Claudio Zanetti

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DE MONARCHIA

2018-11-09 12:48:58

Il Monarchia - in seguito ribattezzato dai posteri De Monarchia - è un saggio politico in latino di Dante Alighieri.Con questo testo il poeta volle intervenire in uno dei temi più “caldi” della sua epoca: il rapporto tra l’autorità laica (rappresentata dall’imperatore) e l’autorità religiosa (rappresentata dal papa). Ormai è noto quale fosse il punto di vista di Dante su questo problema, poiché durante la sua attività politica egli aveva lottato per difendere l’autonomia del Comune fiorentino dalle pretese temporali di papa Bonifacio VIII.Secondo la cronologia più accreditata, Monarchia fu composto negli anni 1312-13, cioè al tempo della discesa di Enrico VII di Lussemburgo in Italia; secondo altri, bisognerebbe anticipare almeno al 1308 la data di composizione; altri ancora, infine, posticipano la composizione del trattato al 1318, pochi anni prima della morte dell’autore (1321).

DANTE ALIGHIERI

Nel 1329 il De Monarchia fu posto al rogo con l'accusa di eresia da Bertrando del Poggetto.Nel 1559, fu inserito dal Sant'Uffizio nel primo Indice dei libri proibiti e la condanna fu confermata nelle successive edizioni sino alla fine del XIX secolo.

Nel 1921 papa Benedetto XV nell'enciclica In Praeclara Summorum dedicata a Dante scriveva «In verità Noi riteniamo che gl'insegnamenti lasciatici da Dante in tutte le sue opere, ma specialmente nel suo triplice carme, possano servire quale validissima guida per gli uomini del nostro tempo», riaccreditando il libro considerato oggi una delle più grandi opere dell'intera umanità al di sopra anche della Divina Commedia.

Nello stesso periodo in cui il Sommo Poeta scriveva la sua opera, Venezia era la città più popolosa d'Europa e anche la più ricca.

La stampa a caratteri mobili sarebbe nata 170 anni più tardi, ma a Venezia e nelle sue isole si poteva contare nella più grande concentrazione di amanuensi (prima della diffusione della stampa, l'amanuense o il copista, era la figura professionale di chi, per mestiere, ricopiava manoscritti a servizio di privati o del pubblico) in grado già allora di replicare molte centinaia di copie di uno stesso libro, mentre la xilografia e le incisioni già esistevano e quindi una parte dei libri, sia pur in forma artigianale, venivano stampati con torchi, proprio a Venezia.

La Repubblica Veneziana aveva organizzato di assassinare Dante a Bordo di una Galea, ma Lui essendo stato informato, scelse di andare via terra verso Firenze, ed all'altezza di Comacchio (Ravenna) si ammalò di malaria e morì nel 1321.

La Serenissima voleva eliminare Dante perchè non si diffondesse il De Monarchia, in quanto aveva intuito che il business monetario è possibile solo se vi sono una molteplicità di sovrani e quindi anche di monete sovrane. Più ce ne sono e più si sviluppa il business una sorte dei mercati finanziari ai giorni nostri.

Nel 1300 Venezia infatti traeva i propri guadagni, non tanto dal commercio, quanto dal battere moneta per numerosi Re e potentati, specie nel medio oriente. 

La più grande potenza dell'epoca era la Cina che Marco Polo aveva ben descritto nel Milione uscito nel 1298 e pubblicato a partire dal 1300. Nel libro VI è ampia descrizione di come venivano stampate le banconote, che in occidente ancora non esistevano. E si capisce come l'Imperatore Kublai Kan nipote di Gengis, ci tenesse a far si che Marco portasse i propri saluti al Papa, ritenuto già allora in Cina un authority di tutto rispetto, un altro imperatore.

Marco Polo muore nel 1325 tre anni dopo Dante.

25 anni dopo, nel 1348, anno in cui scoppiò la peste, che arrivò a Venezia e Firenze dalla Cina e si diffuse poi in tutta Europa, accadde anche il più grave crack e disastro finanziario della storia di tutti i tempi. In quell'anno sappiamo che Venezia comperava l'argento dai tedeschi con un cambio 1/135 (solo venti anni prima lo comperava con un cambio 1/20) , ovvero un grammo di oro contro 135 grammi di argento e lo rivendeva ai sultani vari del medio oriente con un cambio 1/8 sotto forma di moneta. Il guadagno era del 1700%

Perché l'Europa si ristabilisse a pieno dal crack del 1348 ci volle fino al 1450. Venezia si riprese invece velocemente.

Le casse di Palazzo Ducale contenevano ingenti quantitativi d'oro. Oro che è sempre cresciuto per depositi, fin quando nel 1797 Napoleone venne a rubarlo senza sparare un solo colpo di fucile per portarlo a Parigi  dove pagò con quell'oro il prestito di guerra concessogli da alcuni banchieri tra cui i Rothschild. 

Ma quell'oro depositato a Palazzo Ducale, non era solo della Serenissima, ma anche dei Sultani a cui la Serenissima aveva stampato denaro, tenendo in contropartita (come fanno le banche centrali oggi), per loro conto parte della loro riserva aurea.

In un documento riservato del consiglio dei dieci al doge,  del XV sec.,  si legge che il bilancio dell'anno era di 10 milioni di ducati d'oro, di cui  4 milioni provenivano da artigianato, commerci, agricoltura, pesca e industrie, mentre 6 milioni da attività di speculazione finanziaria. Si legge anche la preoccupazione del Doge per questo dato che vedeva nell'eccesso di ricavi da speculazione finanziaria un pericolo.

La Serenissima, sapeva perfettamente che un unico imperatore, così come teorizzato da Dante,  significava la fine di qualsiasi attività di speculazione finanziaria, e sapeva anche che il Papa non voleva che si traesse interesse dal denaro.

Il denaro doveva essere prestato a costo zero.

Unica eccezione per chi non era Cristiano che di fatto non correndo il rischio di venir scomunicato dal Papa, poteva esercitare tale attività ed ecco il motivo - se vogliamo storico -  per cui prestare soldi a interesse è una pratica fatta dal popolo ebraico.

Dante morì a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. Aveva cinquantasei anni, come Giulio Cesare.

Fu sepolto con grandi onori nella città che l’aveva ospitato negli ultimi anni della sua vita, passata per buona parte in esilio.

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