QUALCOSA DI ME

2019-05-03 09:12:54

PARTE 4

IO E IL PANICO

Sono ormai 37 anni che tra alti e bassi ci convivo e oggi so che posso considerarlo un amico seppur in quei momenti è difficile considerarlo tale.

  A distanza praticamente di una vita e guardando ai periodi in cui si è manifestato in maniera prepotente, senza tregua, posso dire che erano i momenti in cui era indispensabile che io dessi un taglio netto alle situazioni che mi circondavano o meglio che mi imprigionavano.

Provo a fare un quadro del mio percorso con questo nemico/amico


Il primo episodio lo ebbi all età di 12 anni dopo aver assistito alla uccisione di un maiale a casa di mia zia.

Fu qualcosa che mi sconvolse così profondamente da farmi scaturire un gran numero di sintomi che li x li non compresi ne qualcuno riuscì a spiegarmi, fu poi un caso isolato al quale stranamente non diedi molto peso, probabilmente convinta che non si sarebbe ripetuto.

Quando tornai a casa di mio padre ad un certo punto iniziai a sentirmi attanagliata da molteplici sintomi:

  • tachicardia
  • dolore al petto
  • sudorazione profusa
  • parestesie arti e viso
  • senso di soffocamento
  • vista appannata
  • tremori diffusi
  • rigidità muscolare

Tutto questo mi succedeva numerose volte durante il giorno e in maniera così intensa da paralizzarmi

Avevo la sensazione ogni volta di stare ad un passo dalla morte, non capivo cosa mi stesse succedendo ma vivevo nel terrore che potesse arrivarmi un nuovo attacco.


Facevo di tutto x non stare a casa da sola e seppur dovevo stare con il mio carnefice e seguirlo come un cagnolino, era sempre meglio che stare a casa da sola aspettando di morire da un momento all altro perché ero convinta che così sarebbe finita.


Quando intorno ai 17 anni arrivò la diagnosi capii che non sarei potuta morire eppure il terrore di un nuovo attacco c era sempre, seppure razionalmente sapevo che non mi poteva accadere nulla l inconscio però aveva il sopravvento.

Il grandissimo problema per chi come me soffre di panico è che si vive nel terrore che arrivi un nuovo attacco, quella che viene definita paura della paura ed è qualcosa di invalidante perché ti impedisce di condurre una normale vita, di fare tante cose che per altre persone è normale fare.


Nel mio caso visto che gli attacchi di solito arrivavano in casa cercavo ogni modo per non rimanere a casa da sola, per molti invece la paura è al contrario, quindi si ha paura di uscire, di guidare, di stare in luoghi affollati.




Quando a 25 anni lasciai casa di mio padre gli attacchi andarono scemando fin quasi scomparire per poi ritornare durante il matrimonio, di nuovo intensi e frequenti al punto da impedirmi anche di prendermi cura dei miei figli in quei momenti, ai vecchi sintomi si aggiunse anche la derealizzazione, una stranissima sensazione in cui c'era la percezione di ciò che mi accadeva intorno ma era come se lo stessi vivendo da spettatrice, come se io non fossi realmente lì ed era orrendo.


Anche questa volta quando lasciai mio marito e riuscii a trovare un Po di equilibrio i sintomi pian piano andarono scemando fino a scomparire quasi del tutto.

Fu a quel punto che compresi che il panico era sempre arrivato nei momenti in cui era necessario che io riprendessi in mano la mia vita, prima con mio padre che mi aveva ingabbiato in una non vita, idem con mio marito che mi aveva completamente annullato e puntualmente una volta liberate le ali il panico se ne era andato e quindi era chiaro che il panico era arrivato solo per aiutarmi.


Due cose mi hanno aiutato a gestire il panico oltre ovviamente alla terapia farmacologica nei momenti più bui e a diversi percorsi psicologici che mi hanno aiutato a ritrovare me stessa. 


Oltre a ciò quello che mi ha aiutato è stato un percorso buddista che mi ha insegnato il pensiero positivo e un gruppo su fb creato da due psicologi con i quali ho fatto un lavoro su me stessa, modificando il modo di pensare, di parlare con me stessa e con gli altri.


Dopo 37 anni in compagnia del panico posso dire con certezza che sicuramente quando in pieno attacco la mIa sensazione è quella di precipitare in un burrone in realtà il panico vuole semplicemente insegnarmi e spingermi a volare. 


È importantissimo imparare a focalizzare la nostra mente sul positivo di ogni cosa perché anche se può sembrare strano o difficile da credere anche il panico ha un lato positivo, ovviamente non per tutti sarà uguale ma è certo che c'è.


Io non posso certo dire di eessere completamente guarita ne che non mi capita ancora di venire sopraffatta dal panico ma sicuramente cerco di viverlo in maniera diversa.