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LA DIFFICILE SITUAZIONE DEL PAESE ITALIA
La povertà è la condizione di singole persone o collettività umane nel loro complesso, che si trovano ad avere, per ragioni di ordine economico, un limitato (o del tutto mancante nel caso della condizione di miseria) accesso a beni essenziali e primari, ovvero a beni e servizi sociali d'importanza vitale.
LA POVERTA' Parte I°
La povertà diventa pauperismo quando riguarda masse che non riescono più ad assicurarsi i minimi mezzi di sussistenza: è questo un fenomeno collegato a una particolare congiuntura economica che porta al di sotto del minimo di sussistenza una gran parte della popolazione.
La povertà in linea generale tende ad essere di grado più elevato nelle aree rurali che in quelle urbane dove vi sono maggiori opportunità di fonti di reddito: inoltre nelle zone rurali, la povertà si accompagna ad un isolamento sociale maggiore di quello che la povertà di per sé determina. In genere però la povertà urbana può causare maggiori problemi rispetto a quella rurale: si vedano ad esempio i problemi sanitari che caratterizzano le baraccopoli o gli slums nei paesi in via di sviluppo.
La durata della povertà è un elemento molto importante per quanto riguarda la posizione sociale delle persone che non viene intaccata in casi di durata breve della situazione d'indigenza.
Le famiglie povere sono di norma quelle più numerose con un numero elevato di figli e di persone conviventi nello stesso ambito famigliare. La numerosità della famiglia assolve ad un compito di assistenza per la vecchiaia dei genitori. Una funzione analoga di assistenza e di mutuo soccorso vengono svolte dalla cosiddetta famiglia allargata.
Quando la povertà assume connotazioni estreme di assenza di beni materiali primari si parla di miseria, termine che assume oltre a quello economico e sociale, come quello di povertà, anche un valore immateriale indicante sia un'estrema infelicità sia una condizione spirituale di grettezza e meschinità morale.
Il più delle volte nei vari significati i due termini vengono comunemente indicati come equivalenti, essendo la differenza genericamente indicata in un'accentuazione delle caratteristiche negative della miseria rispetto a quelle della povertà.
La soglia di povertà è un termine di riferimento oggettivo (che ha la valenza di criterio normativo) che caratterizza quantitativamente una determinata situazione di povertà, per cui chi vive in condizioni tali da non raggiungere il minimo per la sopravvivenza (che secondo la Banca mondiale viene indicato nell'avere due dollari per persona al giorno) può essere indicato in condizioni di povertà.
Non esistono invece indicatori certi dello stato di miseria, che del resto ha un aspetto molto più evidente dello stato di povertà, che può (entro certi limiti) essere mascherato come quando si parla ad esempio di "una dignitosa povertà" mentre una "dignitosa miseria" è un'espressione improponibile.
Il primo concetto di povertà lo si rileva nel mondo antico romano e coincide con la crisi dell'Impero.
Fino ad allora le stesse classi sociali più ricche avevano provveduto ad attenuare le condizioni dei poveri allo scopo di evitare sommovimenti sociali: periodiche elargizioni di beni, soprattutto alimentari, riuscivano così a conservare l'ordine sociale.
Già in epoca repubblicana la plebe era riuscita ad ottenere la difesa dei loro diritti mediante la creazione di un'apposita magistratura a loro riservata, quella dei tribuni della plebe che avrebbe dovuto proteggere coloro che come unica fonte di reddito avevano la loro prole, i proletari.
Nell'età imperiale gli elementi più disagiati della popolazione, assumendo il ruolo di clientes, sostenitori di una casata gentilizia, riuscivano ad avere i beni essenziali per la sopravvivenza in cambio del loro appoggio politico.
Le classi elevate consideravano con un certo disprezzo queste torme di poveri che con le loro sportulae (ceste) si presentavano periodicamente a ricevere quanto pretendevano. Si trattava di un ceto cittadino parassitario che il sistema economico romano basato sulla produzione schiavistica permetteva di sostenere. Quando però Roma, per la stessa estensione dei confini imperiali, sarà costretta a rinunciare alle guerre di conquista ed espansione e quindi ad acquisire nuovi schiavi, allora comincerà ad emergere il problema della povertà e dei rimedi da mettere in atto per la sua soluzione.
Nell'età di Diocleziano il regime fiscale colpì pesantemente le campagne in modo particolare i coloni che cominciarono ad abbandonarle per fuggire dall'oppressione delle tasse.
L'oppressione fiscale fu la causa del brigantaggio di contadini poveri e di rivolte, come quelle delle Bagaudae in Gallia e Spagna, per ribellarsi allo Stato e alla Chiesa cattolica che li perseguitava per la loro adesione all'eresia donatista.
Continua....
Un saluto a tutti.
Claudio Zanetti