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Ridere è una cosa seria

Se proprio non sai cosa fare: ridi!!!

Certo, quando tutto va bene è anche facile ridere, ma quando le cose vanno male è proprio una bella cosa ridere?

Il dono che ci ha fatto l`universo

In questo giorni sto scrivendo il mio secondo libro ... e così ho pensato di pubblicare qui su cam.tv un breve estratto riguardo lo Yoga della Risata che io chiamo anche turbo-respirazione oppure risata consapevole.

Non tutti i dolori sono uguali … ma funzionano tutti nello stesso modo

Abbiamo visto che il dolore ti avvisa della mancanza di qualcosa e a questo punto è necessario fare alcune precisazioni che ti permettano di capire bene la questione del dolore.
Da bambini ci è capitato innumerevoli volte di cadere e ogni volta provavamo dolore e se, più o meno consapevolmente lo ritenevamo utile, ci mettevamo anche a piangere. 
Che cosa ci mancava dopo la caduta? 
Semplicemente lo stato di benessere. E così abbiamo provato dolore quando ci siamo presi il mal di gola, l’influenza e così via: ogni volta che per i più diversi motivi ci mancava lo stato di benessere abbiamo provato un dolore più o meno forte.
Poi siamo cresciuti abbiamo preso coscienza del fatto che avevamo a che fare con un mondo fatto di persone e di cose, con le quali creare delle relazioni: in altre parole si è formata una rudimentale forma di consapevolezza che ci ha fatto sentire come degli individui diversi dagli altri e con un propria visione del mondo. Sempre guidati dall’istinto di sopravvivenza, abbiamo pensato che sarebbe stato utile difendere questa visione del mondo, difendere e fare nostro tutto ciò che, in un modo o ell’altro, ci procurava gioia o piacere.
Così abbiamo iniziato a provare dolore quando abbiamo perso un giocattolo, e ci mancava l’oggetto del nostro piacere.
Poi, senza scendere in vicende tragiche, abbiamo provato dolore quando il nostro compagno di giochi, dovendo per forza seguire la famiglia, si è trasferito in un’altra città. 
Tra una vicenda ed un’altra, abbiamo provato dolore anche quando un nostro desiderio si è dimostrato irrealizzabile. Con questo, voglio sottolineare ancora una volta lo straordinario potere della mente che ci fa soffrire anche quando semplicemente immaginiamo che una cosa ci manchi.
Tutto ciò per dire che sostanzialmente tanto il dolore fisico quanto dolore psicologico ci indicano la mancanza di qualcosa. Purtroppo però, mentre per il dolore fisico ci rivolgiamo sempre a qualcuno che possa porvi rimedio, per quanto riguarda il dolore psicologico, fino a quando non  raggiunge livelli insopportabili adottiamo omportamenti ben diversi.
La saggezza popolare ci dice che il tempo guarisce ogni male e quando ciò che ci è mancato non era di vitale importanza con lo scorrere del tempo anche il dolore scompare.
Ben diverso è il comportamento quando il giudizio ritiene di vitale importanza ciò che ci è venuto a mancare. In questo caso il più delle volte continuiamo a soffrire perché, invece di curare il dolore con la gioia, continuiamo ad alimentarlo. Molti possono essere i motivi che ci costringono a questo comportamento, a volte possono essere le consuetudini (consenso sociale), altre volte il pensiero che quella mancanza non sia in alcun modo colmabile. 
Come quando rimpiangendo qualcosa che non abbiamo fatto, la fantasia ci fa immaginare finali meravigliosi, allo stesso modo, in questo caso, la fantasia ci fa immaginare una buia prigione senza vie di scampo.
Se sei saggio, anche se può essere difficile, ridi!
Dopo due anni dal terremoto, invitato dalla locale sede Aspic (Associazione per lo sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Persona) mi sono recato a L’Aquila per condurre un laboratorio esperienziale dedicato agli allievi della scuola e di altro personale socio-sanitario.
A due anni dalla sciagura, poco era cambiato nell’aspetto della città e nell’animo delle persone. Non solo mancavano gli affetti per la perdita di familiari e amici, ma anche una profonda e ben giustificata sensazione di essere stati abbandonati dalle istituzioni, dopo le prime lusinghiere promesse, rendevano palpabile un senso di invalicabile disperazione.
Nonostante la perplessità dei partecipanti, convinto della straordinaria capacità della risata di riabilitare le migliori potenzialità dell’essere umano, dopo una breve illustrazione dei processi neuro-endocrini che vengono attivati dalla turbo-respirazione ho dato il via ad una sessione pratica e questi sono stati i risultati.
Se prima della sessione i commenti sul proprio stato d’animo riportavano solo termini come ansia, paura, stress, sfinimento, dolore, dopo la salutare pioggia di risate sono comparse frasi come queste: Fisicamente e psicologicamente rilassato - Positiva e contenta - Rilassato sereno senza pesi - Molto più rilassata e felice  - Sento una sensazione di benessere che mi sarà utile per affrontare i problemi della vita.
Quasi dopo un anno, nel maggio del 2012 sono stato chiamato da Radio 1 per portare la testimonianza di questa esperienza de L’Aquila e qui sotto puoi seguire l’intervento in quella trasmissione.