ama negli altri. Ti sta raccontando le sue paure, i suoi tormenti.
Studia le tue reazioni mentre ascolti quello che ti propone, deve capire se può farti sentire canzoni ancora più significative per lei, deve sapere se può fidarsi di te.
A questo punto scandalizzarsi per un testo, o mettersi a giudicare il tipo di musica ascoltata con frasi tipo "la trap non è musica" è l'errore più grande che si possa fare.
C'è addirittura chi usa la variante "ai miei tempi c'era la VERA musica" e tirano fuori quei tre o quattro gruppi storici, probabilmente nati artisticamente nel 1970 (ovvero di 50 anni fa) che a un ragazzino non possono e forse non devono interessare.
I ragazzini amano la trap più del rap (da cui deriva) perché secondo loro il rap è vecchio e la trap è giovane, perché mai pretendere che ascoltino i Deep Purple?
E soprattutto, quando ascoltano qualcosa che a un adulto non piace, lo fanno spesso proprio per dirti "io non sono come te" come hanno fatto molti di quelli che ascoltavano punk e più gli adulti disprezzavano questa musica, più loro vi si legavano, come sicuramente ho fatto io quando da adolescente ascoltavo rock e non le canzoni che giravano su MTV in quel periodo, forse a voler dire "cari miei compagni di classe, io non sono come voi!"
È un processo inconsapevole, ma non va sottovalutato, e tanto meno negato!!
Probabilmente per questo quando un gruppo di nicchia diventava famoso, poi smettevamo di ascoltarlo: perché diventava patrimonio di tutti e indicativo di uno stile di vita a cui non volevamo appartenere.
Divago giusto un attimo su questo argomento, ma ci riflettevo qualche giorno fa, quando in radio passavano i Nirvana. Ogni volta che li sento in radio penso "quanto sono fighi, ma perché non li ascolto mai?" e lo stesso mi succede con i The Doors ad esempio, e la risposta credo sia questa: "perché a un certo punto li hanno ascoltati tutti, e in un certo senso (inconsapevolmente) mi sentirei di finire catapultata in una cultura di massa con la quale non voglio relazionarmi!
Lo so, può sembrare una cosa stupida, e in effetti lo è, quindi mi prendo una pausa e mi ascolto i Nirvana...
Comunque dicevamo di S. che inizia a farmi sentire una dopo l'altra le canzoni che ama.
Ascolta principalmente rap e qualche suo sottogenere.
Mi guarda.
Io ascolto, e cerco di capire quali siano le cose che mi piacciono.
Alcuni di questi rapper, con mio profondo stupore, sono tecnicamente molto bravi e ne esalto le doti, altri sono osceni, e li prendo bonariamente in giro ... lei ride!
La sento avvicinarsi a me, io le sono grata per avermi permesso di entrare nel suo mondo, ascolto ancora un po' poi le ribadisco di non essere un'esperta del genere, e che la canzone rap italiana che amo di più è "quelli che ben pensano" e le chiedo se la conosce.
Mi dice di no ma aggiunge di volerla sentire (sarebbe successo se io gliela avessi imposta all'inizio bocciando le sue?).
La riconosce dopo poche note e in realtà le piace molto, ma non ricordava fosse quello il titolo. Le ricorda quando da piccolina la mamma la portava al mare e gliela faceva ascoltare in macchina. Infatti la canta tutta.
Le chiedo se conosce i "The rage against the machine", e li adora.
Ho solo accennato ad Eminem: quando un rapper bianco ha la stima dei rapper neri, figuriamoci se non ha quella di una ragazzina che mi accorgevo aver fatto molte ricerche sul genere musicale che ama.
Il giorno dopo, ci mettiamo a studiare le cose che aveva da fare al piano, ma io le chiedo se le va di imparare "Quelli che ben pensano".
Mi guarda con gli occhi sbarrati: è stupita, un po' incredula, È CONTENTA!
Nessuno le aveva fatto notare che con il piano si potesse suonare anche il RAP!!
Ci siamo divertite con questa canzone non so quanto tempo.
Io a volte andavo all'altro pianoforte e mi incastravo con quello che suonava lei, un po' la cantavamo, un po' ci divertivamo a prenderla in giro scimmiottando delle parti con il kazoo!
Quando sono dovuta uscire per lavoro, mi dispiaceva un sacco, ma ero felice perché avevo avuto l'ennesima prova di quanto la musica possa unire due persone che purtroppo si frequentano poco, due persone di generazioni diverse e di diverse esperienze.
Spero di aver accorciato anche la sua distanza col pianoforte, di averle trasmesso che benché lo strumento sia antico, può ancora esprimersi perfettamente in questa epoca, e che benché sia quasi "solenne", ci si possa scherzare sopra un bel po'!
Perché la musica è un gioco (non credo sia un caso che in francese e in inglese si dica "giocare uno strumento" o non "suonare") un gioco serio, ma pur sempre un gioco!
Comunque quando è ripartita ci siamo lasciate con questa promessa, che quando tornerà scriveremo una base per un brano rap!
E lei mi ha risposto "non vedo l'ora" e tutte le mie paure sono scivolate via...