Daisy Raisi

La mia recensione a "La Forza del Corallo" di Rosaria Tropepe

2019-03-18 14:55:24

La bravura di uno scrittore si misura anche e soprattutto dalla capacità di creare personaggi che rimangano scolpiti nella memoria del lettore e Nives è uno di questi.La protagonista de “La forza del corallo” di Rosaria Tropepe è una donna sensibile e capace che all’età di 43 anni vive un’esistenza (sarebbe un eufemismo parlare di vita) davvero frustrante. Per certi versi, richiama alla memoria Rosalba, poetica figura di “Pane e Tulipani”, pluripremiato film di Soldini. Entrambe casalinghe depresse, sensibili e insicure, ricche di un mondo interiore fecondissimo; mogli trascurate che a un certo punto guardano in faccia la realtà e decidono che…Non svelerò altro per non rovinare il gusto della lettura che, ve lo assicuro, sarà gradevolissima. Sì, perché quella di Rosaria Tropepe è una prosa incisiva, caratterizzata da uno stile brillante e scorrevole. In più lo scavo psicologico che l’autrice conduce sul personaggio di Nives è di tutto rispetto. La sua tendenza a mangiare con voracità è il tentativo disperato di riempire un vuoto; le sue insicurezze sono frutto di un pessimo rapporto col padre e dell’assenza della figura materna. Come molte donne affette da insicurezza cronica il matrimonio è per lei un semplice passaggio dal ruolo di figlia, dipendente dal volere del padre a quello di moglie, asservita al marito.La trasformazione di Nives da crisalide in farfalla vi lascerà stupiti e anche qui non voglio aggiungere altro…“La forza del corallo” fa riflettere sulla condizione femminile e, indirettamente, sul futuro delle generazioni a venire. Rispetto al ruolo delle donne nella società si sta assistendo a un regresso sconcertante, purtroppo, e chissà quante Nives vittime di pessimi padri e di mariti indegni si riempirà il mondo in un futuro non così lontano.“La forza del corallo” vuole essere un monito a tutte le donne a ritrovare la forza che alberga nel loro animo e a confidare nella commuovente bellezza della vita, che, se tanto ci toglie e altrettanto saprà donarci, se continueremo a coltivare la speranza, riscoprendo l’amore in noi stesse e lottando per la realizzazione dei nostri sogni, anche di quelli apparentemente “impossibili”.Da leggere.

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Daisy Raisi

La mia recensione "I miei primi 22 anni" di Daniela Biancotto

2019-03-03 14:15:50

Un libro, quello di Daniela Biancotto, ricco di sentimento e di struggente nostalgia che ripercorre le tappe dell’infanzia, adolescenza e giovinezza dell’autrice, fino al raggiungimento dei ventidue anni d’età, lasciando una traccia indelebile non solo nel suo cuore ma anche in quello di chi lo legge.L’autrice ha la capacità rara di trasmettere emozioni in una prosa poetica che si avvale di una caratterizzazione perfetta dei personaggi, fra i quali spiccano per bontà e purezza d’animo la madre e lo zio.La prima, cui è dedicato il libro, ricorda, per certi versi, Clara, la protagonista de "La casa degli spiriti", creatura di un altro mondo, superiore a ingiustizie e meschinità della vita; il secondo buono, semplice fino all’ingenuità rammenta il postino di Skármeta e si fa portatore con la sua stessa essenza di una inconsapevole principio di poesia, presente indiscutibilmente pure in Daniela che nella prefazione scrive: “Credo che i ricordi dolci di chi ci ha veramente amato siano la nostra ancora di salvezza nei momenti bui della vita, la speranza di un futuro migliore, la consapevolezza di essere, al di là di tutto e di tutti, importanti e preziosi.”Ne “I miei primi 22 anni”, anno dopo anno, capitolo dopo capitolo, si assiste alla maturazione dell’autrice da ragazzina prepotente e un po’ superficiale ad adulta tenace e volonterosa.Sullo sfondo persistente il rapporto di amore e odio per un padre troppo concentrato su di sé per essere altruista e amorevole.Con il suo esempio e nel suo libro, Daniela ci ricorda che le radici familiari sono fondamentali, condizionano nel bene e nel male il nostro cammino spingendoci a scelte che diversamente non avremmo compiuto, incoraggiandoci a superare i nostri limiti ma anche facendoci prendere decisioni avventate.Riscaldata dall’amore di sua madre, prematuramente scomparsa, e da quello dei suoi zii che la trattano come una figlia, spronata dal disinteresse del padre a cercare la forza di realizzarsi solo dentro sé stessa, Daniela sboccia come un fiore meraviglioso, su un terreno per altri versi ostile, dando il meglio di sé."I miei primi 22 anni" vogliono essere un omaggio alla sua cara mamma, agli zii che tanto l’amarono e a tutte le persone incontrate lungo il cammino, che la incoraggiarono e sostennero rappresentando per lei autentici, preziosi esempi di umanità e grandezza.

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Daisy Raisi

"Mamma, ho paura del buio" di Loredana Fiori

2019-02-28 13:31:49

Alzi la mano chi ne è stato immune.Ciascuno di noi da bambino ha avuto le sue personali paure.Fra queste quella del buio rimane senza dubbio una delle più diffuse.E proprio per aiutarla a dormire serena la fata Pangea corre in aiuto della piccola Lara…“Mamma, ho paura” è una favola interattiva scritta con sensibilità e calorosa attenzione nei confronti dei bimbi e dei loro genitori. “Interattiva”, perché accompagnata da schede da colorare e da giochi da fare: costruire la casa delle fate e disegnarle; colorare le immagini che le rappresentano; scrivere un invito alla propria fatina; ritagliare, colorare e incollare una bacchetta magica; compilare una lista di desideri; ritagliare, scrivere e appendere messaggi per la fata; mettere nero su bianco le proprie emozioni.L’autrice tramite “Mamma, ho paura del buio” non solo aiuta i bimbi ha superare questa piccola fobia e a dormire sereni, ma insegna loro l’importanza di essere educati e di mantenere le promesse allenandoli a usare il pensiero magico per superare gli ostacoli che incontreranno nel mondo reale.Rendere un bimbo un futuro uomo forte e sensibile, quindi speciale, è un’opera di indubbio valore e, proprio in virtù di questo, “Mamma, ho paura” di Loredana Fiori, ex educatrice di infanzia e attualmente mamma a tempo pieno, merita un plauso tutto particolare.Lo stile della favola è semplice e delicato come il messaggio che veicola. Si avverte che l’autrice l’ha scritta col cuore traendo spunto dalla propria esperienza di madre attenta e premurosa, oltre che dal proprio vissuto lavorativo.Leggendola i bimbi impareranno che niente è impossibile se si fa appello all’immaginazione, perché, come scrive Loredana, “Ogni persona conserva dentro di sé un posto speciale dove vive la fantasia e dove tutto è possibile”, un mondo che sarebbe il caso di coltivare anche da adulti.Niente, infatti, è impossibile a un cuore puro.Solo che spesso, crescendo, purtroppo, cene dimentichiamo.

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