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Un gran bel gruppo con cui lavorare
Spesso i performer, nello spettacolo, ma anche nello sport, vogliono trasmettere "qualcosa" ma non hanno ben chiaro "cosa"
Emozioni e espressività, essere "attori" nella danza
È stato divertente e stimolante portare le mie conoscenze derivanti dal mondo dello spettacolo, ma anche da quello sportivo che è stato il mio mondo per ben 20 anni e chissà, magari tornerà ad esserlo e della comunicazione a servizio di Oasi Danze, un'associazione sportiva friulana che porta ballerini in tutto il mondo e sforna diversi campioni.
Perchè portare le mie conoscenze quindi ad un gruppo di danzatori?
Semplice. I ballerini devono potersi esprimere sia attraverso il corpo e la tecnica, che attraverso le proprie emozioni ed espressioni.
Ma come si fa a capire realmente quali emozioni esprimere in un determinato momento? E come si fa ad esprimerle veramente?
Le emozioni in comunicazione si identificano con il nome: "nominalizzazione", tutti noi sappiamo cosa è l'amore ma se io ti chiedessi: fammi vedere l'amore, come lo faresti? Se io ti chiedessi fammi capire che sei innamorato: tu probabilmente non saresti "naturale" e reciteresti abbastanza male, la parte dell'innamorato.
Nella danza, come in altre realtà, ci si lascia andare in emozioni e sensazioni che non riusciamo a capire pienamente nel momento in cui le viviamo, e soprattutto quello che per il ballerino può essere "passione" per me osservatore "babbano" della danza, può essere "rabbia".
Come fare ordine quindi e pulire queste emozioni portando precisione nella propria espressività?
Tramite esercizi tecnici mirati che prendono spunto proprio dal mondo dello spettacolo, prendi un attore e chiedigli di piangere per un lutto e puoi giurare che ti sembrerà di vivere esattamente quella scena, non un pianto perchè lo ha mollato la moglie, non un pianto perchè ha dei debiti, ma un pianto per un lutto. Esattamente, precisamente quello.
Nonostante ognuno di noi vive le emozioni in maniera totalmente differente rispondiamo più o meno tutti a degli stereotipi generici che ci fanno capire in quale situazione si è dentro.
Personalmente amo più i lavori ad personam e infatti è quello che è successo con i ballerini, consci del fatto che per potersi liberare dalla tecnica ed esprimere se stessi liberamente, prima la tecnica bisogna conoscerla.
Ad ognuno è stato chiesto quali sono le emozioni principali che si vogliono esprimere con il ballo, poi si sarebbe stilata una lista delle emozioni predominanti e da li ognuno doveva camminare nel modo che per lui rappresentasse meglio quell'emozione, una per una, tutte le emozioni elencate.
E poi... viene il bello, ognuno ha dovuto prendere LA o LE emozioni che lo rappresentassero meglio e creare una camminata che fondesse quelle emozioni, creare quindi un atteggiamento che PER LUI/LEI, rappresentasse meglio quella/e emozioni.
Lentamente si comincia a creare una nuova personalità, che cammina in un determinato modo... respira in un determinato modo, mangia, si relaziona in un determinato modo e poi, soprattutto... BALLA in un determinato modo, ma non un modo casuale, nel modo che è la summa delle emozioni scelte tra le emozioni predominanti scelte proprio dai ballerini.
Quindi ci si comincia a sentire quel tipo di ballerino che si vuole essere sul palco, si percepiscono le cose come quel ballerino e quelle che prima erano "solo" emozioni ed espressioni libere, nate dal momento, ora assumono un senso, una logica, una reale personalità.
Un lavoro di pulizia quindi alla riscoperta delle proprie emozioni ed espressioni, alla ricerca di ciò che si vuole essere sul palco e anche fuori.
Potevo redimermi dal mostrare, a lavoro finito, un esperimento di mentalismo??? Ovviamente no, ci siamo anche divertiti con una dimostrazione di lettura del pensiero, che sono sicuro... rimarrà ben impressa nella mente di tutti.... :)
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